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Scritture umanistiche

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Le scritture umanistiche hanno goduto di alterne fortune nel corso dei secoli. Nate dall'esigenza di approfondire, abbellendoli o incastonandoli in una nuoa cornice, i concetti e le tecnologie scaturenti dal mondo classico riuscirono spesso a raggiungere vette ben distanti dalla pura e semplice imitazione. Merito, certo, dei grandi autori che con esse si sono cimentati. Fatto sta che, come grandi registi contemporanei, autori quali il Panormita, il Landino, il Naldi, hanno affrontato la tematica in oggetto con spirito rispettoso della materia che erano in procinto di usare ma, nei fatti, mettedo in scena molto più di un remake; servendosi della conoscenza e approfittando dello spirito letterario dell'epoca, riuscirono non già a resuscitare vecchie tematiche scrollando loro di dosso la polvere, ma infondendo nuova vita, forti, certo, della disponibilità di perle inarrivabili. La struttura dell'operazione compiuta richiedeva, ben lungi dal volersi qualificare come originale, un pubblico in grado di apprezzare non tanto l'idea di base, di fatto preesistente, quanto piuttosto l'allestimento di un nuovo 'spettacolo' nutrito da correnti culturali e pulsioni contemporanee, ma saldamente ancorate al passato.

Un ipotetico pubblico, pertanto, dotto, curioso, tanto da aprrezzare lo sforzo e la maestria dell'autore che, più della sciabola, usa il fioretto. Alle fortune immediate, anche se per un auditorio scelto, data la raffinatezza dell'operazione, seguirono lunghi periodi nei qali l'apprezzamento della critica nei confronti di tale metodo di riallacciamento con il mondo classico scemò a causa della percezione dell'opera umanistica vissuta con responsabile superficialità. Si tendeva dunque a valutare l'elemento ispirativo come pregnante, ed a considerarla mera imitazione, e dunque di scarso interesse. Veniva quindi, da parte di una certa critica, evidenziato come difetto ciò che in realtà, anzichè una carenza, era lo scopo dichiarato, per esempio dall'Alberti nel Proemio al capitolo III dei Profugiarum ab erumna libri; il suo approccio riflette lo spirito del tempo, la cui aspirazione consisteva, dopo il buio mediavale, in un ponte gettato verso il mondo classico, nel tentativo di tornare a respirare e vivere la bellezza e la perfezione, il tutto sorretto dalla certezza che i fasti di quel passato fossero inarrivabili, tanto da rendere utopia il dare vita a nuove creazioni che potessero anche solo avvicinarsi a quella potenza; ne consegue, poggiando su tale convinzione, che l'unico sforzo degno e utile dell'erudito del letterato potesse consistere nel mettersi al completo servizio di quel mondo.

La creatività insita nell'operazione compiuta potrà consistere, pertanto, nell'attualizzazione del patrimonio in possesso dell'autore; lo sforzo compiuto si indirizzerà dunque a far sì che dal metaforico ponte gettato sopra detto, il mondo classico, si ripresenti agli occhi dell'umanista e dal suo pubblico, come un quadro grandioso ricontestualizzato e risemantizzato, in modo tale da indirizzare il lettore dell'umanista, che potrà beneficiare di nuovi spunti e intuizioni.

Caterina Chionsini / Deapress

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 25 Ottobre 2016 17:17 )  

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