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Pif ritorna sugli schermi: In guerra per amore

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In seguito al successo de "La mafia uccide solo d'estate", che si aggiudicò il Premio del Pubblico al Torino Film Festival e il David di Donatello al miglior regista esordiente, molti sono stati i fermenti per l'attesa della seconda pellicola targata "Pif" (Pierfrancesco Diliberto) .
 
l film "In guerra per amore" prodotto e presentato in occasione del Festival del Cinema di Roma, in scena nelle sale italiane dal 27 ottobre, muove i suoi passi partendo dall'amore di una coppia, Arturo Giamarresi e Flora Guarneri. Arturo che è uno sprovveduto cameriere siciliano emigrato in America, s'innamora di Flora, una ragazza dalla bellezza invidiabile, nipote di un uomo affiliato al bandito Lucky Luciano che l'ha già promessa in sposa ad un altro mafioso.Usi, consuetudini e pregiudizi si scontrano in questo film.
Flora propone ad Arturo, l'uso tradizionale di andare a cercare il padre in Sicilia per chiedere la sua mano.... unico problema è la II Guerra Mondiale. Arturo, poiché non dispone del denaro per effettuare un viaggio così lungo, si arruola nell'esercito e così potrà sbarcare come alleato in Sicilia. Naturalmente lui non sa cosa sta facnedo, l'unica cosa certa che va nell'isola per amore e lì incontrerà un uomo che ama ma invece di una donna è la sua nazione. Questo incontro cambierà la sua vita......
Pif, in sala per la presentazione, umoristicamente,  tiene a dire che: "In guerra per amore" non è il sequel de "La mafia uccide solo d'estate" e lo psicanalista gli concede di superare l'argomento mafia.
 
La sostanziale differenza sta nel carattere favolistico dei personaggi e delle situazioni, che sembrano venir fuori più da pagine di racconti piuttosto che da episodi reali. Il risultato è quello che porta a percepire una certa artificiosità data dalla predominanza di un intento pedagogico e morale rispetto alla sensazione di un vero trasporto prodottto dalla cinepresa.Per rafforzare il film unisce anche luoghi immaginari. Bellissime le seguenti scene: e saline bianche e le scogliere bianche. Queste sono impronte del regista come la domanda sul tetto mancante di un Templio (Domanda: Siamo stati noi a buttare giù il tetto) che dimostra l'ignoranza storica degli americani. 
 
Vi sono comunque rimandi importanti a note pellicole (Salvate il soldato Ryan e La vita è bella), e sketch umoristici ben riusciti.
La parte finale in particolare è pervasa da una dura presa di posizione e denuncia, che se avesse permeato l'intero film, avrebbe prodotto di sicuro un altro effetto. Importante la dedica ad Ettore Scola.
Elide Salvemini/ Silvana Grippi/DEApress
 

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 04 Novembre 2016 10:30 )  

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