Fiori viola e lumini accesi, tanto silenzio macabro che raggela il cuore. In questa sospensione di vita assorbi il peso doloroso delle assenze e una strana solitudine ti insegue mentre ti infili tra le cappelle e nei vicoli che ospitano le sepolture. Emergono ricordi violenti e una malinconia insostenibile ti accompagna in questa giornata che ha un sapore amaro. Con il 2 novembre emerge infatti, più del solito, la consapevolezza che tutti abbiamo perduto qualcosa, soprattutto che tutti abbiamo perduto qualcuno. E prenderne atto ci impoverisce inevitabilmente l’esistenza. Il vuoto insostenibile non si colma con il passare del tempo, anche se lo scorrere dei mesi e degli anni fortunatamente ammorbidisce il dolore. Aspettando che l’assenza di chi abbiamo amato diventi abitudine, oggi ci si sofferma a rivivere il lutto con un’attenzione più nitida, mettendo a fuoco quanto e come è successo. Per fortuna gli occhiali da sole nascondono le lacrime che bagnano gli occhi imbevuti come laghi profondi. Rivolgere lo sguardo al cielo probabilmente consola, e mentre si prega sottovoce si accende la speranza di credere che ci sia un altrove degno di accogliere coloro che ameremo eternamente. Incapaci di dare risposte ragionevoli ai nostri infiniti perché, ci si augura almeno che, nel regno della divina giustizia , Loro trovino un modo per alleggerirci la dura separazione fisica. E’ indescrivibile avvertire che, nonostante il loro manto invisibile e immateriale, loro ci camminano accanto, quasi impercettibili, ma comunque sempre presenti.
W.H.Auden
“Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforti e fra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.
Incrocino gli aereoplani lassù
e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano i guanti di tela nera.
Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed il mio Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l'amore fosse eterno: avevo torto.
Non servono più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l'oceano e sradicate il bosco;
perché ormai nulla può giovare.”
Rossana Di Giura
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|






