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Recensione -Correvo pensando ad Anna

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“La verità è che i rivoluzionari hanno sempre dovuto fare i conti con le prigioni, e ogni prigione rispecchia in qualche modo il suo tempo” (1).

L'autobiografia di Pasquale Abatangelo, “Correvo pensando ad Anna” da poco pubblicato per le Edizioni DEA, che con coraggio e determinazione lo ha voluto nella collana "Testimonianze", rappresenta un lavoro di documentazione storica che pur nel variegato panorama editoriale dedicato agli anni '70, costituisce un caso a sé stante.

Innanzitutto per l'ampiezza dell'orizzonte storico in cui si muove: l'autore infatti parte dalla storia dei suoi genitori, nei primi anni '40, che hanno dovuto soffrire le conseguenze della guerra e dell'aggressione italiana alla Grecia nella drammatica posizione di membri della minoranza italiana nel paese ellenico, per arrivare al momento presente; e questo attraverso la rievocazione dell'intero corso della sua vita di giovane ribelle che arriva alla militanza nei Nuclei Armati Proletari prima, e che in seguito, in carcere aderisce alle Brigate Rosse, per poi continuare il suo percorso senza pentirsi né dissociarsi, ma pagando tutto e mantenendo la propria analisi politica di una situazione storica in continuo evolversi.

Il suo schietto punto di vista di proletario in prigione, lo rende un documento di valore storico inestimabile, in grado di far capire “a chi non c'era”, cosa è realmente successo.

E' un libro da leggere soprattutto per il suo valore di documento politico: se la smitizzazione del ruolo che ha avuto il PCI nelle vicende del proletariato italiano è ancor oggi una questione “di dibattito attuale”, altrettanto importante, ad avviso di chi scrive, è la sua continua critica a un certo diffuso vittimismo di sinistra; “Il vittimismo ci lusinga sempre con la sua malinconia e il suo donchisciottismo aurelato di eroismo nobile e perdente. Ma in fondo non rende merito neppure ai morti, che non hanno bisogno di essere dipinti come bestie destinate ai mattatoi preordinati dal potere per essere ricordati con affetto e onore.” (2) E ancora: “Il vittimismo non serve a niente. Ogni nuova generazione di rivoluzionari dovrà confrontarsi con il volto soddisfatto e crudele dei poliziotti.”(3).

 

Non si può non menzionare la bellezza dell'opera: ogni libro dovrebbe essere scritto per essere letto, e letto con passione; questo libro, grazie allo stile asciutto e essenziale della scrittura di Abatangelo, regala al lettore forti emozioni e una grande partecipazione emotiva.

 

Fabrizio Cucchi, DEApress

 

(1) Pasquale Abatangelo, Correvo pensando ad Anna, Edizioni DEA, Firenze 2017, pag. 7

(2) Op.cit. Pag. 106

(3) Op.cit. Pag. 261

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 29 Aprile 2017 09:43 )  

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