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"Correvo pensando ad Anna" a Reggio Emilia alla "Festa della Riscossa Popolare":

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Pubblichiamo alcune parti del resoconto, pubblicato qui, della presentazione del libro "Correvo pensando ad Anna" di Pasquale Abatangelo, a Reggio Emilia alla "Festa della Riscossa Popolare":

"L’8 dicembre, alla Festa della Riscossa Popolare organizzata dalla sezione di Reggio Emilia del Partito dei CARC è intervenuto come ospite Pasquale Abatangelo, membro dei Nuclei Armati Proletari e delle Brigate Rosse. Il Partito ha presentato il suo libro, Correvo pensando ad Anna, al Centro Sociale Foscato, storica casa del popolo di un quartiere della città sorto dopo la Resistenza. [.....] La sala era colma. Più di 50 erano i presenti, dei quali 6 o 7 in piedi (e più di 60 sono quelli che hanno partecipato alla “polentata” di polenta taragna, con ingredienti originali dalle Alpi lombarde). [...] Ha presieduto l’iniziativa Cinzia Montanaro, della sezione del Partito dei CARC di Reggio Emilia. Vi ha preso parte come relatore Paolo Babini, del Centro di Formazione del Partito, il cui intervento aveva il fine di trattare il bilancio dell’esperienza che le BR hanno fatto nella storia del nostro paese per trarne insegnamenti, e condurre a termine ciò che loro intrapresero, cioè fare la rivoluzione socialista nel nostro paese. Tra i presenti che furono militanti delle BR c’erano Raffaele Fiore e Tonino Paroli. Fiore, come Paroli era operaio. Fu lui l’uomo che fece scendere Aldo Moro dall’auto in via Fani, e fu il primo a negare il falso che la borghesia diffondeva e continua a diffondere, che l’azione fosse stata organizzata da qualche servizio segreto. La borghesia e i revisionisti del vecchio PCI alla sua coda non potevano accettare ma neanche capire che il massimo dirigente politico dell’epoca potesse essere fatto scendere di macchina per essere giudicato dalla classe operaia, per tramite di Fiore, suo rappresentante. Per loro, la classe operaia non è e non deve essere nemmeno capace di pensare [...]

Ha introdotto l’iniziativa Cinzia Montanaro. La sezione del Partito di Reggio Emilia è intitolata alla staffetta partigiana Lidia Lanzi, una delle tante comuniste che questa terra ha generato. Reggio Emilia infatti è una capitale della lotta di classe nel nostro paese, e anche per questo oggi la partecipazione a questa iniziativa è così alta. Questa è la terra dei fratelli Cervi, uccisi dai nazifascisti nel 1943, e di Serri, Reverberi, Tondelli, Franchi e Farioli, gli operai uccisi dalla polizia nel 1960. Qui si è formato un nucleo storico delle BR, di cui fu parte Prospero Gallinari, che molti dei presenti qui ricordano e a cui sono legati per relazioni politiche e personali. La compagna della sezione di Reggio associa il libro di Abatangelo a Senza tregua, scritto dal comandante partigiano Giovanni Pesce. Anche quella di Abatangelo è stata una vita senza tregua, dice: il correre di cui il titolo parla non è mai cessato, nemmeno durante la prigionia. La compagna ha letto in questo libro la storia di un proletario che diventa comunista prendendo contatto con una scienza, con una prospettiva rivoluzionaria. Quello che trova qui, dice non è un ribellismo fine a se stesso, ma una visione a lungo termine. Segnala come particolarmente importante il rifiuto del vittimismo e la critica del soggettivismo, e la critica dello sciopero della fame che fu adottato come forma di lotta da Roberto Franceschini, e che fu, non a caso, inizio della sua resa al nemico. [.....]

Il compagno [Abatangelo] ringrazia il P.CARC che ha organizzato l’iniziativa. Il titolo, dice, è stato scelto a libro quasi terminato. Voleva intitolarlo Il giardino degli insorti, ma poi ha deciso di dedicarlo ad Anna, la sua compagna, quando ha saputo della malattia che la ha colpita e che sta ponendo termine alla sua vita. Quella narrata però non è una storia individuale, avverte. È la storia dei Nuclei Armati Proletari, di cui si è raccontato poco. Inizia quando quelli che sono rinchiusi nelle carceri capiscono che quelli che ci stanno non sono mai i borghesi, ma sempre i proletari. Si fa strada in loro la consapevolezza che per cambiare le cose, e anche il carcere, non basta rivendicare questo o quel diritto, ma bisogna cambiare la società. Entravano allora in carcere i proletari delle metropoli, diversi dal proletariato di origine contadina, gente con la rabbia nel cuore. La repressione poi fa entrare in carcere a fianco a loro i primi militanti rivoluzionari. Monta una rivolta a cui la classe dominante risponde in modo feroce. Il 24 febbraio del 1974 durante la rivolta al carcere delle Murate di Firenze viene ucciso Giancarlo del Padrone. Segue a maggio il massacro nel carcere di Alessandria diretto dal generale Dalla Chiesa. Nasce un nuovo soggetto sociale, che trae alimento dalle esperienze che Franz Fanon descrive nel suo libro I dannati della terra, dalle Black Panthers, dal martirio dei prigionieri durante la rivolta di Attica, nello stato di New York nel settembre 1971, e di George Jackson, ucciso nel carcere di S. Quentin un mese prima. Si ribalta la concezione del sottoproletariato come strumento della borghesia contro il movimento rivoluzionario. I proletari che si organizzano nelle carceri costituiscono anzi squadre che spazzano via i fascisti dai quartieri e chiudono le loro sedi. È l’antifascismo proletario, che è ben altra cosa da quello istituzionale.
Il compagno torna, nel suo racconto, alla sua famiglia che venne in Italia traversando il mare, espulsa dalla Grecia alla fin della Seconda Guerra Mondiale. Il destino suo e dei suoi fu lo stesso di quello che oggi sperimentano gli immigrati, dice. Questo è scritto in dettaglio nel suo libro, un libro, dice, che è espressione di sentimenti ed emozioni che lo fanno autentico. È stato autentico per lui, che mentre lo scriveva a volte rideva, a volte piangeva, come quando ha descritto la rapina in piazza Alberti a Firenze, dove furono uccisi i compagni Luca Mantini e Sergio Romeo. Nel libro ci sono in dettaglio le storie delle rivolte al carcere dell’Asinara (1978) e a quello di Trani (1980). Ci trovi tutta la storia del carcere dell’Asinara, dall’idea, alla sua realizzazione, alla sua fine. Qui Abatangelo ha studiato. Non si studiava solo la teoria rivoluzionaria, ma anche l’italiano e la matematica, e le scuole quadri erano molto severe. È grazie a questo studio che Abatangelo è diventato capace di scrivere un libro come questo. Il compagno quindi arriva all’epoca in cui le BR furono investite dalle scissioni e corrose dalle dissociazioni agli inizi degli anni ’80. Fu un periodo terribile, durante il quale lui, dice, ebbe la fortuna di essere all’Asinara, dove stava a fianco di compagni dirigenti quale lui non era, e che gli servirono come punto di riferimento. Qui segnalo quanto possa risultare strano, al senso comune, dichiarare come una fortuna stare nel peggiore carcere d’Italia. Questo indica, invece, quanto per un proletario e per un comunista contino la fermezza di idee e sentimenti, anche nelle situazioni più dure e bestiali, quali erano quelle del carcere dell’Asinara.
Segnala come questo libro sia stato ignorato dalla cultura borghese. Per farsi ammettere in quel contesto, dice, bisogna dichiarare il “pentimento per le vittime innocenti” della lotta armata. Nel conflitto degli anni ’70, dice, non ci furono vittime, ma caduti in una guerra civile a bassa intensità. Vittime innocenti furono quelle delle stragi di Stato. Chiude ricordando i caduti nella guerra quali Mara Cagol, gli uccisi in via Fracchia, a Genova, dai carabinieri del generale Dalla Chiesa, Anna Maria Mantini, colpiti a morte dopo la resa, o a freddo. [....]"

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