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Gli animali sono "buoni" come noi?

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Esiste una bontà naturale propria degli esseri umani?

Anche gli animali possiedono una sensibilità morale?

Per molto tempo, e ancora oggi, i fenomeni e il concetto stesso di altruismo hanno generato numerosi e intricati dibattiti in molti campi, dalle scienze alla filosofia.

Nell’uso comune del termine, altruista è colui che in maniera disinteressata pone come scopo delle proprie azioni il bene altrui, è colui che si interessa al benessere dell’altro. L'altruismo è un elemento concepito come istinto naturale: si dice che l’egoismo sia utile alla conservazione dell’individuo, mentre l’altruismo alla conservazione della specie.

In biologia, con il termine altruismo s’intende il sacrificio di un individuo in favore di altri soggetti, con i quali condivide parte del patrimonio genetico. Sempre la biologia si è posta il problema delle origini genetiche dell’altruismo: gene egoista o gene altruista? Esiste una moralità innata? È ereditabile? Siamo nati buoni? Per il momento questi interrogativi non hanno ancora una risposta certa, ma molti studiosi hanno contribuito con le loro teorie alla questione.

Secondo il pensiero occidentale, la moralità sarebbe una risposta, un tentativo di inibizione degli istinti bestiali dell’uomo. È proprio per questo che si crede che la moralità stessa sia una peculiarità esclusivamente umana; solo l’uomo possederebbe l’abilità intellettuale necessaria a reprimere tendenze istintive naturali. Ma la domanda sorge spontanea: da dove arriva questo insieme di norme e regole che argina gli impulsi naturali dell’uomo? Com’è riuscito l’essere umano a fare della moralità un tratto distintivo del suo comportamento? Secondo Darwin gli esseri umani possiedono una tendenza naturale alla moralità, che è possibile trovare in altre specie (scimmie, pellicani, cani ecc.).

In gran parte delle culture occidentali a religione monoteista, la moralità è definita come una serie di norme, regole imposte e codici comportamentali da seguire scrupolosamente. Tale pensiero è caratterizzato dall’idea di una moralità forgiata secondo una legge e una serie di imperativi categorici, che portano l’uomo a vivere una vita morale solo obbedendo alle stesse: sarebbe amorale credere ad un' ipotesi di evoluzionismo etico.

Marc Hauser, psicologo dell’Università di Harvard, in Menti morali (2010) si rivela d’accordo con l’opinione secondo cui il comportamento morale deriverebbe da un adeguarsi a dei principi, ma afferma anche che tale teoria concede troppa importanza al ragionamento conscio. Comportarsi secondo i principi trasmessi dai familiari o dalla società non significa che le intenzioni di un individuo siano guidate da esplicite decisioni morali; anzi, scrive Hauser, è probabile che le azioni compiute dall’uomo siano in parte il prodotto di un processo morale inconscio, nascosto. Il comportamento etico sarebbe quindi il risultato di un’attività mentale inconscia, di una proprietà di giudizio che non segue la ragione e che accomuna sia l’uomo che gli altri esseri animali.

   Un esperto del comportamento animale, Frans de Waal, dopo decenni di osservazione diretta di primati, è arrivato alla conclusione che gli esseri umani, e i primati, condividono un senso morale innato e un’avversione naturale per l’iniquità. De Waal ha avuto l’opportunità di vedere con i propri occhi atteggiamenti che definiremo antropomorfi in primati come il bonobo. Accettare questa teoria significherebbe ridurre l’atteggiamento altruistico ed empatico a delle mere emozioni, appartenenti in modo evidente anche a molti animali. A questo punto le suddette emozioni non farebbero unicamente più parte dei caratteri distintivi dell’essere umano.

   Cos’è allora, la vera peculiarità dell’essere umano? Nell’opera Primates and Philosophers (2006) viene data molta importanza all’autocoscienza, caratteristica considerata prettamente umana che renderebbe quella dell’uomo una moralità autentica rispetto a quella animale. L’autocoscienza sarebbe l’elemento di differenza fra gli uomini e gli animali. Christine Korsgaard, esperta di filosofia morale, afferma che la moralità può essere considerata tale solamente quando emerge assieme a una forma di autocoscienza, che è il principio che rende gli individui consapevoli di tutte le loro azioni.

L'unica cosa che ci distinguerebbe dalle altre specie animali è quindi la coscienza, la consapevolezza di stare compiendo un atto altruista. Ciò non toglie che gli animali non siano autori di azioni "buone" ed "altruiste", semplicemente, le loro sarebbero azioni inconsce, dettate dall'istinto piuttosto che dalla ragione.

Curiosità: Una ricerca recente pubblicata sulla rivista scientifica PLoS, e ripresa dal Wall Street Journal, dimostra che gli esseri umani possiedono in potenza, sin dalla nascita, il gene dell’altruismo. A differenza di ipotesi precedenti riguardanti l’esistenza di un gene egoista (Richard Dawkins; Il gene egoista, 1976), oggi sappiamo dell'esistenza di un altro gene. Psicologi israeliani hanno condotto un esperimento coinvolgendo bambini dai 3 ai 4 anni, degli adesivi colorati e la tecnologia di risonanza magnetica. Alla fine del test gli scienziati hanno scoperto un gene, Avpr1a, che regola gli ormoni nel nostro cervello legati ai comportamenti di altruismo e cooperazione.

Per ogni atto di generosità, il “gene altruista” rilascia neuro-trasmittenti simili alla dopamina, che producono nel bambino una sensazione di benessere. I bambini che invece non dimostrano un’attitudine altruista sono l’eccezione alla regola: presentano infatti una variazione del gene Avpr1a. Seguiranno aggiornamenti su questi studi che naturalmente continuano, dato che il tema è molto delicato e complesso. 

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 11 Febbraio 2019 10:44 )  

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