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Poeti curdi

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Eccovi alcuni poteti curdi

Abdulla Goran (1904 – 1962)

 

Io vado, madre.
Se non torno,
sarò fiore di questa montagna,
frammento di terra per un mondo
più grande di questo.
Io vado, madre.
Se non torno,
il corpo esploderà là dove si tortura
e lo spirito flagellerà,
come l’uragano, tutte le porte.
Io vado…madre…
Se non torno,
la mia anima sarà parola …
per tutti i poeti.

 

 Sherko Bekas (1940 – 2013)

Dialoghi

 

Ho posato l’orecchio sopra il cuore
della terra.
Parlava d’amore, del suo amore
per la pioggia,
la terra.
Ho posato l’orecchio sul liquido cuore
dell’acqua.
Il mio amore, l’amor mio
è la sorgente, cantava
l’acqua.
L’ho posato sul cuore
dell’albero.
Della sua folta chioma,
– l’amore suo – diceva,
l’albero.
Ma quando accostai l’orecchio
all’amore stesso,
che non ha nome,
era di libertà che parlava,
l’amore.

 

Yilamz Guney (1937 – 1984)

 

La strada

 

Un giorno
La terra partorì un vulcano
E dal vulcano nacque il Kurdistan.
Il Kurdistan generò il figlio di Ararat
E dall’Ararat vennero i Kurdi:
l’oppressione e la ribellione
e da queste è nato il sentiero.

 

Latif Halmat (1947)

Legge

Quando il cuore si acceca

anche il sole è notte buia.

Se il gatto diventa polizia

Tutti i topi sono colpevoli

 

 Bejan Matur, poesia di una donna curda (1968)

 

Donne
Con i loro tatuaggi viola
e i lividi di lutti interminabili
guardano ancora il fuoco
e fremono quando soffia il vento
con i loro seni piegati verso terra.
Portano legna incarbonita nelle loro mani
vecchia come neri calderoni arrugginiti,

 

le donne continuano il loro andirivieni
anche quando il fuoco s’incendia di rabbia
e le voci si moltiplicano
e il fuoco brucia incessantemente

ed estinguerlo è una seccatura.

 

Le donne con i seni rinsecchiti
pensano alla durezza del legno
che terranno nelle loro mani insolitamente sottili
e restano in silenzio,
è difficile indovinare la loro età quando se ne stanno zitte
hanno l'odore della terra quando gridano, invece. 

 

Incapaci di ricordare dove indirizzare i loro sguardi
lasciano che i loro occhi riposino in terra
come nubi che non stanno sempre in cielo
si abbandonano alla terra
cordialmente e di tanto in tanto

trasudano fragranze.

 

 

Doğan Akçali (1980)

 

La luce santa
Mi sento come le città assediate da tutti i lati
Mi sento disperato
I sogni vengono bombardati
Le speranze vengono circondate dai fili spinati
I sentimenti vengono sparati senza scrupoli
Le gioie vengono saccheggiate
Spengono le luci negli occhi dei bambini
Fanno aumentare le grida delle madri
Mi sento come il mio paese diviso in quattro parti
Voglio credere in una luce divina
Abbraccio la mia luce
Come abbracciare la terra
Come abbracciare le stelle, le nuvole, il cielo
Come abbracciare il mare, le montagne, la natura
Come baciare la fronte della vita
E corro verso la mia luce santa
Mi perdo consapevole nella luce.
Seguendola entro in un cuore santo
E tutte le belle cose diventano l’amore
E io divento l’amore negli occhi santi
Come Luce Santa.

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 08 Novembre 2019 12:27 )  

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