Spesso, quando scendo in paese per prendere il treno, mi ritornano alla mente ricordi un po' sparsi nel tempo. Cosi mi è successo qualche giorno fa mentre mi apprestavo a fare il biglietto alla “macchinetta” della stazione di Incisa; come in altre piccole stazioni la biglietteria è stata sostituita da questi erogatori automatici. Il progresso…
Non so perché ma ho alzato lo sguardo su una delle vecchie scritte della Stazione, quelle dipinte sulle facciate per intendersi, e mi è venuto, ritornato alla mente un episodio della mia infanzia che mi ha segnato per sempre. Avrò avuto 8-9 anni ( 1973/ 1974) a quel tempo io e la mia famiglia vivevamo nelle colline sopra Incisa Valdarno , in una fattoria -allevamento di pulcini e vendita in grande scala di uova. Mio padre faceva un po' di tutto : fattore, impiegato, agronomo e autista, vivevamo in una casa attigua all’azienda agricola data in usufrutto alla mia famiglia dal padrone della stessa. Quando mio padre doveva portare, con un vecchio furgone Ford , alla stazione le scatole di uova o di pulcini da spedire in varie zone della Toscana o fuori regione, io andavo spesso con lui per rompere un po' la vita da campagnolo . D’estate le spedizioni avvenivano in tarda serata per via del caldo per salvaguardare la vita dei piccoli pulcini e l’integrità delle uova e per me uscire di casa dalle 21.00 più o meno era come una piccola avventura …
Una sera arrivammo alla Stazione per spedire diverse scatole di pulcini. Tutto sembrava come altre volte: il Capostazione che scendeva dal suo appartamento sopra la stazione stessa con la sua giacca azzurra e il cappello con la fascia rossa a salutare mio padre e fare due chiacchere mentre espletavano una marea di fogli , io che potevo entrare nella “sala comando” della stazione e mi mettevo a sedere su una seggiolina mentre guardavo il vice che muoveva leve di assenso- blocco del transito sulle rotaie ( ancora non c’era la “Direttissima” era in ultimazione mi pare ) e altre che mi sembravano tipo flipper dai rumori che sentivo. Ogni tanto passavano treni diretti o a Nord o Sud che non fermavano, che fischiavano e che, con il loro passaggio, mi ipnotizzavano. Ma quella sera un treno proveniente da Sud era stato fatto fermare su un binario, ed era in attesa da Firenze di poter ripartire destinazione Milano. Scoprì poi che il treno era partito da Reggio Calabria ed era già in forte ritardo. Il vice della stazione andò dai macchinisti del treno per capire se avevano bisogno di qualcosa e assieme al capo-treno fecero tutta la lunghezza del treno con delle , per me , strane lampade e naturalmente io ero al seguito …
Mentre stavo per riprendere il sottopasso, da un finestrino sento una vocina : “hee bambino! Bambino !” alzo lo sguardo e vedo la faccia, anzi metà corpo, di un mio coetaneo con la faccia sporca di frittata che sta mangiando proteso verso l’esterno. Ci rimasi di sasso, non avevo mai visto un mio coetaneo in quella situazione ; mi domanda “ Dove siamo?” ad Incisa Valdarno rispondo io in Toscana e lui mi sorride e mi chiede “Quanto manca per Milano ? “ “ Non lo so !!”
E continua a parlare “Mio padre lavora a Milano, io e i miei tre fratelli e la sorella stiamo viaggiando per andare da lui con mia madre , è un anno che non lo vediamo , come ti chiami toscano?” “Simone “ - “ io Antonio e vengo da Battipaglia ! La conosci Battipaglia ?” risposi di no e lui ci rimase male per un attimo, poi mi venne naturale chiedergli “ Antonio di Battipalla (!) hai bisogno di qualcosa ??” “ Si mi servirebbe una penna , un pennarello ho perso il lapis per segnare i posti che passiamo!!” “Aspetta ci penso io “ risposi . Mi ricordavo che mio padre teneva sul cruscotto del Ford un numero imprecisato di penne e corsi nel sottopasso e lo risalì per prendere una penna, aprì il furgone , la presi con mio padre che mi guardava assieme al capostazione, e corsi di nuovo verso il sottopasso… il fischio del treno, i ferrovieri che risalgono e il treno che parte. Corro corro , risalgo il sottopasso e vedo la coda del treno muoversi più velocemente e chiamo ; “Antonio !! Antonio!! lui mi saluta sbracciandosi e mi urla “ Vieni a Milanoooo mi chiamo Antonio ( il cognome non lo sentii) “ .
Il vice mi fermò perché stavo continuando la corsa pericolosamente e mi disse “ In’dò tu voi andare fino a Centrale di corsa ?”
Mio padre mi aspettava al furgone e credevo che si incazzasse di brutto , invece mi guardò e mi disse “ Hai visto ? Ora tu’sai che ci sono persone che per lavorare lasciano tutto tienilo bene a mente e spera che il tuo amico di stasera riesca un giorno a tornare nella sua terra “
E io quando prendo il regionale per Firenze dalla stazione di Incisa Valdarno tengo sempre una penna in tasca… non si sa mai .
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