Ora che il cubo bianconero che troneggia su l'ex teatro comunale è ben visibile, tutti si stracciano le vesti e gridano allo scandalo, all'ennesimo colpo al cuore dell'identità storica ed architettonica di Firenze. La prima riflessione infatti è proprio questa: dove erano tutti e cosa guardavano quando, pochi per la verità, denunciavamo la cattiva qualità del progetto di rigenerazione dell'ex teatro (già messo in vendita nel 2000) sia dal punto di vista dell'estetica architettonica che per le destinazioni urbanistiche e di funzioni? Ma soprattutto come è stato possibile che sia stato autorizzato da Regione, Comune, Commissione Paesaggistica e dalla Soprintendenza? Sarebbe assai interessante infatti leggere le note e i verbali di approvazione delle riunioni di queste istituzioni.
E così è passato questo altro capolavoro di cattiva modernizzazione della città: si demolisce uno storico teatro (del 1862) più che dignitoso e funzionale e al suo posto si realizzano due bruttissime opere, quella rigenerativa di cui si tratta e anche il nuovo Teatro del Maggio alle Cascine che si stenta a considerare come opera architettonica. Due al posto di uno. La città cambia, è inevitabile, ma da certi progetti ci guadagnano di più la città o i proprietari?
Alberto Di Cintio
coordinatore della delegazione toscana della Fondazione Italiana Bioarchitettura
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