Molti ricorderanno Ettore Scola per film come 'C'eravamo tanti amati' (1974), 'Riusciranno i nostri eroi' (1968), 'Un americano a Roma' (1954), 'Una giornata particolare' (1977), 'I nuovi mostri' (1977), 'La famiglia' (1987), 'Brutti, sporchi e cattivi' (1976).
Potremmo continuare ma nella sua lunga carriera di sceneggiatore e regista ha prodotto tanti di quei film che ci ridurremmo ad un elenco noioso. Ed Ettore Scola la noia l'ha sempre rifuggita attraverso il "personaggio autoironico", con un gusto per la battuta raffinata e tesa a sdrammatizzare.
Ha vinto a Cannes, a Venezia, per quattro volte è stato nominato all'Oscar e può vantare 8 David di Donatello, ultimo dei quali, nel 2011, alla carriera.
Una vita dedicata all'arte e alla politica, per la quale non ha mai nascosto la propria passione: ministro-ombra del Pci con delega alla cultura nel 1989, autore di corti contro il razzismo come '1947- 1997' e di documentari come 'Viaggio nel Fiat Nam', 'Un altro mondo è possibile' e 'Lettere dalla Palestina', passando per 'L'addio a Enrico Berlinguer' del 1984. Passioni che ha portato avanti fino alla fine.
Si è spento ieri all'età di 84 anni, lasciando a tutti gli italiani una grossa eredità culturale e un esempio di come si possano conciliare cultura e umiltà.
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