E' sincero scrivere di tempo, è sincero scrivere di chi del tempo ne ha fatto un'arte. Ma ora di Ettore Scola scorre il tempo delle immagini, ricordi, proiezioni appunto. E' un dispiacere che non ci sarà più la sua presenza, è un dispiacere che non narrerà con la sua voce stentorea il suo passato molto presente. E non ci saranno i Fazio di turno ad intervistarlo ma forse solo tante idee di spirito che da lui prenderanno il sole del tempo, avvenire quindi. Già perchè Scola nel divenire ha sempre pensato all'avvenire. E dal suo animo di comunista, ancora comunista, la grandezza del gesto, il sole del tempo arriva sempre, con la sua sottile malinconia, il desiderio del divenire e il passato presente che è come coloro che si muovono sulle foglie come soldati cadenti. Sarà per questo, sarà perchè è sempre facile o difficile raccontare chi è oltre il tempo immaginato, ma i vuoti sono nell'aria e non sono silenziosi. Ettore Scola non ha denunciato, non ha fatto del cinema di impeto e di violenza. La sua classe ed eleganza stava nel narrare l'umano divenire, ricerca antropologica di fatti e di steli. Ed è lì, in quel senso di sempre che non lo si ritrova più ma nel senso di altroquando, di quandomai, di domaniforse. Ecco il suo tempo, l'avvenire del tempo futuro, dei sogni, delle frustrazioni, delle melodie che piangono, delle immagini che scorrono sempre, sempre, sempre. E un futuro prossimo, saremo al cinema Splendor per riveder le stelle, organizzar trambusti, ritrovar futuri senza tele e senza steli. E i PierPaolo saranno al passo con gli Ettore di sempre. Infinito futuro dell'avvenire.