
Nella città di Firenze, sempre ricca di eventi, si è conclusa la VII edizione di Middle East Now, il festival di cinema, arte e cultura contemporanea sul Medio Oriente. Un insieme di esperienze, stimoli ed emozioni offerte ad un pubblico esigente. Si può definire un evento di nicchia, che però richiama anche il mondo giovanile dell’università e non solo.

L’iniziativa rivolta a vari gruppi di persone, per poter avere un più vasto pubblico, si è tenuta nei locali del cinema Odeon, dello Stensen, ARIA Art Gallery e Amblé, così da poter dare più possibilità di partecipare, assistere e dibattere ad ogni evento e in qualunque ora della giornata.
Il 7 aprile allo Stensen ecco Araf -Somewhere in between, una proiezione d'eccellenza che esamina la situazione giovanile e la passione strettamente legate all'ombra di vergogna e angoscia. La bravssima attrice che interpreta Zehra ci coincvolge per tutto il film.Zehra e Olgun sonodue giovanissimi che lavorano tutto il giorno in una stazione di servizio, dove la monotonia dei lavori è spezzata dalle loro aspettative di un futuro migliore. Lei sogna di poter trovare un lavoro migliore e lui sopravvive in una famiglia con il padre sempre ubriaco e la madre, che stanca di non essere considerata, decide di scappare. Lui è innamorato di Zehra, che continua a mantenere solo un rapporto di amicizia. Un giorno arriva, alla stazione di servizio, Mahur, un camionista, che diventa per Zehra il suo primo amore. Una relazione che finisce presto e che lascia la ragazza incinta, costretta a nascondere la disgrazia alla sua famiglia e ad abortire. I due ragazzi si ritrovano con le loro aspettative e le loro illusioni in frantumi , ma attraverso la sofferenza riescono a ritrovarsi, innamorarsi e sposarsi.
La giornata di venerdì è stata dedicata al focus sul Bahrein, ma non solo:ci siamo commossi con il documentario "Roshmia", la triste storia di una coppia di vecchietti palestinesi che vengono espropriati della loro casa nella periferia di Haifa, per la costruzione di una strada. Interessante e piacevole anche la discussione delle 19,30 con ospite lo scrittore siriano Khaled Khalifa.
Oltre ai 44 film presentati al festival, sabato sono state inaugurate le tre mostre ospiti: presso l'Aria Art Gallery due mostre fotografiche a tema, "Our Limbo" di Natalie Naccache e "Live,Love,Refugees" di Omar Imam mentre, poco distante all'Amblè, la mostra dell'illustratrice Nour Flayhan (presente all'iniziativa) in "My Lebanon".


Domenica mattina si è tenuto il dibattito di stretta attualità su Siria, Iran, Iraq e Libia. L'iniziativa, dal titolo "Se vuoi la pace trova l'accordo. O forse no?", si è sviluppata come un dialogo sui rapporti tra le principali forze in campo nello scacchiere mediorientale. L'attenzione degli invitati Pejman Abdolmohammadi (London School of Economics) e Nicola Pedde (Institute for Global Studies), moderati dalla giornalista ed esperta di Medio Oriente Laura Silvia Battaglia, si è incentrata sullo scontro in atto fra Arabia Saudta e Iran per la supremazia regionale. Da questa frattura, secondo i relatori, si originerebbe la lotta tra sunniti e sciiti, da leggere in senso politico-ideologico, piuttosto che religioso. Così si caratterizzerebbero i diversi focolai di lotta, dallo Yemen al Siraq, fino al Libano, a loro avviso prossimo a cadere. Il dibattito si è poi spostato sul profilo mondiale della guerra in Medioriente, sul ruolo della Russia e i suoi interessi nell'area, senza approfondire, dall'altra parte il ruolo degli Stati Uniti, che avrebbero allentato il loro impegno nell'area. Le previsioni, infine, non sono state delle più rosee. Entrambi gli ospiti concordavano sulla lunga durata del conflitto e sull'impossibilità di un accordo al momento tra i due schieramenti in lotta. I tempi per una risoluzione pacifica andrebbero, addirittura, dai dieci ai vent'anni.
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|






