DEApress

Saturday
Nov 07th
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

L'asimmetria danzante di Francesca Foscarini

E-mail Stampa PDF

All'inchino dei due ballerini, seguono abbondanti applausi, a cui mi associo per cortesia. La performance mi ricorda la sensazione di un pasto post-mensa universitaria: quando poso il vassoio, non so mai effettivamente cosa ho mangiato.

Questo straniamento di senso era intenzionato da chi l'ha pensato? Lo spettacolo Vocazione all'asimmetria è la messa in forma di un'idea di Francesca Foscarini, che coreografa passi di danza, nel palinsesto della XXIIIesima edizione di Fabbrica Europa.

Nonostante le numerose esperienze riportate nei curricula di Francesca Foscarini e Andrea Costanzo Martini, altro inteprete dello spettacolo, faccio fatica a ritrovare il senso di questa abbondante mezzora, nonostante la suggestiva location delle Murate.

Le voci degli interpreti introducono il loro ingresso in scena, invitando gli spettatori a chiudere o aprire gli occhi a ogni Dark o light pronunciato. I due si alternano su un tappeto bianco rettangolare, sui cui due lati più lunghi sono posizionate quattro fila di sedie. Quando sento il terzo dark, decido di non chiudere gli occhi e sbirciare cosa succede. Cioè, nulla. Anzi, vedo Francesca e Andrea al centro di questa architettonica di mattoni rossi che guardano il pubblico. L'idea di per sé avrebbe buone potenzialità di promuovere un approccio che prescinda dall'apparenza, dalla vista, senso privilegiato della teoria gnoseologica occidentale. Tuttavia, nel momento in cui la coreografia sembra farsi più interessante, grazie a uno strumento come la loop machine attraverso cui i ballerini registrano e poi danzano sul loro respiro, si spengono le luci e si sentono urla, passi smaniosi e fuggitivi che interrompono quella dotazione di senso. A un sussulto iniziale, segue lo stupore e poi una risata che ho la fortuna di condividere con la cinquantenne seduta al mio fianco.

La danza contemporanea è, di per sé, un genere particolare, con cui si fa fatica a entrare in sintonia, se il coreografo non è Daniel Ezralow e la compagnia non è quella dei Momix. È una danza complessa, intellettuale, che si ribella ai rigidi schemi del balletto classico, facendo propri movimenti più fluidi, meno pre-impostati. Tuttavia, se i movimenti straripano in un corpo poco istruito o in una personalità poco carismatica professionalmente parlando, rischiano di diventare scomposti attimi di danza che perdono il loro potenziale espressivo.

La coreografia di Francesca dovrebbe parafrasare col corpo una citazione di Levinas, sull'importanza dell'incontro con l'altro, indispensabile alterità di fronte a cui l'individuo si apre al mondo, svelandosi. Quest'incontro emerge parzialmente nel finale dello spettacolo, di cui apprezzo la sincronia con cui i due ballerini si coordinano senza l'ausilio di una base musicale. È un mistero che si riaffaccia, quello della comunicazione muta dei corpi.

L'essenzialità con cui si struttura l'esibizione, una gestualità che si sottrae a escamotage tecnici, musicali e visivi, non aiuta la fruizione di una tecnica ballata non troppo elaborata. La narrazione di questo progetto coreografico dovrebbe essere la ricerca del momento di condivisione con l'altro, a cui si arriva gradualmente, dopo intervalli danzati ondeggiando, brulicando o tracciando semicerchi con l'indice intorno al proprio corpo, istante che seguo concentrandomi sull'energia che si riversa a terra, nel contatto pesante co. Accovacciati e distesi, i due danzano una tensione, che è forse possibile illuminare con la nostalgia dell'altro, forse ritrovato, forse intuito e desiderato.

La supposizione è l'unico modo con cui riesco a riportare formalmente questa esibizione. L'arte stessa, in realtà, non può che essere interpretazione, e probabilmente un senso univoco non può emergere senza stratificarsi in confusi percorsi paralleli. I passi di danza, si concludono, in effetti, proprio illuminando gli spettatori. Visti i numerosi apprezzamenti, probabilmente è stato un isolato caso, il mio, di non essere riuscita a valorizzare lo spettacolo, nemmeno a quasi un mese di distanza. O forse semplicemente una storia ambiziosa, che vuole essere anche un atteggiamento, una filosofia di vita, fa fatica ad emergere in quaranta minuti, se il talento non si impone e cattura la scena.

Tuttavia, non è forse questo rimurginare intorno al significato il centro di tutto?

Share

 

Concorsi & Festival

https://zonadiguerra.ch/

Ultime Nove

simone fierucci . 06 Novembre 2026
FRANCESCO CITO, SULLA TERRA CHIAMATA PALESTINA: MOSTRA A MILANO Sabato 21 novembre 2026, ore 19, Opificio della Fotografia inaugura “Sulla terra chiamata Palestina” di Francesco Cito, a cura di Federicapaola Capecchi, prima mostra del gemellaggio c...
simone fierucci . 06 Novembre 2026
Giovanni Caprio per https://www.pressenza.com La povertà alimentare in Italia riguarda 5,4 milioni di persone, che non possono permettersi un pasto proteico almeno ogni due giorni. Nel 2025 quasi 1 persona su 10 in Italia vive una forma di...
Silvio Terenzi . 06 Novembre 2026
Miria M."Rocky. Il tempo che ci è stato regalato" Miria M., pseudonimo di Miria Marta Manes, racconta l'amore, la malattia e la memoria nel suo esordio letterario "Rocky. Il tempo che ci è stato regalato", pubblicato in forma indipendente nel se...
Silvana Grippi . 06 Novembre 2026
XX FESTIVAL MEDIAMIX 2026 condotto dalla Galleria D.E.A. durante i tre laboratori organizzati C/o il Comune di Firenze Q.2la giuria ha selezionatocome i miglori comunicatori d'arte e sociale i seguenti artisti, scrittori e registi -------------...
Silvana Grippi . 06 Novembre 2026
 Seminario su Pratolini, intervista a Maurizio Lampronti presso il centro DEA.    (fare "click" sull'immagine sottostante per avviare il video) 
Fabrizio Cucchi . 05 Novembre 2026
Si ricorda il giornalista Franco Mariani che si è battuto per il riconoscimento delle onoranze pubbliche degli angeli del fango. .      
Sara Bonafè . 05 Novembre 2026
  Questa sera alle ore 18.00 presso l’Associazione socio-culturale D.E.A. in via Alfani 16r Firenze si terrà un Primo Seminario su Vasco Pratolini  con l'analisi sul film “Le ragazze di San Frediano”. Micorofono aprto e Interventi di M...
Sara Bonafè . 04 Novembre 2026
Barbara Kopple nasce a New York il 30 luglio del 1946. Dedica la sua carriera alla regia e alla produzione di film intensi e di grande impatto emotivo. Incentra i suoi lavori su questioni politiche e sociali tra cui i diritti dei lavoratori e la l...
simone fierucci . 04 Novembre 2026
  Il rapporto Global Witness denuncia la violenza contro le comunità indigene e contadine che difendono i propri territori dall’accaparramento e dallo sfruttamento delle risorse. Dal 2012 sono 2.375 le vittime documentate, soprattutto in Amer...

Galleria DEA su YouTube