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Recensione del film "Inferno" di Ron Howard

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Nel tradizionale Cinema Odeon in centro a Firenze è stato proiettato l'attesissimo “Inferno” di Ron Howard, in lingua originale sottotitolato in italiano.

“Inferno” è il terzo capitolo cinematografico, dopo “Il Codice da Vinci” e “Angeli e Demoni”, della saga di Tom Howars, ispirata fedelmente all'omonima narrativa di Dan Brown.

Lo studioso di simbologia professor Langdon si risveglia in una stanza di ospedale a Firenze ferito alla testa. I suoi ricordi sembrano estremamente confusi a causa di una forte amnesia che lo accompagnerà per gran parte del film. Una donna vestita da carabiniere fa irruzione nella casa di cura e al professore non gli resta che fuggire dalla struttura, per fortuna viene aiutato dalla giovane dottoressa Sienna Brooks. Il professore si ritrova catapultato nella risoluzione di un nuovo enigma.

Se lo svolgimento della trama può risultare scontata rispetto ai precedenti capitoli della saga e molto comune nel suo genere Thriller, meno banale risulta lo sviluppo dell'idea di base. Questa volta la questione non è il rapporto con la fede cattolica e con coloro che la diffondono bensì si tratta di un problema attuale con dati reali: la crescita esponenziale della popolazione mondiale con i conseguenti e devastanti riflessi sul futuro della vita sul nostro pianeta. Lo scienziato transumanista Bertrand Zobrist, interpretato da Ben Foster, è deciso a risolvere il probema del sovraffollamento terreste tramite la diffusione di un virus di peste nera.

“L'umanità è la malattia. Inferno è la cura. “ - Bertrand Zobrist.

La rappresentazione del regista per descrivere l'inferno dantesco, attraverso le continue e strazianti allucinazioni di Langdon, è creata con rumori assordanti e mescolati alle voci dei protagonisti, immagini cruente e distorte con dettagli a volte disturbanti unite in piani riavvicinati, suscitano una tensione continua nello spettatore. Questo può anche essere letto come un tentativo di mantenere l'attenzione e la curiosità del grande pubblico, tipico di Ron Howard.

In tutto lo svolgimento del film si nota che il Professore Robert Langdon, nonché il famosissimo Tom Hanks, in Inferno non solo ha il solito ruolo di risolutore dell'enigma, bensì si trova proprio al centro del mistero. Il personaggio però non appare più invincibile come nei due capitoli precedenti, sempre attento ad agire prontamente per arrivare prima di tutti nei tracciati del mistero; tuttavia risulta invecchiato e più vulnerabile, spesso travolto da sorprese e tradimenti che lo attenderanno lungo il cammino, questo dona una coerente continuità storica alla saga. Per questo il Professor Langdon è affiancato durante tutto il film da più personaggi femminili. Prima Sienna Brooks, l'infermiera che cura e salva Langdon, interpretata da Felicity Jones, si mostra come una appassionata lettrice di tutti i libri del professore fin da piccola nonché esperta in letteratura (conosce molto bene Dante Alighieri); poi Elisabeth Sinskey, interpretata da Sidse Babett Knudsen, capo del OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nonché legata sentimentalmente al professore, il cui personaggio dona un taglio più emotivo e temperato rispetto all'irruenza continua delle immagini infernali lungo tutto il film; entrambe risultano presenze fondamentali e determinanti per la risoluzione dell'enigma e spesso sembrano indossare il ruolo di protagonista al posto del professore.

La protagonista in senso scenico del film è la bellissima e affascinante, ricca di arte e cultura, città di firenze, dove il film inizia e si conclude. Tra Palazzo Vecchio, i Giardini di Boboli, il Battistero, il Duomo, il Corridoio Vasariano e Ponte Vecchio, il pubblico viene catapultato nei tesori artistici più preziosi del capoluogo toscano, rendendogli giustizia. Si percepisce purtroppo una leggera aria montata su stereotipi americani riguardanti l'Italia.

Non solo Firenze ma anche Venezia e Istambul fanno parte dell'ambientazione del film, donando al pubblico una visione piacevole delle panoramiche di queste ultime due città.

Ben percepibile è la consistente spesa, sia in dollari che in tempo, a disposizione per la creazione della pellicola. 

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