TONY CERCOLA

"PATATRAC!"
Si apre con un bel pop incalzante che da il titolo al disco, la voce di Roberta Albanesi e un inciso che non si scorda. Continua con un bellissimo andamento napoletano, l'intima denuncia di Eugenio Bennato e poi la grazie della canzone d'autore che ha bella forma. E poi avanti così sfogliando elettroniche e ritmi etnici, tra voci nostrane e collaborazioni lontane. La frattura di Tony Cercola ha mille forme e vissuti diversi, in questo disco di 11 tracce ricche di incontri e collaborazioni, dal già citato Eugenio Bennato ad artisti meno noti ma di nazionalità che forse, ingenuamente, non ci saremmo aspettati facilmente...come Lituania, Brasile o Argentina. Dietro la canzone del percussionista napoletano c'è gusto e personalità, c'è la sua Napoli ovviamente ma a quanto pare sembra che non bastino i sui confini oppure fin dentro essi si vuol far stare tutto il resto del mondo. C'è l'Africa e c'è Napoli, ci sono le origini e ci sono gli orizzonti, c'è il classico suono acustico e il digitale di domani. Insomma un disco che contiente dentro l'essenza che i più chiameranno semplicemente Musica.
“Patatrac!” dici essere un disco di rottura: io penso sia più un disco di sperimentazione…non trovi?
Spero sia entrambe le cose. Ho voluto rompere con le convenzioni, con la musica di plastica ma la sperimentazione mi ha sempre affascinato sin dai tempi di Lumumba, parlo del 1988, quando con Gino Magurno abbiamo creato un nostro linguaggio, il lumumbese, frasi composte di parole napoletane che suonano come l’africano. D’altronde siamo tutti figli dell’Africa.
Prendendo spunto dalle numerose collaborazioni che hai coltivano nel tempo…non hai mai pensato a mettere su un collettivo artistico?
Sì, l’ho pensato e l’ho messo in atto in un progetto di ritmo- terapia che sto portando avanti in una scuola del quartiere Scampia di Napoli. I ragazzini danno molta soddisfazione nel vederli ed ascoltarli crescere. A volte, senza neanche esserne consapevoli, creano dei ritmi bellissimi che, in fondo, sono l’espressione dei loro disagi ma anche delle loro piccole vittorie, e le loro vittorie sono anche le mie.
Perchè la voglia di inserire 4 brani del tuo passato in questo nuovo dischi di inediti?
Sicuramente perché il passato per me è sempre un punto di partenza. Ma questa volta tutto è nato anche un po’ per caso. Il progetto Patatrac nasce proprio dal rifacimento di Babbasone, pubblicata nel 90. Stavo passeggiando per Napoli quando fui catturato da una musica che proveniva da un sottoscala, era proprio Babbasone, rifatto in stile raggamuffin. Mi fermai, scesi e conobbi questi ragazzi, i Malacrjanza, che mi spiegarono che loro erano cresciuti ascoltando una musicassetta, del padre dei due fratelli Spampinato, contenente il mio primo album ed erano rimasti colpiti da questa canzone, che tra l’altro all’epoca partecipò anche al Cantagiro e al Festivalbar. Così mi venne l’idea di affidare a giovani talentuosi alcuni brani del mio vecchio repertorio. La scelta è stata condivisa con gli altri artisti incontrati un po’ per caso in giro per l’Italia e non solo.
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