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"Blood Moon": il passato e il futuro di Rossella Aliano

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ROSSELLA ALIANO
"BLOOD MOON"

rossella_aliano_cover_album.jpg

"GIUDA" - Official HD

Rossella Aliano ci regala un disco che più che un semplice ascolto mi piacerebbe parlare di esperienza. Si intitola “Blood Moon” probabilmente nato proprio dal nome dei ragazzi del Blood Moon Project che hanno condotto per mano la realizzazione dell’opera della cantautrice siciliana. Se non fosse per alcune ricerche in rete non avrei mai potuto immaginare quanta musica popolare e medioevale si radicasse nella sua carriera ormai decennale. Forse sono ancora pochi i rimasugli di un certo gusto si rendono rintracciabili in queste nuove 14 canzoni che tutto sembrano tranne che uscite da culture popolari antiche. Il benvenuto ci viene da “Adam” dove l’elettronica la fa da padrone e sostiene un riff di chitarra assai affascinante e spettrale (in un certo senso). La voce della Aliano è ben inserita nel mix ed il risultato è uno space pop (mi piace questa nuova definizione) intimo e surreale, esoterico per alcuni aspetti. Non ci sono urlatrici di melodie ne trovate commerciali e sputtanate. Non ci sono neanche soluzioni radiofoniche. E questo non solo per il primo brano che, testualmente parlando, fa capire subito a che gioco stiamo giochiamo. Questo vale per tutte le 14 le tracce...tutte. Un disco pesante di contenuti dunque, di certo niente che sia leggero e fruibile in sottofondo. E dopo “Adam” c’è il singolo di lancio “Giuda” appena dal sapore discodance anni ’80 in cui è la diversità e la trasgressione il vero tema portante. Qui forse più che altro mi viene alla mente il connubio tra Battiato e i Matia Bazar: un po’ per quell’aria extra-terreste e un po’ per la sua bella voce di "provincia", pulita, femminile, assai intima di tradizioni per quanto si lasci andare in melodie estese e ben sorrette. “Giuda” peraltro è uno degli altri appuntamenti in cui troviamo l’inglese a far da capolino nel disco. L’inciso è assai fascinoso e qui sento forte - con le dovute distanze sia chiaro - il tono egocentrico e colorato dei Duft Punk. Proseguendo sarebbe impossibile e troppo lungo da raccontare ciascuno di questi 14 capitoli. A manifesto del tutto mi soffermo su “Neve” dove l’aria notturna e fiabesca (ecco il tono medievale che torna) mi conquista più di tutti gli altri ingredienti. Sarà che ora ho saputo leggendo, saranno pregiudizi ma mi pare quasi naturale il connubio della Aliano in soluzioni melodiche di questo tipo. Che poi in questo brano in particolare mi tornano alla mente le streghe di Gabry Ponte. E qui non vorrei aver suscitato l’ira della giuria. “Blood Moon” si chiude con “Real” interamente cantata in inglese dove forse, più di altrove, la pelle della Aliano incontra le ossa di Battiato in una spirale di decenza e di gusto…ma soprattutto di personalità. Perchè non c’è cosa più bella del vedere quanta personalità si riesca a celebrare e preservare in un’opera in cui sono anche evidenti le citazioni e le radici. Perchè ognuno ha radici ed ognuno consciamente e inconsciamente cita quella parte di passato che conosce e che ha fatto suo. Così come l’uomo ha le radici in questa vita che la Aliano decanta in una poetica surreale ed equilibrata. Un bel disco gente…

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