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Throwing Muses, canzoni alla luna

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Era dal 2020 - epoca Covid, sembrava un altro mondo… - che non usciva un disco dei Throwing Muses, il gruppo che ruota attorno alla carismatica personalità artistica di Kristin Hersh: la band risale ai tempi del liceo e, dopo vari avvicendamenti nell’organico, è oggi un trio composto appunto da Hersh (chitarre e voce), da David Narcizo alla batteria e da Bernard Georges al basso. Questo nuovo lavoro, che uscirà il 14 marzo prossimo, vuole essere l’ennesimo omaggio alla forza della musica indie, del lavoro artigianale che si realizza lontano dai riflettori dell’industria discografica e che trae la sua energia dal, così dice Hersh, «glorioso ritorno all’etica del fai da te».

concessions

Tutta la storia artistica della musicista americana si è svolta lontano dalle costrizioni delle major, a stretto contatto con la propria vena creativa, con una ispirazione mai compromessa da esigenze mercantili, senza subire pressioni per produrre dischi come se fossero merci seriali.

I testi delle canzoni si annunciano crudi abbastanza per evitare i falsi pudori delle storie carine da star-system, con l’America profondissima e disperata fatta di xenofobi che stanno di vedetta abbracciati ai loro fucili, di giocatori d’azzardo a cui è rimasta un’unica speranza, continuare a scommettere - e continuare a perdere, di ubriachi che fingono di poter restare in piedi, di disadattati a cui basta una maschera da uomo-ragno per nascondersi forse prima di tutto a sé stessi.

Un’umanità tridimensionale che si “confessa alla luce della luna”, come fosse un canto da licantropi; sono serenate sorrette, per quel che mostrano i primi due brani usciti come preview, da chitarre ipnotiche in pieno Throwing Muses-style e da un violoncello a tratti davvero meravigliosamente acido.

hersh

Come spesso accade con Hersh, il brano di apertura dell'album è ispirato da una di quelle storie talmente semplici e genuine che non ci si chiede nemmeno se sia vera oppure essa stessa il testo di una canzone: Summer Of Love, questo il titolo, nasce da una scommessa fatta, per la metaforica somma di un dollaro, con un suo amico attorno all'idea che le stagioni della vita non ci cambino. Il ragazzo sosteneva che non siamo esseri piantati nel mondo come entità immutabili ma che siamo nel flusso continuo del cambiamento e che ad ogni stagione della vita corrisponde un momento, una mutazione. Ecco allora scaturire una canzone che è «un’inquietante ouverture barocca, arcuata e meditabonda - spiega Hersh - Così, alla fine, si scopre che aveva ragione lui e gli devo ancora un dollaro».

Rallentare, ripulirsi la mente e il cuore prima di entrare in studio: questa la filosofia che sta alla base di Moonlight Concessions, registrato a Portsmouth, nel Rhode Island, nel confortevole ambiente dello Stable Sound Studio di Steve Rizzo: tra legni caldi, divani e caminetto decorato in puro stile liberty (la costruzione era in origine una stalla realizzata nei primissimi anni del 1900) i Throwing Muses hanno registrato un nuovo capitolo del loro percorso musicale così intenso, ruvido ma al tempo stesso vibrante di una strana delicatezza, un senso delle cose, dei racconti della vita che in qualsiasi direzione si guardi svelano sempre una sorpresa, un motivo di eccezionalità nel quotidiano.

stable studio

 

Prodotto da Kristin Hersh, Moonlight Concessions uscirà il 14 marzo per l’etichetta indipendente Rough Trade e avrà un gemello, Moonlight Confessions (attenzione alla f, invece della c), che è la versione raw del disco definitivo, quella «coi denti che digrignano» (sempre Hersh), una sorta di prequel in diretta che sarà disponibile in esclusiva sul sito della band. Versione alternativa per autentici amatori; come i Throwing Muses, d’altronde.

caminetto

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