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Quando Rusalka diventa il futuro.

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RUSALKA

Fiaba lirica in tre atti
Musica di Antonín Dvořák
Libretto di Jaroslav Kvapil

Inaugurazione Stagione d’Opera 2024/25

Direttore | Dan Ettinger
Regia e Scene | Dmitri Tcherniakov

Costumi | Elena Zaytseva
Luci | Gleb Filshtinsky
Video Designer | Alexej Poluboyarinov
Lead Animation Artist | Maria Kalatozishvili

Drammaturgia | Tatiana Werestschagina

Interpreti
Princ / Il principe | Adam Smith
Cizí kněžna / La principessa straniera | Ekaterina Gubanova
Rusalka | Asmik Grigorian
Vodník | Gabor Bretz
Ježibaba | Anita Rachvelishvili
Hajný / il guardiacaccia | Peter Hoare

(nella visione del regista, Padre di Rusalka)
Kuchtík / lo sguattero | Maria Riccarda Wesseling
(nella visione del regista, Madre di Rusalka)
1. lesní žínka / Prima ninfa | Julietta Aleksanyan
2. lesní žínka / Seconda ninfa | Iulia Maria Dan
3. lesní žínka / Terza ninfa | Valentina Pluzhnikova
Lovec / Il cacciatore | Andrey Zhilikhovsky

Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo
Maestro del Coro | Fabrizio Cassi

Nuova Produzione del Teatro di San Carlo

debutto al Teatro di San Carlo

Quando si dice capolavor. Rusalka è questo un capolavoro di modernità e di alte aspirazioni. Antonin Dvorak collocato dalla storia della musica come compositore di scuola nazionale (non è ben chiaro cosa si intenda con questa definizione) era già ai suoi tempi molto avanti per certe intuizioni compositive. Non è un caso che gli americani se lo chiamano per poter vedere da questo particolare compositore europeo cosa potesse fare a New York a dirigere un conservatorio. E’ vero quindi che Dvorak rimane geniale per certe trovate. Colui che coniuga senza mezzi termini il passato con il presente, le tradizioni con le innovazioni. Roba rara. Soprattutto se si pensa che egli agiva in un secolo con certo prodigo di novità dato che il segno romantico si stava esaurendo e Mahler e Schoenberg stavano cercando di portare in avanti il proprio ideale compositivo. Ebbene quando poi una stagione lirica come quella del Teatro San Carlo abbandona i verdismi o gli italianismi, ebbene si ottiene un grande miracolo che è la messa in scena di Rusalka appunto. Una regia strepitosa e una direzione d’orchestra altrettanto. Due irregolari delle arti come Dmitri Tcherniakov e Dan Ettingerriescono a far capire quanto di bello esista nel mondo compositivo e soprattutto come questo possa essere coniugato in tempi attuali. Quindi aprire la stagione lirica del Teatro San Carlo con questo capolavoro di Dvorak è assolutamente encomiabile. Che bella cosa quindi è stato immergersi in questo mondo a colori voluto dal regista e seguire un’opera di assoluta umanità in una progressioni di immagini disegnate, di animazioni e di celle stile home page da sostanza dell’azione. Un lavoro quindi incredibile, assolutamente fuori da certi canoni dei teatri lirici. Ebbene insomma la storia di questa sirenetta un po' sfigata che si innamora del principe anch’egli non proprio fortunato, costituiscono l’arcano di questa tragica storia. Tragica perché come nelle migliori tradizioni romantiche c’è il morto. Ma non è Rusalka ma è invece il giovine principe che in qualche modo non accetta di coniugare il suo mondo amoroso con quello dell’ondina. Insomma c’è tanto di tedesco tremore romantico e c’è tanto di coloratissimo suono voluto da Dvorak. Ci si diverte molto per le trovate che il compositore adotta, vi è sempre una sorta di linearità sinfonica per cui Rusalka rimane un’opera lirica certo ma è molto vicino ad essere un capolavoro di poema sinfonico. E questo è nelle vene di Dvorak che fu un grande sinfonista. Ora veniamo agli interpreti, su tutti Ettinger che ha portato una ventata di assoluta perfezione musicale nel dirigere i sancarliani e tutta la compagine. Perfetto per non dire bellissima la sua idea di spingere la storia in avanti. Egli cavalca la parossistica scrittura del compositore e non si sottrae da dirigerla come una continua onda in crescita. Ed in questo è in linea con il personaggio della storia. Il mare quindi che è sempre presente e che quindi Ettinger riesce in qualche modo a far trasparire dalla sua idea direttoriale. Il cast su tutti Asmik Grigorian che dire brava è dire poco. Ha una tempra questa ragazza magnifica. E’ una vera eroina dei tempi nostri. Ha talmente incarnato il destino della protagonista da essere credibilissima. E poi come usa i sensi interpretativi….Da brivido. Il resto del cast attorno a lei funziona alla perfezione. Proprio perché è lei che muove i sensi di tutta la trama interpretativa. Ecco quando anche in Italia è possibile fare teatro lirico con la intelligenza di chi sa cosa sia la grande idea musicale. Dan Ettinger è una preziosa presenza nel nostro paese. Ancora di più per un teatro importante come il San Carlo. Speriamo quindi in una sinestesia di intenti in un futuro che possa essere come questa incredibile opera di Antonin Dvorak.

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