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Recensione "I casi del Commissario Croce" di Ricardo Piglia

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Ricardo Piglia - I Casi del Commissario Croce - Ed. SUR
 
Un commento a questo postumo di Ricardo Piglia, ci ha lasciato nel 2017, è un obbligo non solo per gli amanti del noir o del poliziesco ma ritengo per tutti coloro che dalla lettura traggono elementi per sviluppare le proprie attenzioni per quanto ci arriva dall’America Latina, e non solo, ma in questo caso dall’Argentina.
 Molti anni fa, era il 2000, di Piglia uscì per Guanda,  “ Soldi bruciati “  ancora oggi è un libro che volentieri consiglio.
 A distanza di quasi 20 anni, SUR edita un testo che dovrebbe essere preso come un riferimento da tenere a portata di mano.
 Il commissario Croce, già presente in una precedente produzione di Piglia, “ Bersaglio notturno “, è al centro di 12 casi . Ma quando leggiamo queste pagine, capiamo che ci troviamo di fronte a qualcosa che va al di là del noir; o meglio non ci sono colpevoli o delitti da smascherare . 
Un commissario che fa dell’introspezione soggettiva il piano inclinato su cui porre il proprio modo di porsi di fronte agli avvenimenti che si succedono ed alle conseguenze collaterali. Un commissario che arriva a porsi sotto indagine, che di fatto si auto indaga e che usa il metodo di impostare il problema per poi conseguentemente definirlo, come un giocatore di scacchi che deve mettere in campo tutte le mosse possibili  ( 2° caso "Il film" ). 
Ma se ( nel 3° “ L’Astrologo ” ) siamo ancora dentro al noir in cui il crimine si disvela come verità della società, ed  il cinismo, non soggettivo ma bensì oggettivo,  diviene il modo di adattarsi per andare avanti, in cui  non possono mancare i riferimenti alla società argentina, di ieri e di oggi, con la gente capace di fare qualunque cosa  quando è infelice ed allo stesso tempo i sogni divengono realtà.
Con “ Il giocatore “ ( 4° ) ci addentriamo con il modo di essere del commissario Croce che predilige,  ed a cuore , gli effetti  e  le conseguenze che l’evento sottoposto ad indagine farà scaturire. Un commissario, che nonostante sia immerso nei suoi pensieri resta strettamente collegato al caso sul quale deve indagare, e che fa del metodo filosofico il proprio riferimento ritenendo che le cose accadono senza che se ne possa conoscere il motivo. Un fatalismo razionale che se può sembrare inadatto per un commissario, si rivela invece come un approccio valido per investigare. Un misto di intuizione ed azzardo che porta Croce a considerare gli effetti collaterali, che si producono da situazioni “ non convenzionali “, come quelli che, di fatto, dominano il mondo. Un commissario che si fa trascinare dall’istinto, non può essere un commissario che è compatibile con i canoni del sorvegliare e punire.
Lo sviluppo di questo avviene con “ L’impenetrabile “ nel momento in cui viene determinato che per risolvere un crimine bisogna essere capaci di pensare con la testa del criminale. Ci troviamo di fronte ad  un commissario che si alterna tra metodi deduttivi e deduzione sillogistica.
Andando avanti nella lettura, oltre ad imbattersi nella assurda violenza contro le donne, Conte ci porta, attraverso il suo modo di porsi, alla conclusione che a volte la menzogna serve per arrivare al trionfio della legge. La menzogna valorizzata da un commissario…..
E che dire ( La promessa ) del manifestarsi del suo agnosticismo nel momento in cui definisce la fede come una forma di pazzia collettiva, oppure ( La conferenza ) quando , in quanto commissario, arriva a definire i delitti come un qualcosa che hanno una logica perversa, usando l’immaginazione per risolvere ed affrontare la realtà.
La conferma del suo non essere “ tradizionale “ lo si ha con “ Tigre “ e dell’accostare il metodo investigativo con il gioco delle carte, anzi con il poker ma soprattutto con  il dubbio tra verità e falsità, un moralista scettico che non si stupisce più di nulla. 
E che dire di un commissario che visto che è sempre in mezzo a crimini ed omicidi gli si indurisce il cuore e che “ solo passando dall’altra parte capisce come muoversi “.
Ma con “ La risoluzione “ ci addentriamo nel metodo di lavoro che Croce tiene come riferimento: la capacità di osservazione e la predisposizione, con intuizioni e presentimenti, deducendo e formulando ipotesi a trarre conclusioni; pensando con le stesse categorie mentali dell’avversario, con la testa dell’assassino,  visto che i delitti, hanno spesso una logica perversa …….Una metodologia orientale, cinese. 
Il finale non poteva che essere “ Il metodo “. Il suo metodo, ma che di sicuro  può essere anche di altri, che non vuol  essere schiavo dei propri ragionamenti ma che invece si affida al pensiero intuitivo. Un’intuizione che travalica nella precisione matematica, e che quando si avvicina all’origine di cosa determina gli accadimenti delittuosi il risolvere anche quando questi si manifestano come questioni intrigate, agendo dal particolare all’universale.
 Principi a cui  tiene Croce? “ non dare mai nulla per scontato “; “ La pratica è l’unico criterio reale”
Comunque attraverso la figura del commissario Croce, Piglia ci conduce nei meandri investigativi, nei metodi , più o meno consoni, usati per indagare, un commissario che se analizza cause e conseguenze dei crimini, evita, volutamente, la visione dei cadaveri.
In conclusione, per dirla con Borges: “ La narrativa poliziesca aspira, senza successo, ad un mondo in cui la giustizia si avvicina alla realtà.
 
 

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 02 Dicembre 2019 08:57 )  

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