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Piazza San Carlo

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TORINO: SIMBOLO DI UNA MALGESTIONE ITALIANA

I fatti di Piazza San Carlo a Torino hanno sollevato un mare di polemiche, oltre che al solito palleggiamento di responsabilità tra le istituzioni. In un situazione sociale di grande incertezza, dove le libertà degli individui sono messe a repentaglio e a dura prova dai gravi fatti internazionali, i fatti di cronaca come questi lasciano strascichi indelebili non solo in tutta Italia, ma anche ai media internazionali.

Primo dubbio che possiamo porci è più che legittimo: Piazza San Carlo, poteva permettersi di ospitare un evento improvvisato come la visione sul maxischermo di una partita? Ben sapendo il clamore che tal evento avrebbe portato in termini di presenze, non era possibile organizzare in un altro luogo adibito?

Uno dei punti ancora sotto inchiesta da parte delle autorità è quello di capire chi o cosa abbia dato il via alla calca di persone in fuga; negli ultimi giorni ampio risalto ha avuto un video tratto da quel Sabato. Inquadrato in mezzo a tutta la folla c’è un ragazzo, che a petto nudo, zaino in spalla e con le braccia allargate invita alla calma la gente. Molti hanno puntato il dito contro di lui, che per qualche motivo (ancora avvolto nel mistero) potrebbe aver dato il via alla fuga di massa. Lui ha negato ogni colpa - nessun petardo, nessun urlo. L’unico dato tangibile è una ringhiera che ha ceduto sotto il peso di troppe persone e che unito alla misteriosa “bravata” di qualcuno ha dato il via al fuggi-fuggi generale.

Dopo essere stato ascoltato dal pm di Torino Antonio Rinaudo, il ragazzo insieme ad un suo compagno è stato rilasciato senza alcuna denuncia in atto e comunque anche la rilevanza del video pubblicato deve essere ancora verificata.

Ciò che ha contribuito ad enfatizzare l’effetto domino sulle persone è quella che potremmo definire “psicosi collettiva”: un senso di paura e d’ansia, che è entrato a far parte della vita delle persone e che si verifica al minimo cenno o sospetto di pericolo quando si è in un luogo pubblico. La causa è facilmente riconducibile al terrorismo: una grave realtà globale che con gli attentati delle Twin Towers dell’11 Settembre ritenevamo forse ancora lontana da noi, ma ci ha smentito la lunga lista di fatti di sangue scaturita dalla strage parigina di Charlie Hebdo, che dal 2015 ad oggi ha assunto una cadenza preoccupante.

Il risultato di una serata che poteva finire in maniera peggiore è un bottino di guerra che parla di oltre 1500 feriti, tra cui un bambino appena uscito dal coma in queste ultime ore.

Un altro fattore che ha inficiato nell’accaduto di Torino è la presenza dei soliti baracchini/chioschi, presenti sia in piazza sia nelle zone immediatamente vicine: punti dove cibo ed alcool sono accessibili a poco prezzo, ma che in fin dei conti rappresentano solo un intralcio quando si verificano fatti gravi come quelli di Sabato.

Un caso quello dei baracchini che aperto grosse discussioni contro la sindaca del capoluogo piemontese Chiara Appendino e soprattutto contro il questore Angelo Sanna, rei secondo molti, di non aver disposto un circuito di sicurezza adeguato ed aver permesso la presenza di questi baracchini (disattenzione? Un consenso tacito? classiche accuse politiche dei partiti di opposizione); di fatto la vendita di un notevole quantitativo di bottiglie in vetro ha creato un campo minato pericoloso che ha causato il ferimento di tante persone.

Molti hanno parlato di fatalità: si tratta veramente di qualcosa di difficile prevenzione?? Secondo noi no. In altri paesi eventi molto più rilevanti sono all'ordine del giorno e di rado accadono fatti di questo genere e con tale noncuranza; si tratta solo di garantire quei punti fondamentali, essenziali alla riuscita di un evento.

Con questo possiamo riferirci ad adeguate misure restrittive: ad esempio quelle per gli alcolici sopracitati oppure un controllo di borse, di possibili oggetti contundenti e dei documenti in possesso per chiunque sarebbe entrato nella piazza. Oltre che un’ispezione minuziosa del luogo in modo tale da garantire vie di fuga accessibili, evitando ingorghi che causino poi quello si è verificato, una massa di gente prigioniera di sé stessa.

Certamente un caso del genere denota fintroppa leggerezza e superficialità, per un evento che doveva essere tenuto sotto controllo in modo adeguato. Autorità cittadine (prefetto e questore) che hanno più pensato ad alleviare le responsabilità piuttosto che a dichiararsi dispiaciuti nei confronti dei feriti. Una volta di più che dimostra quanto sia difficile per il nostro paese garantire sempre la sicurezza dei cittadini, anche per eventi troppo spesso sottovalutati ed improvvisati.

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 16 Giugno 2017 12:05 )  

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