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IL CLIMA GLOBALE CHE CAMBIA: UN'ITALIA SEMPRE PIU' DESERTICA

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Ci sono molti fattori che determinano i cambiamenti di una società; possono essere limitati a qualcuno e possono riguardare un numero enorme di persone in una sola volta. Tra i più importanti c'è sicuramente il denaro che, con lo scorrere del tempo, è riuscito a prevalere sugli altri, a "dettare le regole" e diventare preponderante in tutto ciò che sono le azioni quotidiane. Ma se i soldi sono un minimo comun denominatore per grandissima parte delle persone, c'è un altro fattore che ha obbligato l'uomo ad adattarsi. Un fattore su cui dettare le regole è sempre più difficile.

Questo fattore è il clima: un risvolto che negli ultimi anni ha assunto rilevanza mediatica sempre più ampia nella misura in cui le azioni dell'uomo hanno degenerato il rapporto tra quest'ultimo e l'ambiente su cui risiede. Disastri naturali, eventi di grandi proporzioni e violenza sono ormai all'ordine del giorno e ciò è visibile anche in situazioni a noi più vicine.

Da anni ormai si susseguono incontri tra gli stati più influenti del mondo, nei cosiddetti G7 dove si cercano continuamente accordi e compromessi che possano valere per tutti paesi in gioco. Fin dalla fine degli anni 90 (con gli accordi di Kyoto), gli Stati Uniti hanno assunto un ruolo particolarmente rilevante, proprio perché rientrano tra i maggiori produttori d'inquinamento al mondo e gli altri paesi non possono transigere da essi. Recente notizia è l'abbandono da parte del neo presidente americano Trump dalle decisioni in fede agli Accordi di Parigi; ritirata americana ufficializzata del summit di Taormina e ribadito al G7 di Bologna che ha lasciato strascichi piuttosto pesanti.

I contrasti tra UE e Stati Uniti, oltre che con altri paesi come quelli asiatici, stanno diventando particolarmente complessi, in un contesto di cambiamenti climatici gradualmente sempre più devastante. E in tutto questo hanno fatto scalpore alcune dichiarazioni di Trump che ha definito il cambiamento climatico come una "fake news" - una "bufala" diremmo noi.

Se delle uscite di Trump non ce ne sorprendiamo più, non si possono sottostimare quelli che sono gli effetti del "climate change"; in Italia (come in tutto il globo) abbiamo la nostra dose di conseguenze da sopportare. Già dall'anno passato Legambiente ha creato un dossier apposito per riassumere gli eventi sul suolo italiano: un'analisi per intero dell'Italia, dividendola in tante zone. Il risultato è che quasi tutte le aree sono state colpite da eventi tragici e sono in costante rischio per il futuro.

Nel complesso il territorio italiano, (analizzato nella sua formazione millenaria e nei suoi cambiamenti temporali) risulta fortemente a rischio idrogeologico: alluvioni, piogge estreme, trombe d'aria, violente nevicate, lunghi periodi di siccità e ondate di calore che persistono per vari giorni e si ripetono ormai con sempre più frequenza.

La tendenza estrema del nostro paese lascia supporre ad una graduale trasformazione del territorio in una nazione sempre più arida: il sintomo è la decisa diminuzione delle piogge che causa il repentino scioglimento dei ghiacciai delle catene montuose; il Mar Mediterraneo subisce variazioni nei valori più indicativi, come la salinità in aumento ed una temperatura dell'acqua che si allinea via via con le medie dei mari tropicali. Temperatura più alte che svuotano il paese delle sue riserve d'acqua: laghi, fiumi e bacini di ogni tipo si inaridiscono provocando un'escalation di problemi all'economia nazionale che subiscono la crisi dei settori base come l'agricoltura.

L'alternanza delle stagioni è visibilmente cambiata: primavere con connotati più estivi che perdono il loro equilibrio non producendo più quella giusta dose di acqua piovana essenziale alle coltivazioni. E' davvero il caso di dire che "non ci sono più le mezze stagioni? Probabilmente si. Ma la cosa più grave è che i fenomeni atmosferici, quando si verificano, sono così violenti ed improvvisi da lasciare ogni volta tracce indelebili (oltre che errori di gestione e mancata salvaguardia).

Il rischio idrogeologico ha mostrato com'è facile passare dalle giornate di sole e caldo alle bombe d'acqua che causano alluvioni e smottamenti: 2 estremi di una stessa facciata. Ci ha mostrato come molte zone sono a rischio sismico e poca è la prevenzione per assicurare ai cittadini un ritorno alla normalità anche dopo un evento tra i più impronosticabili come i terremoti.

I cambiamenti climatici in atto richiedono, dunque, nuove forme di risposta alle emergenze e ai pericoli che incombono ogni anno. Sono necessarie nuove forme di pianificazione e di gestione delle aree urbane per mettere in sicurezza i cittadini, per ridurre gli impatti sui quartieri e sulle infrastrutture dei centri urbani, in primis le strutture sanitarie.

La sfida deve partire da quelli che sono gli spazi e i luoghi dove si crea maggiore inquinamento e si formano quelle condizioni che sono la causa dei fenomeni estremi, ovvero le metropoli, le aree densamente abitate. Le grandi città non possono essere lasciate da sole a fronteggiare i fenomeni climatici: è fondamentale approvare un piano nazionale di adattamento al clima, un riferimento per gli interventi di messa in sicurezza del territorio, ed intensificare le attività di prevenzione, individuando le zone a maggior rischio.

Se da una parte sono le istituzioni ad adoperarsi per riuscire nell'intento comune, dall'altra anche il singolo individuo può nel suo piccolo fare qualcosa in modo graduale per dare un contributo; delle "buone pratiche" che se attuate possono risultare edificanti oltre che utili (gli sprechi d'acqua, una raccolta dei rifiuti adeguata, forme alternative di combustione, di trasporto ecc...). Per farlo però occorre sviluppare una certa coscienza che evidentemente non tutti hanno.
In tutta Europa esistono aree urbane, o parti di esse, dove piccoli interventi richiesti o messi all'attenzione da un gruppo di cittadini possono risolvere problemi che altrimenti ricadrebbero nella collettività (ad esempio giardini ripuliti e "riarredati", messa in sicurezza di torrenti, oppure l'utilizzo di materiali più ecologici e naturali per la costruzione).

Effetti critici del clima che obbligano il paese ad attivarsi. Ma senza uno sforzo globale comune, come può essere plausibile ciò? Se neanche coloro che dovrebbero impegnarsi più di tutti, non si caricano le proprie responsabilità, come si può non essere prevenuti quando siamo di fronte all'evidenza e piangiamo le vittime di questi eventi tragici?

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 19 Giugno 2017 16:40 )  

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