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SE IL TEMPO NON AVESSE RISPOSTE GIACOMO LARICCIA 1.

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Giacomo Lariccia rappresenta uno dei cantautori più interessanti di questo tempo. La sua esperienza lo ha portato a scrivere canzoni con l'idea ben chiara di cosa significhi avere a cuore la creatività. E' un musicista on the road, il suo girare lo ha portato ad abitare a Bruxelles e la sua voglia di curiosità lo ha portato in molti posti di frontiera. Questo ha permesso a Lariccia di vivere molteplici esperienze che sono state linfa vitale per i suoi dischi. Il suo amore musicale lo esprime attraverso il lingauggio del jazz ma ciò che è forte in lui è la passione, il raccontare parole con musica come se fosse un antico cantore. Così come ha fatto nel suo ultimo disco "Ricostruire". 

 

Bruxelles dove vivi in questo momento e dove da tempo ti sei trasferito cosa rappresenta per te? 

Bruxelles come dici tu è la città dove mi sono trasferito 20 anni fa. quando sono arrivato, però, avevo la prospettiva di restare in citta solo per pochi mesi perché avevo soldi sufficienti per un periodo molto breve. Piano piano la prospettiva si è allungata fino a diventare i vent'anni attuali. 

Il primo approccio con Bruxelles è stato di amore a prima vista. ricordo ancora con quali occhi guardavo questa città in cui 1000 lingue si incrociavano.  In questo amore per Bruxelles aveva un ruolo centrale ovviamente anche la musica: mi sono trasferito infatti per trovare un ambiente adatto alla mia crescita musicale e per studiare al Conservatorio. Per un lungo periodo ho trovato esaltante il fatto di trovarmi in una struttura come quella dove ho studiato che mi permetteva di realizzare i miei sogni. 

Quando ho iniziato a registrare dischi e a fare concerti ho avuto un'accoglienza da parte della stampa belga che mi ha lasciato sorpreso. il mio primo disco era un disco di jazz e ha ricevuto la prima pagina dell'inserto cultura del più importante quotidiano francofono Le Soir. Anche quando ho iniziato a cantare in italiano l’attenzione e l'interesse si sono dimostrati sempre oltre le mie aspettative. 

Ovviamente con il passare degli anni la mia relazione con la città è cambiata e spesso mi sono scontrato con degli aspetti di Bruxelles e del Belgio che non mi sono sempre congeniali. 

In generale però posso dire però che per me e Bruxelles è una città che accoglie, che mi ha offerto tanto, che mi ha dato la possibilità di realizzarmi, una città al centro dell'Europa e vicina a tante culture. “Una città di tutti e di nessuno” come ho cantato in una canzone che le ho dedicato qualche anno fa. 

Cosa significa Giacomo essere oggi cantautore? 

Il cantautore ha la possibilità di esprimere attraverso la “forma canzone” i suoi pensieri sulla vita, sul mondo, sull'amore, sulle nostre necessità e sui nostri limiti. È una possibilità espressiva potentissima soprattutto perché la parola è accompagnata dalla musica e attraverso questa e si riesce a entrare più facilmente nel cuore delle persone che la ascoltano. 

Quanto è importante scrivere per comunicare il proprio vissuto interirore? 

Durante gli anni, negli ultimi miei dischi, ho affrontato tematiche diverse. Nei primi dischi era l'aspetto storico che mi affascinava e che ho avuto l'opportunità di inserire nelle mie canzoni. Con “RICOSTRUIRE” invece ho utilizzato le canzoni per esprimere alcuni movimenti interiori che stavo vivendo. È stata un'operazione quasi catartica che ha dato vita a delle composizioni a cui sono ancora molto affezionato. 

Non credo sia un obbligo quello di utilizzare le canzoni per parlare di sentimenti o di interiorità: è una delle tante opzioni. i grandi cantautori che ci hanno preceduto hanno dimostrato che si possono scrivere delle canzoni splendide per parlare di politica, storia, amore, risentimento, paura, per parlare della nostra società e la nostra fragilità. 

La tua esperienza nelle contaminazioni musicali  

La prima grande influenza della mia vita risale alla mia infanzia e adolescenza. È stato il periodo in cui ascoltavo alcuni grandi cantautori italiani come De Gregori, Bennato, Gaber, De Andrè. Iniziando a suonare la chitarra elettrica mi sono progressivamente allontanato da questi ascolti per immergermi sempre di più nella musica nera e nel jazz. Questo periodo con alcune interruzioni è arrivato fino ai miei 30 anni, quando ho finito il conservatorio a Bruxelles.  Dopo il Conservatorio e dopò il mio primo disco da chitarrista ho avuto una crisi musicale importante perché mi sono reso conto che il jazz, che ho amato tantissimo, non era però la forma espressiva che mi si confaceva. 

Ho cominciato ad allontanarmi da questo mondo imbracciando sempre di più la chitarra acustica e lasciando per molti anni la chitarra elettrica per entrare poi gradualmente nella musica folk di diverse provenienze.  

Negli ultimi anni ci sono stati alcuni artisti che mi hanno emozionato e quindi hanno fortemente influenzato le mie canzoni. Sono cantautori di diverse provenienze: irlandesi come Demian Rice, australiani come Xavier Rudd, americani come Ray  Lamontagne o inglesi come Passenger.  A guidarmi in questo percorso alla scoperta di questi cantautori è stata sicuramente la chitarra acustica che in qualche modo li unisce tutti.  Ho una grande passione per le chitarre in generale e per le chitarre acustiche in particolare. Hanno un suono che mi tocca nel profondo e attraverso il quale riesco ad esprimermi. 

Nel mio percorso musicale ho anche lavorato con musicisti provenienti da altre culture. Per un periodo abbastanza lungo ho lavorato con una cantante tunisina con la quale abbiamo girato il mondo suonando su palchi bellissimi. Recentemente ho invitato a registrare alcune parti di un mio brano (La mano di un vecchio) dei musicisti del Senegal e del Congo. Credo che Bruxelles sia una città che offra moltissime di queste opportunità. 

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 28 Aprile 2020 16:22 )  

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