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Il Sudafrica contro la tortura in Zimbabwe

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Secondo quanto riportato dalla BBC, sembra che il Sudafrica si sia finalmente deciso a processare gli ufficiali dello Zimbabwe accusati di aver torturato nel 2007 degli oppositori politici appartenenti al Movimento per il Cambiamento Democratico, che manifestavano contro il regime di Robert Mugabe. In precedenza sia le autorità sudafricane sia quelle zimbabwiane si erano opposte al processo, sostenendo che il Sudafrica non avesse alcun diritto di indagare su casi avvenuti nello Zimbabwe.
Ma le cose non stanno esattemente così: secondo il diritto penale internazionale, infatti, il Sudafrica aveva l'obbligo di non ignorare le denunce di crimini contro l'umanità portate avanti dagli esiliati politici dello Zimbabwe, e avrebbe dovuto indagare sugli ufficiali accusati non appena questi avessero messo piede sul suolo sudafricano.
Di questo il giudice sudafricano Hans Fabricius sembra perfettamente consapevole: ha affermato che le autorità del suo Paese si sono comportate in modo "incostituzionale e illegale" e ha ordinato di investigare sul caso. "Considerazioni politiche o iniziative diplomatiche sono irrilevanti": queste le sue parole. Il Southern Africa Litigation Centre e lo Zimbabwean Exiles Forum, due associazioni a tutela dei diritti umani, hanno presentato un dossier che proverebbe gli atti di tortura. Sono 17, in tutto, i nomi degli ufficiali Zimbabwiani accusati di tale crimine.
Non è la prima volta che lo Zimbabwe si trova sotto i riflettori internazionali per lo stesso motivo. Nell'estate scorsa un'inchiesta della BBC aveva portato alla luce le violenze inflitte agli operai delle miniere di diamanti della zona di Marange (gestite, tra l'altro, da un amico del presidente Mugabe). Alcuni testimoni, secondo la stessa fonte, raccontano di un campo di tortura nel quale venivano trasportati i lavoratori che si erano lamentati dei salari o che erano stati sorpresi a rubare: lì, sotto la sorveglianza dei soldati dell'esercito regolare del Paese, gli operai venivano legati, picchiati, morsi dai cani e, se donne, stuprate.
I diamanti provenienti da quella zona erano stati banditi dall'Unione Europea nel 2009, ma in seguito il bando fu revocato.
Sono anni ormai che le organizzazioni per i diritti umani denunciano le violenze, le torture, le persecuzioni degli avversari politici e delle minoranze (soprattutto gli Ndebele e i bianchi) perpetrate dal governo, o meglio, dal regime Mugabe, che dura, con alterne vicende, dal 1987.
"Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza": così recita la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948.
Eppure, ancora oggi, un'affermazione del genere è per lo Zimbabwe più un obiettivo da raggiungere che una conquista consolidata. La strada da percorrere è lunga, difficile ed anche pericolosa per chi combatte all'interno del Paese: questo dovrebbe, oltre che indignarci, spingerci a puntare i riflettori su realtà che sembrano distanti da noi e invece, in quanto uomini, ci riguardano profondamente.

Alessia Carrai / DEApress

 

fonti: http://www.bbc.co.uk/news/world-africa-17988527 , http://www.news24.com/SouthAfrica/News/SA-obliged-to-probe-Zim-torture-claims-20120508 , http://www.boes.org/un/itahr-b.html

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 28 Maggio 2012 17:57 )  

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