Nell’occupazione di Via Slataper a Firenze, vivono circa 200 richiedenti asilo. Drammatiche le condizioni di vita precarie e igenico sanitarie dello stabile. Uomini, donne e bambini tra povertà e malattie.
Guesta gente che vive in via Slataper, dalla Somalia, Etiopia, dal Sudan e anche se sono tutti richiedenti asilo, non hanno assistenza né un posto sicuro in cui dimorare. I letti a disposizione nel comune di Firenze non bastano per tutti e qualcuno è costretto a vivere in edifici abusivi. Nei bagni di via Slataper non ci sono le docce e per lavarsi bisogna utilizzare l’acqua del rubinetto. La luce spesso manca e bisogna utilizzare torce e cellulari. Le stanze sono sovraffollate da quattro, cinque materassi. Tutt’intorno è un ammasso di valigie e sacchetti, fornellini e carica batterie, coperte e vestiti, scarti di cibo e lattine. “E’ comunque meglio che stare sulla strada”, lo dice Qasim. “Se non ci fosse questa casa non avremmo alternative in cui andare”. Fuori da ogni stanza c’è il nome dei migranti che vi dimorano all’interno. Qualcuno lavora, ma sono impieghi precarie pagati pochissimo. Per mangiare si arrangiano a pranzo alla Caritas, e a cena scatolette di tonno e pezzi di pane. In questo inferno considerati anche i trascorsi di guerra e fuga dei migranti, è facile ammalarsi psicologicamente. Le giornate trascorrono nell’inerzia, le ricerche di un lavoro vanno quasi sempre a vuoto e allora meglio restare a dormire. Secondo alcuni testimoni ci sarebbero anche casi di autolesionismo, mentre sono già tre i tentativi di suicidio. Ecco alcuni commenti:
"L'Albergo popolare potrebbe accogliere tutti/e ma molti preferiscono questa struttura occupata che da' il senso di famiglia. Alcune stanze sono occupate da donne con bambime e altre da uomini soli. Molti ragazzi (Idris, Kalid, Mire, Mohamad) soffrono di depressione e fanno uso di psicofarmaci. A qualcuno di loro viene offerta la possibilità per un anno, di un progetto per richiedenti asilo, ma poi vengono nuovamente abbandonati".
"Per tentare di superare i disagi della palazzina, la regione Toscana ha investito 480 mila euro per un progetto assegnato alla cooperativa Cat che ha lo scopo di prendere contatto con gli occupanti, stilare una casistica e avviare processi di soluzione".
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