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Sulla Scozia e sull'Europa

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Il Regno Unito rimarrà tale. Questo è l'esito del referendum scozzese tenutosi il 18 settembre 2014, a 700 anni esatti dalla battaglia di Bannockburn. Oltre il 55% degli scozzesi, o meglio dei residenti in Scozia, ha votato per il no all'indipendenza della loro nazione.

Brindano le banche e i media che da settimane premevano con forza per far pendere il risultato dalla parte del no. Tirano un sospiro di sollievo quei politicanti che si trovano a governare un paese europeo che al suo interno accoglie spinte indipendentiste ma soprattutto tira un sospiro di sollievo David Cameron, premier britannico che adesso, scampato il pericolo, sorride sornione con la sua faccia da finto bravo ragazzo. Un personaggio quanto meno contraddittorio che si permette di dire che la Scozia, soggiogata e vessata da secoli dagli inglesi, con un numero incalcolabile di morti e torturati, non ha motivo di chiedere la propria indipendenza ma al tempo stesso minaccia, con motivazioni risibili, l'uscita del Regno Unito dall'e Europea, una pacifica e consenziente associazione di stati che, pur con tutti i suoi difetti, non ha torto un capello ad una singolo britannico e tanto meno attentato alla sua libertà.

Sull'altro fronte si dispera chi ha votato col cuore e si immaginava una Scozia libera come quella sognata da William Wallace. A loro va aggiunto il dispiacere di chi, molto meno romantico, guardava con avidità al petrolio del mare del Nord con la speranza di spartirsene i proventi solo tra scozzesi. Sconfitti si sentono infine i fratelli indipendentisti del resto d'Europa, che combattono per la secessioni delle loro nazioni, reali o inventate che siano.

Ma guardo oltre i vincitori e gli sconfitti che significato e quali implicazioni ha questo referendum sull'e Europea, la grande famiglia che accoglie tutti i popoli del continente, scozzesi compresi?

Nonostante il presidente indipendentista scozzese Salmond si dichiarasse a favore di una Scozia membro dell'UE tutti i rappresentati europei si sono schierati a favore del no dichiarando che le spinte secessioniste sono un pericolo per l'unità del continente. Ma è veramente così? Teoricamente no, praticamente sì.

Il sogno di una Europa unita e federale non sarebbe in contrasto con un rivendicazione come quella scozzese. Ogni cittadino europeo ha il diritto, e il dovere, di sentirsi legato alla sua realtà locale oltre a quella europea. Quello che è fondamentale è che le varie istituzioni siano organizzate secondo il principio della sussidiarietà in modo che ogni questione possa essere affrontata e gestita nel modo migliore al giusto livello territoriale. Una Scozia indipendente e membro UE quale attentato avrebbe mai potuto portare all'unità continentale? Nessuno. Ma ancora una volta i burocrati europei devono fare gli interessi dei governi nazionali tremanti di paura in vista di ulteriori rivendicazioni di indipendenza. La realtà pratica è quindi ben diversa e probabilmente una vittoria del sì avrebbe innescato una serie di tensioni e sommovimenti che avrebbero danneggiato il processo di integrazione. L'accesso della Scozia in UE sarebbe stato infatti silurato dal veto di tutti quei paesi intenzionati a delegittimare il suo atto di indipendenza per evitare di avere analoghi problemi in casa proprio in un immediato futuro.

Il sostenitore dell'Europa dei popoli, uniti nella diversità, dovrà quindi pragmaticamente rallegrarsi della vittoria del no e ricordare che in ogni caso il governo britannico si è impegnato a conferire alla Scozia e alle altre nazioni del Regno Unito ulteriori poteri ed autonomia.

Da non dimenticare e da sottolineare è la grande prova di democrazia che è avvenuta in terra britannica dove una disputa di questa portata è stata risolta dentro ai seggi elettorali con le penne in mano. Una bella lezione di civiltà data dal vecchio continente agli ipocriti che vogliono mettere tutti sullo stesso piano quando invece c'è chi ha ancora molto da imparare in tema di diritti.

A ben vedere le spinte secessioniste nel contesto europeo attuale, scevre da nostalgia e romanticismo, sono quanto mai anacronistiche. In un mondo dominato da poche superpotenze militari ed economiche che si sfidano in un cinico risiko per il controllo delle sempre più scarse risorse naturali non c'è posto per un'Europa divisa. David Cameron ci pensi bene quando parla di indire un referendum contro l'e Europea e si ricordi di tutti i bei discorsi sul “meglio essere uniti” con cui si è riempito la bocca in questo ultimo mese.

In definitiva la speranza è che il romantico cittadino a nord del vallo di Adriano che ha votato per l'indipendenza adesso guardi al futuro fiero di essere europeo, felice di essere britannico e soprattutto orgoglioso di essere scozzese. Perché essere scozzese è una soddisfazione che nessuno potrà mai togliergli.

Alba gu bràth.

 

Cosimo Biliotti

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 24 Settembre 2014 12:14 )  

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