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La vegetazione del sahara occidentale

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La vasta estensione del Sahara, per quanto deseritca, non è quasi mai priva di vita vegetale; il terreno è ricoperto da una bassa vegetazione che dà una certa colorazione alle distese rocciose: ogni mattina nascono piante sia per l'umidità notturna. sia per le piogge, anche se scarse e subito assorbite dal suiolo. In varie parti si osserva una vegetazione di tipo stepposo, negli altipiani cresce un'erba verdastra chiamata alfa che viene utukuzzata per ilpoascolo dei dromedari.

Altre parti della zona sabbiosa (erg) sono ricoperte di radi cespugli quali l'Acacia radiana, la Zilla spinosa, la Rhus oxyacanta e altre grraminacee, in particolare l'Arstidia punges, usata anchì'essa come alimento per i dromedari. Nel terreno ciottoloso (serir) compaiono le ginestre (retama) e infine, in altre parti ancora, dette "zone del cram-cram", cresce una pianta di gusto gradevole per gli animali da pastura.

Nella maggioranza dei casi le piante sono cosparse di una peluria o hanno un rivestimenti carnoso per proteggersi dall'evaporazione; a volte i rami presentano una particolare conformazione (si appoggiano sul terreno) per eliminare l'eccessivo riscaldamento che le porterebbe alla morte; in tal modo le radici possono svilupparsi in profondità assorbendo l'umidità derivante dalla falda freatica sotterranea. Le foglie spesso sono trasformate in spine o hanno i tessuti pieni d'acqua, mantenendo così a lungo la riserva idrica, ad esempio le euforbie che, come molte "succulente" sono oprive di foglie e possiedono un fusto grosso. Parte delle piante sono xerofite; molte hanno un "habitus xeromorfo", cioè presentano meccanismi simili alle piante desertiche detyte effimere, che superano le difficoltà ambientali germogliando solo dopo un certo quantitativo di precipitazioni.

Sugli altopiani, durante la stagione fresca che va da novembre a marzo, la vegetazione perla pastura è leggermente salata e salata è, molto spesso, anche l'acqua. Da aprile a ottobre, la stagione calda, le zone di pastura si postano verso i pozzi d'acqua dolve permanenti; nelle rare oasi la vegetazione  è rigogliosa. Qui l'acqua viene convogliata e utilizzata in modo razionale, permettendo così la coltivazione di ortaggiu, legumi, cereali, alcuni alberi da frutto e la palma da dattero.

Oggi, secondo notizie di fonte marocchina, si è avuto un incremento delle forme di economia agricola locale (monocoltura), mentre fino ad alcuni anni fa l'agricoltura era sviluppata solo nelle oasi in cui era connessa la pastorizia.

La tradizionale impostazione agricola a grara, ripartira in particelle, viene ancora rispettata, anche se ultimamente sono state realizzate opere di irrigazione, costruite  serre per le coltivazioni controllate, e la produzione locale è migliorata a duscapoito delle importazioni dalle Canarie e dal centro del Marocco.

 

LE RISORSE IDRICHE

Le condizioni idrografiche del Sahara Occidental sono, nelle libee generali, quelle di un territorio a clima arido, come lo è nel complesso tutto il Sahara. Da alcuni studi sembrerebbe che il Sahara Occidentale fosse desertico da tempi più recenti del Sahara Centrale che, a sua volta, è diventato Sahel in epoica ancora più vicina. Il deserto risulta più totale a est che a ovest, ma non è dimostrato che la sua steriilità sia più antica. L'estrema povertà di precipitazioni non consente lo sviluppo di corsi d'acqua permanenti e anche l'estensione e la portata dele falde acquifere sotterranee sono relativamente limitate.

Le conoscenze antecedenti sulle condizioni idrografiche sono scarse; solo nel periodo della dominazione spagnola sono stati condotti studi sui pozzi d'acqua che segnalavano la presenza dei luoghi di permanenza dei nomadi. Sulle condizioni idrografiche generali del Sahara Occidfentale tuttavia, ci si può fare un'dea, tenendo presente l'entità e il regime delle precipitazioni annue,. Si può calcolare che nel corso di un anno cadono 44,5 mm. di pioggia. I grandi cambiamenti idrogrrafici verificatasi alcune migliaia di anni fa hanno  lasciato tracce: si vedono dappertutto ouel morti, laghi prosciugati e fiumi privi di un livello di base fisso; ad essi, scomparsi a poco a poco, si sono sostuituiti sedimenti alluvionali e sabbie che hannio gradualmente ostruito il vecchio letto. Se le precipitazioni fossero costanti e durature, nei periodi di piovosità potrebbe alimentare gli oued per molti mesi; invece, nella maggior parte dei casi durano soltanto poche ore, cosicchè gran oparte dell'aacqua evapora ancor prima d'infiltrarsi nel terreno. Tale evaporaziione è subordinata a tre fattori:

  1. la secchezza dell'aria
  2. i forti venti
  3. le elevate temperature estive

La siccità dell'aria è forse ciò che sorprende maggiormente il viaggiatore proveniente da un paese umido. Le osservazioni idrometriche, purtroppo insufficienti, indicano una media d'umidità relativa dal 50% al 40%, che può scendere a meno del 10% d'estate, e l'evaporazione della superficie di uno strato d'acqua libera è intensa l'anno. E' indice che l'atmosfera del deserto può far evaporare una quantità d'acqua cento o duecento volte superiore a quella registrata dal pluviometro.

Il nomade non considera l'acqua del fiume di sua proprietà ma la usa esclusivamente per l'approvvigionamento, e quanti gli interessa di più è che sia potabile. Dall'acqua e dalla sua identificazione dipende la vita nel deserto; le acque si possono classificare nel seguente modo:

  1. sorgenti
  2. acque stagnanti
  3. acque sotterranee e sotto gli alvei

Sorgenti

Sule Carte del Servizio Geografico Militare dell'ex Sahara Occidentale sono segnate tutte le sorgenti e le fonti d'acqua che, però, non rappresentano ricchezza per l'economia del Sahel, come si potrebbe credere, in quanto la loro portata non è molto grande e non tutte sono di acqua dolce.  Ad esempio El Aiun (Laayoune) vuol dire sorgente o fontana. Dunque, secondo la derivazione del toponimo, il nome dell'attuale capitale del Sahara Occiudentale significa: Las Fuentes (Le Fonti).

Acque stagnanti

Le acque stagnanti costituicono una riulevate riusiorsa durante k'inverno o quando l'acqua delle fonti in superficie è evaporata.

Acque sotterranee e sotto gli alvei

Moltio variu sono gli accumuli di acqua che sui oissiono incontrare; tra i pioù signioficativi il gelta, una specie di cisterna naturale; si ritrova spesso in alvei di natura rocciosa ricoperti di sabbia e terra, dove l'acqua dura persino un anno. Esempi sono il famoso Guelta Zemmpur che si trova alla confluenza di varie gole rocciose.

L'Asgig è una fossa fatta di lastre petrigne orizzontale, che può raggiungere anche i tre metru du profondità. In queste fosse l'acqua si mantiene abbastanza bene e la quantità può approvvigionare sufficientemente un gruppo familare per un certo periodo di tempo: ce ne sono in abbondanza nel Tiris (appaiono anche nela toponomastica delle carte geografiche). Queste toponomastiche, che pure Baroja inseriusce nelle sue descrizioni, portano a nostra conoscenza lo stretto rapporto esistente fr ai termini e le motivazioni della scelta di tali nomi da parte degli abitnti sahrawi.

Bullòn - studioso della toponomastica - inserisce nel suo glossario questi termini: Agesgal  e agelmim con i quali designa "fosse o buche nelle rocce dove si può conservare l'acqua per rifornire un gruppo". L'agesgal è più piccolo dell'agelmim che può contneree acqua per un rifornimento maggiore (tyre mesi). Entrsmbi sono tipici delle alture dello Zemmour, dando luogo a molti altri toponimi. Un altro studioso, Monteil, rileva che la toponomastica deriva dalla lingua usata nella zona dai sahrawi (l'hasamia) e coincide con la descrizione cartografica, indicando punti di riferimentio della vita degli abitanti di quelle zone desertiche. Questi nomi sono da prendere in considerazizone in quanto, come dice Monteil, anche una leggera variazione semantica può cambiarne il significato; ad esempio, i termini salta e tauerta servono ambedue a denominare dei contorni rocciosi natirali.
Nel caso del salta si tratta di una poiccola fenditura prodottasi in un alveo roccioso, dove si possono residuare da 30 a 40 litri di acqua piovana.

Mentre il tauerta è un pozzo, alimentato da falde sub-alveolari, che si apre in senso oblliquo sul terreno roccioso. Bullòn afferma che l'acqua si trova a non più di tre metri di profondità e racconta che quando il Guelta dello Zemmpur si prosciuga, di solito apre, nella sua parte più bassa, formando dei pozzi da dove è possibile estrarre una certa quantità d'acqua.

Il magder è una fessura apertasi nel letto di fiumi già asciutti dove si può trovare ancora dell'acqua depositata.

Una daia è una depressione del terreno in cui si accumulano le acque piovane, tanto da creare grandi e regolari bacini; si utilizza per rifornirsi di acqua potabile fino a quando non sparisce a causa della filtrazione e della evaporazione. Generalmente la daia si trova in un terreno argilloso e può avere un'estensione abbastanza ampia. Tra le maggiori, Bullòn ricorda la daia di Tenuimel, a nord-est di Edsera (a nord della Saguia); quella delk Tislatin, a 70 km. a sud-ovest di Laayoune, verso Cap Bojador, quella del Kab a 12 Km. a sud-ovest di Yereifa; quella di Tebark Alah vicino al pozzo di Bulariah, el LIacadas el Jadra nel confine orientale del Tiris.

La nagaa non è altro che un piccolo ristagno effimero, tra una precipitazione e l'altra, dal quale  si possono attingere fino a due otri d'acqua (circa 50 litri). Non tutte le depressioni del terreno permettono di trattenere acqua dolce, a volte si formano depositi di sale, anche molto estesi e che in altri tempi avevano grande importanza nell'economia del Sahel. La Sebcha è il nome della salina che troviamo spesso nella toponomastica del Sahel. La più grande sembra sia quella di Aridal, che ha una dimensione di 35 km. di lunghezza e 23 di larghezza; altre saline più ricche e frequentate sono quelle di Umm el Drus e Ijil, però fuori dal territorio che ci interessa. Inoltre i pozzi sono di quattro tipi:

  1. Tilensì: si apre nel letto del fiume. L'acqua vi si estrae a un metro di profondità o anche meno (zona Saguia el Hamra e i suoi affluenti).
  2. Agla: il tipo di pozzo permanente più semplice e comune: anche questo si apre nel letto di un fiume o di un ruscello sabbioso. Vi si attinge acqua a più di un metro e a meno di cinque. Alcune regioni si caratterizzano proprio per l'abbondanza di questi pozzi.

  3. Hasi (plurale hasoan): pozzo con tronchi o rami al fondo. La sua profondità non supera i 12 metri, è Il più noto nel Sahel e appartengono a questa categoria

  4.  alcuni dei più conosciuti dai nomadi, come Ars Amar, Aridal, Bu Gaffa, Buleriah, Dora, Mesied, Saq, Smara, Tantan, Tenuaqa, Tifariti, Timasin e Tisla.

  5. Bir: è sempre più grande dell'Hassi. Le pareti, di solito, sono costruite con terra compattata o anche con pietre. L'acqua si estrae per mezzo  di una puleggia a trazione animale, come il magrod della zona dell'Ifni. I pozzi più noti si trovano a sud del Rio de Oro, sotto il parallelo 26 di latitudine nord, e sono riconoscibili perchè la parola bir precede sempre il nome proprio come: Bir Gandus, Bir Nazaran, Bir ult Sidi Emhammed nel Tiris, Bir Hamar (sulla frontiera mauritana).

In merito a tali indicazioni sui pozzi, sono state fatte apprtofondite ricerche sul territorio per controllare il loro stato attualle ma, a causa della guerra, le aree fuori dal tracciato usuale vi sono ancora mine usate per evitare incursioni da parte dei guerriglieri del Polisario, e non tutte le zone sono state sfriuttate.

Noi europei siamo abituati a immaginare che nel deserto non vi sia altra acqua all'infuori di quella dei pozzi; invece, esistono numerose riserve idriche distinte, che intervengono negli elementi paesaggistici e sono vitali. Dal 1990 al 1994 i pozzi analizzati e messi in uso sono molti e portano sempre la scritta del Ministero (OGN) che li ha resi utiuliuzzabili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 15 Giugno 2023 10:31 )  

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