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Kurdistan: l’orizzonte (lontano) della pace

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I segnali di apertura verso il Pkk del governo turco per ora restano sulla carta. E Abdullah Öcalan resta in prigione. Intervista alla deputata del partito Dem, Newroz Uysal Aslan.

di Tiziano Saccucci (*)

l 10 ottobre si è tenuta una conferenza stampa alla Camera dei Deputati in occasione del 26° anniversario dell’inizio del viaggio che avrebbe portato il fondatore del Pkk Abdullah Öcalan in Europa alla ricerca di condizioni che permettessero l’avvio di un negoziato con la Turchia. Quel viaggio si sarebbe concluso cinque mesi dopo con l’arresto del leader curdo e la reclusione nell’isola-prigione turca di Imralı, dove si trova tuttora.

«Sono venuta in Italia nell’ambito della campagna per la fine dell’isolamento e la libertà di Öcalan, sia per incontrare i solidali che per incontri diplomatici», ha spiegato alla Camera Newroz Uysal Aslan, deputata del partito Dem al parlamento turco e avvocata di Öcalan tra il 2015 e il 2022, nonché una delle ultime persone ad averlo incontrato in prigione prima dell’inizio dell’isolamento totale nel 2020.

In questi giorni il governo turco sta mostrando segnali di apertura al dialogo. Dopo aver stretto la mano ai deputati di Dem qualche settimana fa per la prima volta, il leader dell’Mhp (partito al governo con l’Akp) Devlet Bahçeli ha detto in un discorso in parlamento che a Öcalan dovrebbe essere concesso di intervenire alla Grande Assemblea di Turchia affinché dichiari la fine della lotta armata. Le straordinarie dichiarazioni di Bahçeli, alleato di ferro di Erdogan, potrebbero rappresentare l’inizio di un nuovo processo di pace a dieci anni dai negoziati terminati nel 2015 con un’ondata di attacchi aerei sulle basi del Pkk in nord Iraq e l’assedio delle città curde in Turchia.

A 26 anni dalla cattura di Öcalan come definisce la sua condizione attuale?

Il «sistema Imralı» è una questione internazionale, diretto risultato del complotto internazionale sia nella sua costituzione che nel suo proseguimento. Viene presentato come una questione di diritto essendo un carcere, in realtà è un terreno al di fuori del diritto internazionale e delle stesse leggi turche, emblematico della situazione dei curdi in Turchia. Si può riassumere come un sistema di tortura al di fuori della legge, un meccanismo istituito per ottenere la resa politica del popolo curdo.

Quale crede sia l’influenza della figura di Öcalan nello scenario politico in Turchia?

Öcalan ha iniziato la sua lotta definendo il Kurdistan una colonia, incentrandola di conseguenza sulla decolonizzazione e l’indipendenza del popolo curdo. Tuttavia già in quel periodo aveva identificato la questione curda come un problema della democrazia in Turchia e più in generale in Medio Oriente. Nonostante l’isolamento, la sua influenza è cresciuta esponenzialmente non solo verso il popolo curdo, ma anche in Turchia e verso gli stati in cui è diviso il Kurdistan e oltre. La messa in pratica del suo pensiero in Rojava ha fatto sì che questo venisse conosciuto in tutto il mondo da tutti coloro che vogliono lottare per la democrazia e contro il fascismo, per una soluzione della crisi mondiale che ha come epicentro il Medio Oriente. Quello che è partito come un pensiero intorno a quale è cresciuto un movimento socialista per la libertà dei curdi, adesso è diventato un pensiero che rappresenta l’opposizione nei confronti dello stato nazione, il sostegno ai popoli oppressi, la lotta contro la mascolinità egemonica e contro il capitale che colonizza la natura.

Tali idee sono di ispirazione per i movimenti sociali e politici in Turchia?

I libri di Öcalan sono stati tradotti in 19 lingue, in tutto il mondo ci sono movimenti, intellettuali e pensatori che li studiano ne traggono beneficio. Al contrario in Turchia c’è un embargo su tutto ciò che riguarda Öcalan. I libri, le riviste, discutere o anche solo citare apertamente quello che Öcalan scrive è proibito. Lo stesso vale per il nostro partito, non possiamo parlare nei canali statali, sui giornali o le riviste e le tv curde vengono bandite. È molto difficile per noi poter arrivare a un grande pubblico, in tutto il mondo il posto in cui è più difficile far permeare queste idee nella società è la Turchia. Il partito Dem è stato fondato da sei partiti in una coalizione che vede la partecipazione di movimenti di donne, femministe, socialisti, ambientalisti e altre visioni e movimenti. Quando ci presentiamo come un partito che unisce diversi punti di vista tutti plaudono alla nostra capacità di unire, ma se diciamo che lo abbiamo fatto sulla base del pensiero di Öcalan non veniamo accettati. In Turchia c’è uno stigma su Öcalan in quanto etichettato come terrorista, e questa etichetta di pericolosità attaccata a tutto ciò che ha a che fare con lui è stata interiorizzata dalla gente.

Crede che al di fuori della Turchia l’impatto sia maggiore?

Certo, nelle università di tutto il mondo sono state fatte conferenze, assemblee, riunioni e il suo pensiero è oggetto di ricerche. La politica statale volta a seppellirlo vivo a Imralı è in qualche modo fallita e il suo pensiero è libero.

Quali sono le prospettive per il futuro del partito Dem?

Tutte le lotte di liberazione nazionale si sono concluse a un tavolo delle trattative al quale erano seduti i leader dei movimenti di liberazione, le forze politiche che avevano sostenuto questa lotta e lo stato. Oltre a essere un partito che porta avanti una lotta per la soluzione siamo anche un partito che rappresenta la parte politica di questo eventuale tavolo delle trattative. Come forza di negoziazione interagiamo sia con lo stato, che con la società e gli altri partiti. Siamo la forza per la soluzione non solo della questione curda ma anche dei problemi della Turchia e insistiamo per creare le condizioni affinché lo stato assuma una posizione che porti a una soluzione.

Crede ci siano le condizioni perché questo avvenga nel prossimo futuro?

Lo stato turco da una parte cerca di eliminare militarmente il Pkk, dall’altra tenta di neutralizzare politicamente il popolo curdo attraverso diverse manovre: rendendo l’Hdp illegale, arrestando e commissariandone i comuni, attaccando la forza politica del Dem anche fuori dal parlamento e impedendo ad Öcalan i contatti con l’esterno. Durante il periodo dei negoziati nel 2014 è stato architettato un piano volto a mettere in ginocchio la parte curda, messo poi in pratica attraverso l’arresto di migliaia di militanti dell’Hdp, commissariando i comuni e infine impiegando un’enorme quantità di soldi nella guerra. Nonostante tutto il partito Dem, che è il proseguimento dell’Hdp, è ancora attivo e abbiamo nuovamente vinto le elezioni in molti comuni. Lo stato non può continuare per sempre con questa politica e dovrà per forza andare alla ricerca di un negoziato. In questi giorni si discute del fatto che il leader dell’Mhp abbia per la prima volta stretto la mano ai membri di Dem, in seguito Erdogan ha dichiarato di aver teso una mano ai curdi. Ma in un momento in cui ci sono attacchi quotidiani, non è possibile neanche cantare canzoni curde, in cui non si può fare una manifestazione senza essere attaccati e l’isolamento su Öcalan è così pesante, non si può parlare di mano tesa. Quando verranno fatti passi concreti, sarà possibile iniziare un nuovo negoziato.

Circolano voci secondo cui a Öcalan è stato concesso di inviare lettere alla leadership del Pkk per sondare il terreno per nuovi negoziati. Che ne pensa?

Considerando che a Öcalan non è permesso da quattro anni di avere contatti con l’esterno, non c’è modo di verificare queste voci. Se la Turchia volesse, ci sarebbe sicuramente la possibilità di aprire una nuova fase.

(*) Link all’articolo originale: https://ilmanifesto.it/lorizzonte-lontano-della-pace

https://www.labottegadelbarbieri.org/kurdistan-lorizzonte-lontano-della-pace/

 

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