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Kosovo verso l'indipendenza

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Gli albanesi del Kosovo, il 90% della popolazione, si preparano a festeggiare domenica la separazione dalla Serbia. Un divorzio ben voluto dagli americani, che intendono riconoscere il nuovo Stato immediatamente dopo la proclamazione dell’indipendenza, e da alcuni paesi europei, tra i quali anche l’Italia.
A non brindare all’indipendenza del Kosovo, invece, non sarà solo Belgrado, che deve dimenticare per sempre il sogno della Grande Serbia, ma nemmeno Mosca, Atene e Madrid.
“Concedere l’indipendenza a Pristina provocherà effetti pericolosi in molte aree geografiche”, ha avvertito Vladimir Putin Presidente Russo.
Allarme condiviso anche dalla Spagna, che ha già annunciato che per il momento non intende riconoscere il Kosovo come Stato indipendente e che ha chiesto garanzie molto serie per non porre il veto in seno all’Unione Europea.
“Non voteremo alcun documento che non specifichi l’eccezionalità della decisione di riconoscere il diritto all’indipendenza del Kosovo”, ha detto un diplomatico spagnolo ad Adn Kronos International. 
Comprensibili i timori della Spagna dove almeno tre regioni chiedono l’indipendenza: l’Aragona, i Paesi Baschi e la Catalogna.
Riconoscere il diritto all’indipendenza al Kosovo solo perchè il 90% della popolazione parla un’altra lingua ed ha i connotati di una nazione diversa da quella del paese dove è attualmente collocata politicamente e geograficamente, aprirebbe infatti la porta per la secessione di almeno tre regioni spagnole, ma forse anche delle isole Canarie e delle due enclavi Ceuta e Melilla che la Spagna possiede nell’Africa settentrionale.
Ogni Stato del Vecchio Continente ha in casa propria gruppi separatisti che attendono il momento più opportuno per rivendicare il proprio diritto all’indipendenza e alla secessione.
In Francia, il governo di Parigi deve fare i conti con i corsi e i bretoni, in Gran Bretagna c’è la questione dell’Irlanda del Nord, in Belgio è in corso un duro scontro tra Vallonia e Fiandre, e poi c’è Cipro, diviso da un muro.
Nell’Europa dell’Est la situazione è ancora più esplosiva. La Romania e la Slovacchia devono fare i conti con forti minoranze ungheresi, mentre la Bulgaria ha una consistente popolazione turca.
Temono gli effetti dell’indipendenza del Kosovo anche i macedoni, con il 30 per cento della popolazione di etnia albanese, la Grecia che convive con i suoi macedoni, e la Polonia con i suoi tedeschi.
L’ondata dell’indipendenza del Kosovo può colpire anche i paesi più lontani, dall’ex Unione Sovietica fino allo Sri Lanka, passando per la Turchia, l’Iran, il Pakistan e l’India.
“Perchè il trattamento riservato dalla comunità internazionale ai kosovari non deve essere applicato anche altrove, per esempio in Abkhazia?”, si è chiesto nei giorni scorsi Sergej Bagapsh, leader abkhazo.
E perchè non in Ossezia, Cecenia, Nagorno Karabakh o Transdnistria?
L’indipendenza del Kosovo potrebbe risvegliare i sentimenti secessionistici anche tra i tibetani e musulmani di Xingjiang, i curdi iraniani, iracheni e turchi, i beluchi iraniani e pakistani, i bengali, i kerala e i kashmiri indiani e perfino i gli svedesi dell’isola di Aland in Finlandia.

Nicoletta Consumi - DEApress 

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 15 Febbraio 2008 12:45 )  

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