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L'utopia palestinese

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Firenze - "Chi ha ucciso il sogno palestinese?" si è chiesto Padre Abuna Giulio, sacerdote ortodosso, portavoce della comunità palestinese in Toscana.
Oggi pomeriggio si è svolta a Firenze, in Palazzo Panciatichi, una conferenza dal titolo "L'utopia palestinese. Uno stato libero e indipendente".
Molti gli interventi, taluni illustri, a partire da quello del giornalista di Report, Paolo Barnard, autore del recente saggio "Perché ci odiano". Barnard ha parlato della difficoltà di schierarsi a favore della Palestina, in Italia, col rischio di essere tacciati di antisemitismo: "I più grandi antisemiti" ha detto "Sono le leadership israeliane". E ha aggiunto: "Si sente dire spesso che gli arabi vogliono buttare a mare gli ebrei. No, è il contrario: gli ebrei hanno pianificato di buttare a mare gli arabi, e lo stanno facendo. [...] Io sono convinto che il progetto israeliano non è la pace; il progetto è la Grande Israele". Barnard ha denunciato l'inadempienza del mondo politico e ha sottolineato la necessità di mobilitare le opinioni pubbliche occidentali, quale unico mezzo per risolvere la questione palestinese.
Molto toccante la testimonianze di Jivara Albudieiri, corrispondente per Al-Jazeera dai Territori Occupati Palestinesi. Albudieiri ha ricordato la foto, scattata da un giornalista israeliano, ad alcuni bambini israeliani mentre scrivevano su un missile: "Questo è il nostro regalo ai bambini libanesi".
Samar Issa, avvocatessa palestinese, ha parlato invece attraverso una serie di immagini del muro israeliano in Cisgiordania: ha ricordato che il muro si dispiega integralmente nel territorio della Cisgiordania, che nelle intenzioni dovrà essere lungo 730 km, che dividerà in tre parti non comunicanti la terra di Palestina, che viene usato strumentalmente per allargare i confini israeliani di Gerusalemme, che impedirà ai Palestinesi l'accesso all'acqua. Issa ha spiegato il dramma di molti contadini, i cui terreni sono rimasti dalla parte israeliana del muro; solo tre volte al giorno, per un quarto d'ora, le porte nel muro vengono aperte. E se qualcuno tenta di forzare uno di questi passaggi viene inevitabilmente arrestato. Ormai molti terreni sono incolti, l'economia palestinese (che si basa principalmente sull'agricoltura) è allo stremo. Issa ha dichiarato che il muro, condannato dallo stesso Tribunale ONU dell'Aia, toglierà ai Palestinesi il 47% delle proprie terre.
Molti interventi hanno sottolineato l'esigenza di una grande Conferenza sul Medio Oriente sotto l'egida dell'ONU, che dia terra e libertà alla Palestina e che in questo modo riporti la pace nella regione; perché "La pace si ottiene solo con la giustizia".
Mariano Mingarelli, dell'Associazione di Amicizia italo-palestinese di Firenze, che presiedeva l'iniziativa, ha auspicato una soluzione più solida e duratura di quella prospettata dallo slogan "Due Popoli, due Stati": ha spiegato che l'unica soluzione possibile per avere la pace è quella di "Uno Stato per due Popoli", perché ovunque "I confini fanno sangue".
E Padre Abuna Giulio, con un forte slancio emotivo, con la forza di chi non accetta quest’infinita sofferenza, ha affermato: “Io non accetto l’incubo!”

Giulio Gori - DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 15 Novembre 2007 20:59 )  

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