Firenze - Il circolo di Azione Gay e Lesbica di Firenze prende posizione sull'Ordine del Giorno del Senato sulle coppie di fatto, del 7 dicembre, e rilascia la seguente dichiarazione a DEApress:
"Risulta ovvio da ciò la nostra soddisfazione per l'ordine del giorno del 7 dicembre. Ci pare comunque che quanto espresso dal Senato della Repubblica sia allo stato attuale il minimo che ci si potrebbe aspettare in uno stato di diritto, laico ed europeo. Solo l'estrema arretratezza culturale italiana rispetto alle tematiche gay, lesbiche e trans fa sì che interventi limitati appaiano come sconvolgimenti dell'esistente.
All'interno della nostra associazione, così come all'interno del movimento glbt italiano, esistono posizioni differenziate sul concetto di famiglia, sui pacs, sulle unioni civili, sul matrimonio, ma quello che comunque ci accomuna tutti/tutte/tutt* è
- ritenere che l'allargamento dei diritti a chi ne è stato/a/* finora escluso/a/* non limita in alcun modo chi già gode dei diritti stessi
- considerare che lo Stato dovrebbe garantire i diritti di ogni singola persona (trans, lesbica, gay, eterosessuale) indipendentemente dalla sua volontà o possibilità di accedere ad una forma riconosciuta di istituzionalizzazione di rapporto di coppia eliminando i privilegi per esempio connessi allo status di persona sposata.
- ritenere che compito della politica istituzionale è garantire ad ogni cittadino/a/* pari diritti. E' poi compito dei movimenti sociali e delle avanguardie culturali elaborare eventualmente nuove forme di relazione e socialità. Come è stato espresso da alcuni esponenti del movimento glbt spagnolo "le riforme di Zapatero per quanto estremamente innovative sono state l'ovvio esito della piena affermazione della parità di diritti per ogni cittadino/a/*. Ad ogni singolo/a/* eterosessuale, gay, lesbica e trans, nella sua individualità o all'interno dei movimenti, compete se usufruire o no per esempio del matrimonio, o magari di rifiutare il matrimonio tout court. Questo non esime il/la legislatore/ trice dall'elaborare leggi che attuino in pieno la parità di diritti".
Giulio Gori - DEApress
"Risulta ovvio da ciò la nostra soddisfazione per l'ordine del giorno del 7 dicembre. Ci pare comunque che quanto espresso dal Senato della Repubblica sia allo stato attuale il minimo che ci si potrebbe aspettare in uno stato di diritto, laico ed europeo. Solo l'estrema arretratezza culturale italiana rispetto alle tematiche gay, lesbiche e trans fa sì che interventi limitati appaiano come sconvolgimenti dell'esistente.
All'interno della nostra associazione, così come all'interno del movimento glbt italiano, esistono posizioni differenziate sul concetto di famiglia, sui pacs, sulle unioni civili, sul matrimonio, ma quello che comunque ci accomuna tutti/tutte/tutt* è
- ritenere che l'allargamento dei diritti a chi ne è stato/a/* finora escluso/a/* non limita in alcun modo chi già gode dei diritti stessi
- considerare che lo Stato dovrebbe garantire i diritti di ogni singola persona (trans, lesbica, gay, eterosessuale) indipendentemente dalla sua volontà o possibilità di accedere ad una forma riconosciuta di istituzionalizzazione di rapporto di coppia eliminando i privilegi per esempio connessi allo status di persona sposata.
- ritenere che compito della politica istituzionale è garantire ad ogni cittadino/a/* pari diritti. E' poi compito dei movimenti sociali e delle avanguardie culturali elaborare eventualmente nuove forme di relazione e socialità. Come è stato espresso da alcuni esponenti del movimento glbt spagnolo "le riforme di Zapatero per quanto estremamente innovative sono state l'ovvio esito della piena affermazione della parità di diritti per ogni cittadino/a/*. Ad ogni singolo/a/* eterosessuale, gay, lesbica e trans, nella sua individualità o all'interno dei movimenti, compete se usufruire o no per esempio del matrimonio, o magari di rifiutare il matrimonio tout court. Questo non esime il/la legislatore/ trice dall'elaborare leggi che attuino in pieno la parità di diritti".
Il testo dell'Ordine del Giorno del Senato è questo:
"Ordine del giorno dell'Unione 7.12.2006
Il Senato della Repubblica, considerato l'ampio dibattito politico che, da anni, impegna il Parlamento e l'opinione pubblica sulla disciplina delle unioni di fatto e dei diritti che ne derivano, impegna il governo a presentare, entro il 31 gennaio 2007, un disegno di legge sulle unioni di fatto che:
- risulti coerente con le numerose decisioni adottate dalla Corte Costituzionale in materia di non discriminazione di trattamento del convivente, nonché con gli articoli 2 e 3 della Costituzione Italiana, 21 della Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea, I-2 del Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa;
- riconosca diritti, anche in materia fiscale, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte di unioni di fatto e non consideri dirimente, al fine di definire natura e qualità dell'unione di fatto, né il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale".
"Ordine del giorno dell'Unione 7.12.2006
Il Senato della Repubblica, considerato l'ampio dibattito politico che, da anni, impegna il Parlamento e l'opinione pubblica sulla disciplina delle unioni di fatto e dei diritti che ne derivano, impegna il governo a presentare, entro il 31 gennaio 2007, un disegno di legge sulle unioni di fatto che:
- risulti coerente con le numerose decisioni adottate dalla Corte Costituzionale in materia di non discriminazione di trattamento del convivente, nonché con gli articoli 2 e 3 della Costituzione Italiana, 21 della Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea, I-2 del Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa;
- riconosca diritti, anche in materia fiscale, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte di unioni di fatto e non consideri dirimente, al fine di definire natura e qualità dell'unione di fatto, né il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale".
Giulio Gori - DEApress
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