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Gianni Biagi nella bufera

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Firenze - Giorni difficili per l’assessore comunale Gianni Biagi. Da tutte le parti piovono contestazioni e feroci polemiche contro di lui.
In questi ultimi giorni si è scatenata la questione dei lavori nel sottosuolo dell’ex area FIAT di viale Belfiore, per la costruzione del sottopasso per l’alta velocità.
L’antefatto è che la ditta ‘Baldassini Tognozzi Pontello S.p.A’. ha chiesto all’amministrazione comunale fiorentina di modificare il progetto per il sottosuolo di Viale Belfiore, a causa di una falda acquifera. Da parte sua, l’architetto Jean Nouvel, autore del progetto, ha minacciato di ritirare la propria firma nel caso di una variazione dell’opera.
A questo punto, i comitati dei cittadini di Firenze denunciano l’atteggiamento di sfida preso dai costruttori nei confronti del Comune di Firenze e denunciano inoltre la prevedibilità di problemi, come la presenza di falde acquifere, in lavori che prevedano scavi nel sottosuolo. Facendo gli esempi di Piazza Beccaria e della Fortezza da Basso e, ora, dell’area ex-FIAT di viale Belfiore.
I comitati poi alzano il tiro e fanno un passo avanti nell’analisi politica, affermando:
”…Come è possibile che, prima di presentare anche un solo documento al Comune o di spostare una sola pietra non si preoccupino di verificare i costi di tutte le operazioni necessarie in quelle condizioni? Come è possibile che non si preoccupino di capire, prima, se dopo incontreranno la falda e il terreno friabile? Come è possibile che se ne accorgano solo ora, a mesi di distanza dall'inizio dei lavori?  Come è possibile che poi vengano a piangere se sforano il loro budget iniziale? E come è possibile che vogliano continuare a pontificare a destra e a manca? Naturalmente, per rientrare nei costi previsti (cioè per non rinunciare a nemmeno un euro dei loro mega-profitti) questi "geni fiorentini" ancora una volta cercano una sponda nel Comune, attraverso una modifica del progetto. E l’assessore Gianni Biagi gliela offre subito su un piatto d'argento, sotto forma di incontro a tre (ovviamente non in pubblico!) tra lui stesso, l'architetto Nouvel e Fusi.
Tutto questo invece di dire: "Tu presentami la variante, io la valuto e poi ti rispondo". Mentre qualsiasi altro cittadino avrebbe presentato la variante e avrebbe aspettato, crediamo con qualche apprensione, la risposta, il sullodato Fusi si rivolge al Comune con il suo perentorio "no variante, no party".
In realtà questo caso, come altri a Firenze, è la dimostrazione della disfatta dei cosiddetti "imprenditori", che prima presentano i progetti, tra gli squilli delle fanfare e con tutte le bandiere al vento, e dopo se ne escono fuori con queste scuse puerili.
Ma c’è un’altra chiave di lettura della vicenda: questi “imprenditori” ormai sembrano usare ad arte grandi nomi dell’architettura nazionale e internazionale per coprire discutibili operazioni immobiliari. Il nome del grande architetto è il mezzo per ottenere le autorizzazioni e le licenze; dopo le iniziative promozionali e propagandistiche dei bei concorsi e delle relative mostre realizzate con il fattivo e determinante appoggio degli amministratori comunali, si liquidano i progettisti e si procede con le varianti che mortificano il progetto originariamente approvato.
In questo la Baldassini-Tognozzi-Pontello è del resto recidiva in quanto, come è noto, anche nella vergognosa vicenda del progetto del parcheggio della Fortezza ha, in corso d’opera, licenziato lo studio Hydea cui era stato affidato il progetto, realizzando un’opera poi profondamente diversa da quella approvata all’inizio del procedimento!
In tutto ciò brillano per la completa assenza gli Ordini professionali che, non ci risulta abbiano ufficialmente preso posizione rispetto a questa disinvolta prassi, mentre sarebbe interessante conoscere le opinioni dei relativi responsabili in merito a quanto sta accadendo a Firenze. Dovremo forse essere costretti a chiederne le dimissioni per quanto riguarda la cultura architettonica e la prassi progettuale?"
Sulla vicenda Rifondazione comunista insiste invece nel denunciare l’atteggiamento evasivo dell’assessore Biagi nei confronti degli organi di controllo.
Il capogruppo Anna Nocentini, la settimana scorsa, ha attaccato l’assessore in Consiglio comunale, partendo dalla questione di viale Belfiore e arrivando a parlare di questione abitativa e di rendite immobiliari:
”E' relativamente facile convincere il consiglio dell'utilità sociale di alloggi a canone concordato, visto che il bisogno casa; o di insediamenti produttivi, vista la crisi industriale che attanaglia la nostra provincia. Più difficile è evitare che queste operazioni si trasformino in valorizzazione della rendita fondiaria e immobiliare. Ma questo è oggi l'impegno che dovrebbe caratterizzare un governo di centrosinistra.
Pochi mesi fa il viceministro Visco affermava la necessità di intervenire sulla rendita finanziaria e immobiliare per due ragioni, primo perché deve pagare chi finora non ha pagato, secondo perché un'economia basata sulla rendita è morta. Riteniamo che le azioni dei governi locali dovrebbero procedere nella stessa direzione per sostenere le politiche dell'Unione. Per questo chiediamo al sindaco di intervenire per recuperare la priorità della tutela dell'interesse pubblico compito a cui l'assessore Biagi si è dimostrato ad oggi inadeguato”.
Dal canto loro, i comitati cittadini hanno chiesto, due settimane fa, le dimissioni dell’assessore Gianni Biagi per la questione di via Arnoldi (Soffiano), per la quale criticano la scelta di esclusione dai vincoli edilizi legati al “Parco storico della collina”.
L’assessore reggerà la pressione di queste settimane? Probabilmente sì, perché l’amministrazione gli fa quadrato intorno. E perché in fondo Biagi è uomo abituato a reggere il peso di situazioni ben più difficili e imbarazzanti; come quando, alcuni anni fa, durante una conferenza alla Festa dell’Unità, affrontò a muso duro un pubblico inferocito, ripetendo perentoriamente una frase memorabile:
“In questa città si discute, si discute e non si fa mai niente. Ora è il momento di cambiare strategia: prima si fanno le opere e poi, dopo, se ne discute”.

Giulio Gori - DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 15 Novembre 2007 20:59 )  

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