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Scoperte nel Sahara occidentale

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Risorse naturali del territorio saharawi.

Una ricerca del Dipartimento di Scienze della Terra - svolta in collaborazione con l'Associazione di Solidarietà con il Popolo Saharawi "Ban Slout Larbi" e finanziata dalla Società autostrade S.p.A. - per conto della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD) - ha dato risultati interessanti. Sono stati rinvenuti importanti giacimenti di fosfati e di ferro nella zona di Tindouf spiega, il prof. Sandro Moretti, docente di Geografia fisica e geomorfologia, responsabile del team che ha condotto le ricerche, in un articolo apparso nel Notiziario dell'Università degli Studi di Firenze.

" Abbiamo lavorato per la nostra indagine usando sia dati da satellite che campioni prelevati sul territorio". Un'impresa niente affatto semplice, quest'ultima, come conferma Andrea Ciampalini, dottore di ricerca che ha personalmente svolto la missione nel Sahara, nell'area a nord della città di Tifariti, lungo il margine meridionale del bacino sedimentario di Tindouf - ad est del muro "Maroccan Ligne de defence" - nella parte dei territori liberati della RASD (intorno a questo muro costruito dal governo del Marocco vi sono ampie zone minate e residui bellici del conflitto ancora in atto).
Nell'articolo, Moretti continua: "La ricerca si è concentrata sul fianco meridionale del bacino di Tindouf dove affiora una sequenza sedimentaria, di età che vanno dall'Ordoviciano al Carbonifero Inferiore, e che comprende arenarie, siltiti e calcari, oltre ad alcuni imponenti reef carbonatici". "Lo studio, i cui dati telerilevati sono stati utilizzati per una carta geologica accurata e incrociati con campioni,  ha mostrato l'utilità del telerilevamento nello studio di aree difficili da raggiungere e soggette a vincoli politici e logistici, come i territori liberati del Sahara Occidentale. E' stato così possibile realizzare, una carta geo-litologica dell'area di indagine alla scala 1:100.000, con un notevole aumento di dettaglio rispetto alla cartografia fin ora disponibile. Il complesso magmatico precambriano e la successione sedimentaria del Bacino di Tindouf sono stati mappati portando alla definizione di tredici "unità foto-litologiche", compresi i depositi alluvionali ed eolici. Con la metodologia utilizzata - continua Moretti - è stato possibile individuare una vasta area nei territori della RASD, in cui sono presenti depositi sedimentari di età devoniana contenenti minerali ricchi di ferro (ematite, goethite, siderite). La spedizione effettuata sul campo ha poi confermato la validità delle osservazioni fatte sull'immagine e dei risultati ottenuti con il telerilevamento. Uno studio mineralogico di dettaglio e l'utilizzo di dati multispettrali ad alta risoluzione spaziale potrebbero ulteriormente migliorare il risultato - nota Moretti - consentendo una più precisa delimitazione delle aree interessate dai giacimenti, oltre a mettere in evidenza le caratteristiche spettrali tipiche di altri minerali estraibili".  E' inoltre in corso la realizzazione di un manuale operativo corredato di cartografia, che potrà diventare strumento consultivo ed operativo per successive ricerche sul campo anche ad opera della popolazione locale. "La possibilità di conoscere il proprio territorio anche dal punto di vista minerario - conclude Sandro Moretti - rappresenta per la popolazione locale un importante passo avanti per la presa di coscienza delle proprie risorse e potenzialità, in modo che possano essere poste le basi per la gestione e lo sfruttamento di tali risorse".

Per ulteriori informazioni si rimananda a: http://www.tindoufexpress.altervista.org/

 

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 04 Maggio 2012 09:24 )  

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