Ciao Luigi,
hai fatto il salto oltre la cortina, oltre lo sconosciuto che segue perpetuo ogni attimo del vivere. Sei andato dove le parole sono forse traccia appellandoti a nuovi codici moltiplicherai la profondità dell'esistenza attraverso il segno magnificente del tuo scrivere. Passi a nuova dimensione lasciandoci in eredità tutto il talento e tutta la stretta morsa del senso negli accadimenti e l'esempio del perpetrare le parole con modestia e solerzia.
Lunedì 18 Ottobre 2010, pochissimo tempo di posa, il poeta scriveva al blogger di IMPERFETTA ELLISSE:
"Mi permetto di spedire queste poesie, spero che sia di suo gradimento, Luigi Di Ruscio".
Di seguito lo spezzone che riguarda il poeta ed il blog .
http://ellisse.altervista.org/index.php?%2Farchives%2F488-Luigi-Di-Ruscio-Sei-poesie.html
Dalla raccolta "L’IDDIO RIDENTE:
per un inverno intero una vespa
fu il nostro unico animale domestico
per nutrirla bastò
una goccia di acqua e zucchero alla settimana
con la primavera sparì per sempre
per abbeverarsi in uno zuccherificio infinito
ed oggi per passare dalla zona d’ombra
alla luce è bastato un passo solo
Per chi non lo avesse fino a qui mai conosciuto e per coloro che conoscendolo volessero entrare nella densità del sentire è visitabile il sito del poeta http://www.diruscio.it/index.html
Senso della vita e della non vita si intrecciano nella scrittura di Luigi di Ruscio, fu amato da Fortini, Volponi, Quasimodo, nella dimostrazione che apertura e diversità possono compenetrarsi vivificando. Segno del possibile incontro, del coro fra poeti, intelletuali, studiosi, curiosi, artisti, scettici, perseveranti.
La sua prima raccolta in versi la pubblicò nel 1953, mentre operaio ed emigrante grattò il cielo dei capannoni stillando poesia nelle mani dei lettori e del poeta e critico Franco Fortini il quale curò il lavoro nella forma della prefazione. L'opera portava il nome di: "Non possiamo abituarci a morire" (Schwarz, 1953).
Stimato dalla critica per gli elementi reali che si affacciavano nei versi e per la sobrietà del linguaggio e l 'eleganza formale.
Biagio Cepollaro scrive del poeta: L’italiano di Di Ruscio è idiolettico più che dialettale. E' il suo italiano, è l’italiano sognato per scrivere, in poesia, la vitalità, in faccia all’orrore del mondo.
....siamo ancora tutti vivi nuovi come fossimo risuscitati non più contaminati della sporca morte.
(Luigi Di Ruscio, da POESIE OPERAIE)
Addio Lugi Di Ruscio poesia e prosa saranno e sono semi sempre contemporanei per il crudo ed il mite che nella tua espressione sono da convenuti ininterrotti ad una regola somma, la concordia della lealtà.
-fiorella antonella scorrano-
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