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“Mamma Rai” dove sei finita?

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In un articolo pubblicato in “Valore imprese” del mese di dicembre 2010 – rivista CNA, Confederazione nazionale artigianato – viene data notizia riguardo l'abolizione del canone Rai per gli ultra settantacinquenni con basso reddito e la possibilità di rateizzazione del canone sulla pensione.

Già la legge finanziaria del 2008 ha introdotto l'abolizione del pagamento ma nonostante l'applicazione sia effettiva dallo stesso anno, le modalità per poterne usufruire sono note soltanto da adesso.

E' necessario non superare il reddito di 18.000 euro annui per applicare la legge 122/2010 riguardo la possibilità di chiedere la rateizzazione del canone Rai. Tale disposizione prevede un massimo di undici rate senza applicazione di interessi.

Per attuare, invece, l'abolizione del canone televisivo, occorre aver già compiuto il 75° anno di età entro il termine per il pagamento (attualmente dal 31 gennaio al 31 luglio di ciascun anno); non devono convivere altre persone diverse dal coniuge con un reddito proprio. Il reddito deve essere unitamente a quello del coniuge convivente non superiore complessivamente a 516,46 euro per tredici mensilità (pari a 6.713,98 euro). Il reddito deve essere riferito all'anno precedente a quello per cui viene chiesta l'abolizione. Nel calcolo non vanno inseriti redditi esenti da irpef, come pensione di guerra, pensione di invalidità e altro.

Per avere diritto all'esenzione occorre, invece, inviare apposita dichiarazione predisposta dall'Agenzia delle Entrate, entro il trenta aprile dell'anno in cui vengono maturati i requisiti, indirizzata a: Agenzia delle Entrate Ufficio Torino IS.A.T. Sportello abbonamento TV – 10121 Torino -

E' scoraggiante l'eccessivo ritardo nel comunicare una notizia la quale poteva avere, già da due anni, benefici per le persone con difficoltà economiche.

Attualmente le persone con tali difficoltà sono in drammatica crescita ed attendere di aver compiuto il 75° anno di età per le famiglie le cui spese da affrontare sono davvero insostenibili, non è certamente un sostanziale aiuto. Peraltro l'esistenza di un canone Rai è oggi ancor meno giustificabile se si pensa alla qualità della maggior parte dei programmi che vengono trasmessi. Inoltre l'inserimento pubblicitario durante la proiezione di un film – seppure a cavallo tra il primo ed il secondo tempo – resta pretenzioso soprattutto in considerazione del fatto che le tv private restano esenti dalla riscossione di alcun canone.

La televisione “di Stato” si avvale in questo modo, di un esubero di entrate dove resta difficile un equo riscontro.

 

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