Il “legittimo impedimento” è passato in parte.
La Suprema Corte ha infatti ridimensionato le norme sul provvedimento: la Consulta avrebbe,infatti, bocciato la certificazione che Palazzo Chigi avrebbe imposto ai giudici, obbligandoli a rinviare l'udienza fino a sei mesi.
La Consulta avrebbe deciso che il “Legittimo impedimento” sia deciso dai giudici previa valutazione delle motivazioni che i politici dovranno giustificare.
Sembra che il Premier abbia dichiarato “accettabile” la decisione della Corte Costituzionale; si è detto pronto a continuare la legislatura, dichiarando il suo ottimismo per i lavori di questa gestione politica.
Sarà, probabilmente, compito del suo avvocato personale l'Onorevole Ghedini a dimostrare le motivazioni richieste dai giudici competenti, di “assoluta” pertinenza.
L'ultima parola per la sopravvivenza di questo nuovo dispositivo, spetterebbe agli elettori; se la Corte ammettesse il referendum al “legittimo impedimento”, sarebbero i cittadini a dire l'ultima parola.
La sentenza lascia spazio a molte interpretazioni ma bisognerà aspettare la lettura della motivazione per esprimere delle valutazioni.
Sembra, però, che sia venuto meno il principio della punibilità “egualitaria”. Se la Legge è uguale per tutti, non dovrebbero essere considerati privilegiati i reati commessi da alcuni membri della gestione politica in ragione delle sue funzioni di Stato.
La Legge uguale per tutti viene a mancare di un principio fondamentale che è quello della punibilità dei reati in ragione del criterio che ogni cittadino è uguale di fronte alla Legge.
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