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Come non governo l'Italia

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In una settimana intensa politicamente vengono alla penna e alla mente situazioni che dirle particolari è veramente poco e cercare di capirle e spiegarle è davvero opera di uno scrittore fantasioso. L’ Europa di destra ha mollato un paio di schiaffoni al Governo Italiano di destra (eufemismo??!!) e così ancora una volta dall’Unione continentale si dice chiaro e forte che  la destra italiana è rimasta italiota, cialtrona e autoritaria.

Le vecchie idee liberali che per anni sono state le uniche a domandare libertà e giustizia, alla fine dell’800 si scompigliarono tutte poiché il socialismo fece scoprire ai governi nazionali, un senso antico di appartenenza globale, proto-cristiana nel chiedere uguaglianza, e dirompente nel “ divenire di un nuovo soggetto politico “ che assaporato nel “ commun act “ di Cromwel verso la fine del 1600, aveva i propri fondamenti nelle masse urbane della Roma Repubblicana, e a cui Gaio Mario diede una parvenza di legittimazione e riconoscimento, quando li impose all’attenzione del Senato della Res-pubblicae romana, come “ muli “ e magnifici combattenti.

Ma l’opera del “ sette volte Console “ non poteva avere l’effetto e la valenza politica che invece il Socialismo seppe riconoscere, delineare e infondere. D’altronde sono quei “populares” che creano mercati, imperi e forza lavoro. Così alla caduta di Alexander platz, i governi delle nazioni –patrie europee si adeguarono al punto che i grandi partiti popolari e di massa, come il partito comunista italiano e i propri simili francesi e spagnoli,  trovarono lustro a fare una specie di “salto della quaglia” per poter essere riconosciuti dai propri elettori.

Alcuni di questi partiti dimenticando la natura socialista delle propria nascita refluirono nel liberismo economico che ci porta alle crisi contemporanee,  e che ancora conta i danni di fratture gravissime tra la base e la dirigenza politica, che il caso italiano bene rappresenta.

Altri come gli Aznar  ereditando una Spagna post- franchista ebbero modo di evolvere in senso democratico liberale la loro azione di destra. Mentre in Francia la discussione post- Mitterand è ancora alla ricerca di una soluzione che non tradisca le azioni importanti che vanno riconosciute alle forze politiche di sinistra transalpine che sono germogliate alla fine del 1789 e che ancora le connota come stabili difensori delle virtù e dei diritti popolari.

Nel nostro Paese purtroppo le fratture tra il PCI e il PSI hanno sempre avuto l’aria d’essere insanabili. D’altra parte è pur vero che il partito comunista nacque a Livorno nel 1921, costola del massimalismo socialista, e non a caso alla vigilia della marcia su Roma, il PCI va a porsi alla sinistra del partito socialista, il quale aveva governato il Regno d’Italia per molti anni, e ne aveva accentuato le fratture tra popolo e nobiltà, non addivenendo mai all’istanza Repubblicana che era grande motivo di discussione politica nell’Italia di quegli anni.

Da quell’azione di governo furono piantati i semi del nostro welfare e di quel riconoscimento populares  che divennero facile preda dell’autoritarismo  mussoliniano, teso specie all’inizio a soddisfare l’anima popolare di un movimento tutto italiano, che mescolava  la propria indole cattolica, con il senso tutto politico del sentirsi  una “grande massa popolare e populista” .

Ricordano sempre un poco Peron gli italiani servi della grande industria, tecnica e latifondista, che si ritrovano al potere durante le crisi del Socialismo egualitario.

Si ritrovano a marciare assieme:  impresa e finanza, quella finanza  che lucra sul risparmio famigliare, così tipico dell’avaro, ops, dell’accorto pater-familias  nostrano.

Quella finanza che negli anni ’60 aveva nel mercato uno dei suoi fondamenti, e che sembra aver abdicato proprio come il socialismo craxiano andava predicando prima dell’altra grande caduta tutta nazionale, che è stata allo stesso modo dirompente, nel 1992, e siccome seguiva la caduta del  muro, ha reso tutti più poveri e senza alcuna etica civile i riesumati edonisti italiani; che subito si fecero forza sull’anticomunismo, sulla morale cattolica, e sulla paura dell’avvenire, dato che il sole socialista sembrava tramontare.

Quella finanza creativa che ha trovato in Tremonti il genius, che si è rimangiato il dettato dopo pochi anni, e che ha trovato nel commercialista di Arcore il Minestrone justo per scappare con la cassa, alimentare l'ennesima crisi economica e continuare a far nascere banche.

Queste banche che lucrano con i soldi degli altri ( si fanno la 16ma mentre alcuni dei clienti hanno a mala pena la 13ma o lo stipendio fisso).....queste banche come insegnano nell'affaire Parmalat e nei fondi sovrani d'ivestimento sono state graziate dal ministro Tremonti e invece di essere liquidate e incorporate per esempio dalla Banca d'Italia, sono li ancora a speculare, comprando hotel a Montecarlo, ville ad Antigua, miniere in Cile e buoni del tesoro.

Un tesoro di Imprese e azioni  comprato con i denari degli altri e che rimane in dote e sfruttamento perenne ai C.d.A dei capitalisti d'ogni tempo. Va detto con forza che il titolare dell'economia e del Tesoro  mentre provava soluzioni alla crisi (soluzioni che hanno fatto il gioco proprio dei finanzieri e delle banche) avrebbe potuto trovare il momento di fare chiarezza e pulizia......mandando anche il 118 oltre che i carabinieri. Ma questa è un altra storia da raccontare.

Sull'eterna crisi sociale, economica e politica ecco che una banda di kaimani capitalisti, edonisti,  intrallazzati con la “giovane italia” con la massoneria nera, con le gerarchie vaticane, con gli affaristi  mafiosi  (i soldi per Milano2  mr.Berlusconi da dove arrivano?) con i  nostalgici fascisti, con le consorterie dell’industria militare (che pare essere l’unica industria pesante che non ha mai crisi) sono divenuti  classe dirigente mescolando populismo e malaffare, aiutati tra le tante da un potere televisivo e mass-mediatico osservante, che ha creato un enorme rete di conflitti d’interesse, tradendo l’anima liberale del costituendo senso popolare ugualitario, che per un attimo era apparso vincente nell’Italia post-craxiana.

Come amava il popolo vedere che i potenti  di un tempo venivano portati di fronte alla Giustizia, come mai era accaduto nel nostro Paese, neanche all’inizio della dittatura fascista.  Anch’essa era stata tradita nei suoi fondamenti sansepolcristi, e  aveva un’altra volta partorito il solito dittatore cialtrone, che ancora oggi rimane comunque figura affascinante per molti italiani ed  esempio da imitare. La stessa cosa avviene con Berlusconi, le similitudini sono tante, proprio perché l’animus italiota  è ancora senza comprensione tra “ carezza proto-cristiana “ e carota autoritaria.

La destra europea che ha fondamento nella democrazia liberale, che difende l’uguaglianza dell’individuo di fronte alle leggi e che  della legge  ne ha fatto Diritto, non può che aborrire questa nostra destra confessionale e maneggiona, affaristica e familistica, a-morale e autoritaria, cialtrona e anti-storica ( torniamo alle leghe cittadine mr. Bossi, invece di costruire l’Europa?)

Una compagine a-politica e affaristica che si nasconde dietro la Politica per fare saccheggio di cultura, di denari e di uguaglianza, solamente in nome dell’interesse personale.

Tanti piccoli “dittatori” nelle città, nei paesi e in ogni organo associativo dello Stato; così che se ne vede i limiti legislativi, le obsolete normative d’associazione, le corporazioni economiche ferme agli anni ’50, le disposizioni statuali che non sono mai state riformate (e qui c’è la responsabilità anche della sinistra italiana)

L’economia italiana si regge su disposizioni antiche che non riescono più a creare lavoro e benessere. I capitalisti nostrani neanche il capitalismo capiscono, non lo hanno studiato, se ne sono appropriati dopo lo sdegno repubblichino, dai liberatori americani, senza creare i contrappesi che invece sono presenti nelle democrazie anglosassoni.

Dicevo  del senso dell’uguaglianza che è stato seminato nella nostra cultura dall’avvento cristiano. In chiesa siamo tutti uguali, in strada ognuno per sé. Nel silenzio dei confessionali  s’impastano i precetti degli evangelisti, ma la parola uguaglianza è sussurrata timidamente,  ci credono in pochi, troppo socialista, viene scartata come “azione del nazareno” del salvatore, una roba da santi, e così dopo 2000 anni siamo ancora al dopo l’invasione dei barbari; alla caduta di Roma, come la caduta del Muro di Berlino.

Così vediamo crescere le ambizioni di una classe dirigente che essendo stata  per decenni opposizione si è legata ad una deriva qualunquista e confessionale per distruggere quel poco di democrazia liberale che è cresciuta nel nostro Paese grazie all’opera dei  Resistenti  e  dei pochi liberali, socialisti e radicali che hanno nella loro cultura i semi di quell’uguaglianza che è combattuta dalla destra italiana.

Una destra nazionalista che ha tradito (bon dieu è concetto e parola propria dei nazionalisti nostrani) , che ha tradito le proprie fondamenta costitutive, dell’essere anti-capitalista, laica e democratica.

Ma d’altronde al Teatro San Carlo di Napoli anche Benedetto Croce applaudì Mussolini, mentre Paietta ed altri resistenti entravano a Regina Coeli, ed altri, compreso il mio bis-nonno fuggivano in terra di Francia. Ma era il 1924 oggi dove andiamo??

E allora ci toccano questi post- comunisti non socialisti, che non trovano all’interno di sé stessi  valori e direzione e per cui non riescono ad essere opposizione costruttiva e alternativa di governo. Alternativa  che vada creando  nuove  scelte e di vita, che dia forza a una nuova economia  ed una differente  educazione valoriale e statuale.

Una alternativa vera che cambi le regole, le disegni autenticamente democratiche, così da non creare questa ennesima deriva post-capitalista che la Storia ci fa ben vedere è capace veramente di tutto. Anche distruggere nazioni, economie, popoli e ambiente; basta che stuzzichi le paure dell’individuo, né alimenti le ambizioni, lo allontani dalla comunità e rafforzi  le comuni differenze.

Son nate così le camicie brune, le squadracce fasciste, le leggi speciali, i campi di concentramento,  l’iniquità, l’impunità, gli inni patriottardi e le preghiere notturne.

walter maccarinuova resistenza.org – deapress.com

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 25 Maggio 2011 12:22 )  

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