E’ stata scoperta a Durango in Messico una fossa comune, con 177 vittime del narcotraffico. Dal 2006, quando Felipe Calderon ha preso la guida del Paese ed ha dichiarato guerra al narcotraffico, si è scatenata una vera e propria guerra civile nel paese. Infatti è come se si assistesse ad un vero “braccio di ferro” tra le due istituzioni del Paese. Si istituzioni, perché il potere delle bande dei narcotrafficanti è cresciuto esponenzialmente negli ultimi 30 anni. Questo dipende da vari fattori, ma principalmente, l’inizio dello sviluppo massiccio del traffico di droga è stato favorito dall’accordo, voluto dall’ex presidente Bush, tra Stati Uniti, Messico e Canada che mirava alla creazione di un’area di libero scambio, di stampo europeo, che creasse le condizioni politiche, sociali ed economiche per lo sviluppo del Messico, paese in via di sviluppo, ma con una struttura debole e instabile. Ovviamente tutto questo unito ad un massiccio intervento militare che potesse controllare la zona dei narcos. Il libero scambio ha provocato un massiccio ingresso di prodotti alimentari e non, causando ovviamente un’immediata crisi dei piccoli produttori e agricoltori autoctoni, che non riuscendo a ricavare abbastanza profitti da quelle coltivazioni, hanno adibito quegli stessi territori alla coltivazione di piantagioni di Marijuana e papaveri da oppio. Decisamente più redditizie. L’accordo ha anche incentivato la creazione di infrastrutture e di collegamenti fra i due paesi, facendo calare drasticamente i costi di trasporto di merci sia legali che illegali, come i precursori chimici, sostanze utilizzabili sia in ambito industriale che in quello della raffinazione di droghe; il libero accesso alle istituzioni finanziarie ha rappresentato una grossa opportunità per i cartelli di riciclare il denaro sporco liberamente.
Con la crisi dei cartelli colombiani, dopo la morte del famoso Pablo Escobar, i governi colombiani e statunitensi hanno intensificato la collaborazione per limitare il più possibile il traffico di droga tra i due paesi, indebolendo notevolmente il potere dei cartelli colombiani, ma innalzando a leader nelle esportazioni il Messico, che prima si occupava esclusivamente del trasporto della merce, e ribaltando in questa maniera i rapporti di potere fra cartelli. Vista la linea dura utilizzata da Calderòn nella lotta al narcotraffico, l’obbiettivo dei narcos è quello di destabilizzare e delegittimare il potere statale, per avere maggiore sostegno da parte della popolazione, che diventa braccio armato del potere occulto presente nello stato messicano. Infatti la popolazione, trae anche benefici dalla presenza di queste bande armate, soprattutto a livello locale, dove la presenza dello Stato scarseggia o è addirittura inesistente. Situazione non tanto diversa da quella del nostro sud Italia, dove spesso, è più conveniente per un giovane affiliarsi a un’organizzazione malavitosa piuttosto che andare a lavorare in nero per una misera paga. Situazione ovviamente diversa, ma il principio è lo stesso: quando lo Stato è assente, qualcun altro se ne fa carico. In Messico, gli Stati Uniti hanno intensificato la cooperazione militare con questa parte del paese, ritenendo che fosse la migliore soluzione alla lotta al narcotraffico, senza pensare però che forse era una strategia semplicistica, perché non si è agito in materia di rafforzamento delle istituzioni giuridiche, di finanziamento allo sviluppo e all’assistenza di quella popolazione. Anche perché nel paese dilaga la corruzione a tutti i livelli, e per essere debellata è necessaria una sensibilizzazione della popolazione locale su questi temi. La politica di Obama sta andando verso questa direzione. Vediamo come si evolverà la storia.
Fonte: Bbc, Meridianionline
Paola Cama/DEApress
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