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Una giornata a “Terra Futura”

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Una giornata a “terra Futura”

Dal 20 al 22 maggio si è svolta a Firenze l’annuale mostra -convegno “Terra Futura” che punta alla promozione delle buone pratiche della sostenibilità in campo ambientale, economico e sociale. L’ eccessivo consumo delle risorse naturali comporta infatti  problemi, non solo per la limitata disponibilità, ma anche perché il loro uso è completamente sbilanciato a sfavore delle classi più deboli.  Il modello di consumo a cui ci hanno abituati è dunque insostenibile e per modificarlo bisogna porre al centro del dibattito la cura dei beni comuni. Quest’anno infatti  la manifestazione si è concentrata su  quei beni immateriali quali l’equità sociale, il lavoro, la salute, il pluralismo culturale, la sicurezza, l’informazione, la conoscenza, lo spazio pubblico per le religioni, la laicità, il riconoscimento attivo dei diritti civili e sociali,e la democrazia  che sono indispensabili per una buona qualità della vita. Per approfondire questo tema sono stati per l’appunto organizzati convegni, seminari, dibattiti con l’intervento dei più qualificati esperti di settore e di testimoni dal mondo della  politica, dell’economia, della ricerca scientifica,del non profit, della cultura e dello spettacolo. Accanto a queste iniziative erano presenti banchetti espositivi che si suddividevano per aree tematiche che andavano dalla tutela dell’ambiente, all’educazione alimentare fino ad arrivare alla difesa dei diritti civili. Tuttavia tirando le somme si potrebbe riassumere l'evento così: buoni propositi ma poca originalità.
La consueta esposizione di “Terra Futura” quest’anno è stata povera di contenuti rispetto alle mie aspettative: fra meno di un mese gli italiani dovranno scegliere se offrire su un piatto d’argento ai privati le risorse idriche e se condannare l’Italia al progetto centrali nucleari. Ingenuamente ho pensato che questi fossero i temi alla base dei tre giorni dedicate alla terra e all’ambiente. In realtà pochissimi stand hanno affrontato la questione e preso posizione in merito, tra cui spiccano i soliti noti: Legambiente, Circoli Arci e poco altro. Teoricamente, doveva essere presentato il problema ambientale, come un problema sociale in senso molto ampio, ma la maggior parte degli spazi sono occupati dalle major del mercato immobiliare, che non rappresentano sicuramente l’emblema della sensibilità ambientale: troppi stand di grandi aziende interessate solamente a vendere le loro innovazioni, ma pochissimo impegno concreto nella salvaguardia dell’ambiente. Sono stata piacevolmente colpita dalla presenza di Libera, l’associazione che si è fortemente battuta per il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie.
Inoltre quello che è mancato, rispetto agli anni precedenti, è stata la rappresentazione di diverse culture che oramai convivono in un’unica realtà. Gli attraenti banchetti che esibivano cibi e oggetti provenienti da tutto il mondo hanno fatto sentire la loro assenza, alla quale si è cercato di porre rimedio con piccoli concerti serali.
Viste le aspettative deluse di molti partecipanti, forse lo staff organizzativo di “Terra Futura”dovrebbe rivedere alcune priorità?

 

Roberta De Luca e Paola Cama/DEApress

 

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