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Tunisia: un'altro morto....

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La situazione in Tunisia è ancora  incerta, sembra che la ribellione recente ha smosso solo l'aria e non abbia cambiato niente. Ieri pomeriggio ci sono stati nuovi scontri e a Sidi Bouzid, la scorsa notte, nel corso di disordini, è stato ucciso un ragazzo di 14 anni, con un proiettile di arma da fuoco alla testa. Nell'ultima manifestazione ci sono stati nuovi scontri  tra le forze dell'ordine e i cittadini che intendevano sollecitare l'apertura di un'inchiesta sulle circostanze della morte di Thabet Belkacem e  per chiedere che non si faccia piu' ricorso alla forza in caso di confronti tra dimostranti e forze dell'ordine.

"Era il 14 gennaio del 2011 quando il presidente della Tunisia, Zine El Abidine Ben Ali, riuscì a fuggire dal paese, dopo 23 anni di regime dittatoriale. Le rivolte popolari lo costrinsero a cercare rifugio in Arabia Saudita e la sua assenza non ha ostacolato il corso della giustizia penale tunisina. Il 20 giugno scorso si è celebrato il primo processo dinanzi al Tribunale penale di Tunisi che vede come imputati Ben Ali e sua moglie, Leila Trabelsi, ambedue accusati di appropriazione indebita di fondi pubblici, furto e trasferimento illegale di valuta estera. L’accusa si riferisce al cosiddetto “affare del palazzo di Sidi Bouzid”. In questo palazzo, di proprietà dei coniugi Ben Ali, situato nella periferia nord di Tunisi, è stata ritrovata dopo la loro fuga una cassaforte contenente enormi quantità di denaro e gioielli. Le immagini del “tesoro” presidenziale, trasmesse dal primo canale della televisione tunisina, hanno indotto diversi commentatori a definire il palazzo: “la grotta di Aladino”.  La sentenza di condanna è giunta nel pomeriggio del 20 giungo 2011. L’ex presidente Ben Ali e sua moglie sono stati condannati con la pena di 35 anni di detenzione (ciascuno), nonché con la multa di 41 milioni di dinari (circa 20,5 milioni di Euro), oltre al risarcimento di 50 milioni di dinari (circa 25 milioni di Euro) in favore delle parti civili. Ben Ali e sua moglie sono però imputati anche in un altro processo per detenzione illegale di stupefacenti, armi da fuoco e vari oggetti archeologici. Questo processo, meglio noto ai media locali come “l’affare del palazzo di Carthage”, nasce a seguito del rinvenimento in un altro palazzo, di diverse armi, sostanze stupefacenti e oggetti archeologici illegalmente detenuti. L’udienza per questo secondo processo era stata inizialmente rinviata al 30 giugno scorso, ma è stata ulteriormente rinviata al 4 luglio prossimo, cioè domani, a causa dello sciopero dei magistrati.
Lo svolgimento veloce dei processi penali contro il dittatore non sembra però fermare le lotte dei movimenti tunisini, che continuano ad organizzare una forte opposizione sociale contro l’attuale governo in carica. Il “Fronte del 14 gennaio”, nato il 20 gennaio scorso e che include diversi movimenti e partiti politici (Lega del Lavoro di Sinistra; Movimento degli Unionisti Nasseriani; Movimento dei Nazionalisti Democratici – Al-Watada; Corrente Baathista; Sinistra Indipendente; Partito Comunista dei Lavoratori della Tunisia – PCOT; Partito Laburista Patriottico Democratico e altri), ha stilato di recente un comunicato, col quale dichiara di voler continuare ad organizzare la resistenza al governo di transizione Ghannouchi – il quale, secondo il “Fronte del 14 gennaio”, ha coinvolto nel governo i capi del partito di Ben Ali – e di voler costruire un’alternativa popolare fatta di “comitati di vigilanza”, istituiti in diversi distretti della Tunisia" . (FONTE ANSA)
E' difficile definire il senso di queste proteste e delle mobilitazioni sociali, come queste rivolte mediterranee, che attualmente non si stanno accontentandosi delle false promesse dei governi locali e occidentali.
Giornalisti, politici, analisti continuano a sorprendersi ed ad interrogarsi: “da dove viene fuori questa rivolta?“. Forse i tempi erano maturi dato che per anni le popolazioni arabe sono state rappresentate come quella indistinta folla di ciechi, incivili, oscurantisti, puritani, retrogadi e nullafacenti. I giornalisti attualmente non stanno parlando della popolazione e della vita quotidiana, dlele difficoltà economiche e il lavoro che non c'è....Tutti i mdedia sono colpevoli di ignoranza,  ci stanno raccontato poco e le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici tunisine nelle “zone speciali” sono in grosse difficoltà solo l’industria elettronica, che assemblano i pezzi per i computer e gli elettrodomestici delle multinazionali, a Biserta, Zarzis, Sfax e Gabès stanno sopravvivendo on sforzi enormi, scioperi e proteste che poco ci giunge....

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 19 Luglio 2011 18:36 )  

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