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L'Architettura italiana a Tunisi

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L'Architettura a Tunisi

Nell'arco del tempo che va dalla metà del XIX secolo fino alla metà del secolo s uccesivo architetti e mmaestranze italiane hanno contribuito a modificare Tunisi e le altre città del paese. Mentre i francesi sono gli architetti ad eseguire sono  le imprese italiane in maggioranza nell'edilizia privata e nei quartieri popolari come la Piccola Sicilia o quelle raffinat ecom Montplaisir (Belvedere)

Sebbene si possano contare numerosi italiani fra gli schiavi cristiani portati a Tunisi dai corsari, è soprattutto a partire dall'Ottocento che un'importante comunità italiana si stabilisce nel paese nord-africano. Fra tutte le minoranze straniere presenti in Tunisia durante il periodo coloniale, si tratta sicuramente della più numerosa.

I primi arrivi dalla Penisola italiana si hanno nel X secolo e continuano con schiavi cristiani dal XVI al XIX secolo. Nel XVII arrivano i commercianti livornesi. Nel 1815 fino al 1910 c'è l'ondata di rifugiati politici, mentre la manodopera arriva dal 1881 fino al 1910. Durante il fascismo e l'antifascismo molti Italiani andarono in Tunisia. La question italienne e infine cronaca di una diapsora tra il 1956 e il 1966.

La Piccola Sicilia a Tunisi. Situato fra il viale della Marina (l'attuale avenue Habib Bourguiba) e il lago Bahira, il quartiere è stato costruito sul terreno ricavato dalla colmatura del lago. Dapprima costituito da misere casupole, si è man mano trasformato in un quartiere residenziale comprendente palazzi con unità abitative prevalentemente in locazione, ma nel cui ambito sono contenuti edifici destinati a tutt'altro uso: da quelli a funzione sociale (come la chiesa di San Giuseppe, il Dopolavoro, la Scuola Italiana d'Arte Applicata) a quelli specificatamente commerciali come depositi, magazzini, locali industriali.
Il quartiere deve il nome al fatto che fu sin dall'inizio abitato da Siciliani, poiché confina con il porto, primo approdo degli immigrati.

 Art Nouveau. Pochi sono a Tunisi gli edifici Art Nouveau progettati da architetti italiani. In linea generale, fino agli anni Dieci del XX° secolo, l'apporto italiano è limitato alla manovalanza e all'artigianato artistico, in cui gli Italiani primeggiano.
Art Deco. A Tunisi convivono due concezioni urbanistiche lontane tra loro: da una parte, l'antica città araba, la medina, con viuzze tortuose e labirintiche; dall'altra, la città europea progettata a tavolino da geometri francesi, che si sviluppa secondo geometrici quadrillages. Fra la fine degli anni Venti e in tutti gli anni Trenta, l'intensa attività edilizia fa sì che molti isolati ancora inedificati del quadrillage ottocentesco vengano colmati secondo lo stile imperante dell'epoca, l'Art Déco che tanto caratterizza la città.

Fonte - S. Finzi - L. Quattrochi - A. Salmieri

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 04 Novembre 2011 13:32 )  

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