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Letta e l'ambiente come merce

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Imposto da emergenze supposte, è finalmente nato il Governo Letta. Il premier, costretto a formare una squadra di ministri che rappresentasse tutte le correnti dei vari partiti che lo supportano, è incorso in clamorosi errori che non fanno ben sperare nell'operato futuro. Uno di questi è certamente la nomina del nuovo ministro dell'ambiente. Le tematiche che è tenuto ad affrontare questo dicastero sono quanto mai fondamentali ed urgenti. Il paese è nel pieno di una rivoluzione energetica che sta modificando radicalmente il sistema di produzione dell'energia elettrica: vanno prese immediatamente delle misure per gestire il parco delle centrali del nostro paese visto che nonostante l'Italia via sia una sovrapproduzione elettrica ci sono società che premono per costruire nuove centrali inquinanti a carbone che rischiano di condannare a morte le centrali a ciclo combinato, molto più pulite e adatte ad affiancare le rinnovabili. Bisogna immediatamente stabilire una strategia per il gas e decidere se seguire la strada dei gasdotti o dei rigassificatori, tenendo bene presente che l'Italia paga il gas molto più degli altri paese europei. Alla questione elettrica si affianca quella termica: la riqualificazione energetica e lo sviluppo delle rinnovabili termiche attendono il decisivo impulso da parte del governo per poter sfruttare una delle più grandi potenzialità per l'Italia.

Agire in modo significativo sulle tematiche energetiche farebbe risparmiare al nostro paese più di 10 miliardi di euro ogni anno in combustibile fossili che adesso importiamo al ritmo di più di 60 miliardi l'anno; numeri di fronte ai quali l'IMU sulla prima casa risulta una inezia.

Oltre alle tematiche energetiche ci sono quelle legate al consumo del suolo, alla sicurezza del territorio, alla prevenzione dei disastri naturali, alla difesa del mare dalle piattaforme petrolifere; si deve dare nuovo impulso all'agricoltura di qualità e riscoprire le potenzialità immense del settore delle biomasse.

Infine è necessario affrontare una volta per tutte le questione dei rifiuti creando un vero sistema per il riciclo e il riuso riducendo al minimo discariche e inceneritori, trasformando anche in queste caso un grave problema in una straordinaria risorsa.

Tutti questi argomenti di fondamentale importanza, che se affrontati con forza e decisione darebbero un contributo all'Italia per uscire dalla crisi, saranno sulla scrivania del nuovo ministro dell'ambiente, Andrea Orlando. Questo signore, che forse è un bravo politico, che probabilmente è un eccellente dirigente del PD, che sicuramente è una persona onesta e specchiata, è però totalmente ignorante in tematiche ambientali. Questo non significa che non possa essere un ottimo ministro dell'ambiente. Ma niente e nessuno lo può garantire. E' un salto nel buio. Tra 60 milioni di Italiani sono sicuramente in molti quelli che hanno più titoli e competenze per occupare il dicastero in questione. E allora perché lui? Per dare un dicastero, considerato merce di scambio, ad un “giovane turco” per accontentare la sua corrente di partito? E' l'unica ipotesi possibile che viene in mente ed è quella più triste.

 

30/04/13

Cosimo Biliotti

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