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“Non si può vivere così, non si può morire così”

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Versione del movimento per la casa sulla morte di Raphael -

Chiedono verità e giustizia per Raphael. Sono gli occupanti del Movimento di lotta per la casa, che hanno indetto una conferenza stampa per fare chiarezza sulle dinamiche che hanno portato alla morte di un giovane nigeriano, precipitato dal quarto piano di un palazzo, durante un controllo di polizia.

Raphael aveva diciotto anni. Raphael aveva paura. Raphael era da poco arrivato in Italia ed era sprovvisto del permesso di soggiorno. Era Domenica 14 settembre, quando il giovane era appena uscito da una serata con gli amici, in un appartamento, nel quartiere di Novoli.

La versione ufficiale, fornita dalla questura e propagandata dai giornali, vuole che “la festa” si sia protratta fino a mezzanotte e che l'intervento delle forze dell'ordine sia avvenuto solo in seguito ad una segnalazione dei condomini per i troppi schiamazzi.

Il Movimento di lotta per la casa denuncia la falsità di questa ricostruzione, fornendone una diversa, supportata dai racconti di vari testimoni oculari:

“I fatti sono accaduti intorno alle 21.00. La festa in questione era già conclusa e i ragazzi che vi partecipavano erano per la maggior parte già usciti in strada. E’ in strada che questi sono stati fermati da alcuni poliziotti. Gli agenti non sono arrivati dopo una richiesta di intervento, ma erano già sul posto a mangiare un panino in un Kebab a pochi metri di distanza dal palazzo in cui si svolgeva la festa”.

A questo punto gli agenti, dopo aver identificato i presenti, sarebbero entrati fin dentro l'appartamento per chiedere il contratto di casa alla proprietaria e per controllare i documenti di Raphael, che, durante il controllo, aveva dichiarato di averli all'interno dell'abitazione.

Continua la ricostruzione del Movimento di lotta per la casa: “Arrivati davanti alla porta di ingresso dell’appartamento, Raphael non si ferma e continua a salire le scale nel tentativo di sfuggire in qualche modo all’identificazione che gli sarebbe potuta costare detenzione ed espulsione. Un poliziotto gli va dietro seguendolo per le scale. Al momento della sua caduta Raphel era solo con il poliziotto che lo inseguiva.”

Rimangono quindi molti interrogativi sulla reale dinamica dei fatti, quel che è certo è che finché la vita e la dignità delle persone saranno legate al possesso di un pezzo di carta, episodi di questo tipo continueranno a ripetersi. Parlare di integrazione e di “Firenze città dell'accoglienza” non ha senso!

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 25 Settembre 2014 12:50 )  

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