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Matera, Basilicata in un tempo di luce futura

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Basilicata terra di Lucania, regione di nascoste misure; in questa terra da ieri c'è stato un grande cambiamento, una storia di culture e di eventi in una città come Matera che è il futuro di un paese. 

 Probabilmente nella nostra Italia renziana, in un posto che è uno stivale con tacco (incredibile definizione da scuola elementare fascista) nel mezzo basso c'è una terra sconosciuta, nel vero senso della parola. La memoria della Lucania contemporanea è  letteraria e la si fa risalire a Carlo Levi e alla sua visione da esiliato di una terra difficilissima da comprendere; contadini, poveri, borghesi, pochissimi nobili e alcuniricchi. In un tempo in cui la paura del gerarca di turno incuteva ai lucani un senso di appartenenza irreale, Levi dalla sua moderna e antica Torino si ritrova in un piccolo centro abitato del materano, Aliano. E' da lì che parte la storia della Basilicata, dalla scoperta di un intellettuale frustato dalle leggi razziali di Mussolini, che non si dà per vinto e inizia a ricreare e a ricercare un proprio ego in una terra così lontana dalla sua natia ma forse così vicina per intenti e profondità di terre e di umana frequenza semplice. Aliano è poco distante da Matera, la civita, città borghese più della vicina Bari, nata da una storia incredibile e che ha al suo interno un agglomerato di pietra che viene comunemente definito come Sassi. E' la storia , la terra, il sasso, l'erba è la storia! Levi si perde in quel mondo invissuto dall'umanità da strada rotabile e conosce ancor di più la semplicità di vita di una parte di popolazione che si sofferma ancora a regolarsi con l'ora del cielo e non con quella dell'orologio. E' Matera, sono i Sassi. Da lì il passo è breve, Levi finito il violento e mortale conflitto umano, ripete le sue memorie in un libro che sarà quel Cristo si è fermato ad Eboli, manifesto di una ideologia socialista, anzi comunista, in una terra che viveva del poco o del meno di poco. Sarà la follia democristiana e cattolica di De Gasperi che calato nei Sassi,  inorridito dalla disumana condizione in cui vivevano i materani in quello strano luogo e impercettibile dimora di fantasmi , decise che era inopportuno, quasi incivile che la gente vivesse li! Fuori da Sassi, il repertorio dei ricordi di una lunga generazione si sposta in un borgo, e in un altro ancora. Nascono i palazzi e la forza democristiana accresce ed Emilio Colombo, postumo cattolico di De Gasperi, cala ancora una volta a Matera con la spada della modernità e della civiltà e consegna i nuovi appartamenti di cemento, senza memorie e senza nessun dio in cui credere. Da allora i Sassi è il luogo del non luogo, silenzio impercettibile in un mare che c'era, una valle dei templi senza colonne, antichi sentimenti. Pasolini, Luchino Visconti, Brunello Rondi sono i testimoni di un set che non si trova nemmeno nei paesi dell'Oriente cristiano. E' lì, nel tempo che sa di infinito, di silenziose testimonianze della gente e non dei popoli che i Sassi vivono ancora, forse per quel senso di impercettibile che offrono al visitatore che si trova in una possibile vita lontana. E' il lavoro di tanti anni, la fortuna dell'essere qualche cosa che da ieri Matera è quello che sarà nel 2019, Città di cultura. Questo termine per la Basilicata suona come un astratto, in una terra in cui i vari politici di turno hanno fatto sempre forza nel non far crescere nella cultura, nella perfetta ricetta democristiana e cattolica di lasciare nell'ignavia un popolo in modo che dal lavoro della  terra  spostavano i tanti per entrare nelle industrie, negli ospedali, negli uffici senza un titolo regolare e un concorso, elemosinando  al padrone di turno quel lavoro che avrebbe portato il "benessere" della tv, dell'acqua calda e di una cucina con tanto di piastrelle. E' quindi di grandissimo significato questa attestazione ad un luogo simbolico in una regione martoriata nel tempo dalle conquiste e dale invasioni degli stessi lucani. Potenza che ne è capoluogo, per anni ha pensato di essere "città cultura" finendo miseramente in uno sperpero di danari pubblici e in un buco di 25 milioni di euro, insanabili. Pertanto la forza del lavoro di tanti appassionati materani e di una parte di regione che non si ferma agli insulti di campanile (come si è  recentemente espresso un consigliere comunale di Potenza tifoso di squadra) è il futuro di una terra che non emerge ai più ma che da sempre silenziosa si muove, fra terremoti e trivellazioni, è presente a se stessa e a quanti la vogliono vivere nel suo mistero più profondo di "terra di luce".

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