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La gabbia di Fabo

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Foto Ansa

Fabiano Antoniani, per tutti Fabo, per i social #djFabo, ha 40 anni e vuole essere libero. Il 13 giugno 2014, in un drammatico incidente d'auto, diventa tetraplegico e cieco. Tenta tutte le terapie possibili, sostenuto dalla famiglia e dalla sua compagna Valeria che non lo ha lasciato mai solo nelle scelte, ma quando capisce che nulla gli farà recuperare la vita decide: vuole morire. Ha chiesto al Presidente Mattarella di sbloccare l'empasse che blocca la proposta di legge sull'eutanasia, rinviata più volte sebbene si parli di un 70% degli italiani a favore – spesso l'opinione pubblica è più avanti di chi la dovrebbe rappresentare – poi si è rivolto a Matteo Cappato (segretario dell'Associazione Luca Coscioni, radicale, promotore di diverse iniziative sull'autodeterminazione che già si è battuto per e con Piergiorgio Welby, malato di distrofia, per il suo diritto a una "morte opportuna" fino ad ottenere l'interruzione delle terapie sotto sedazione) che lo ha accompagnato in Svizzera, stato in cui la legislazione riconosce il diritto all'eutanasia.
Proviamo ad immaginarci bloccati in un letto, ciechi, senza speranza alcuna di miglioramento. Ognuno, secondo la propria sensibilità e spiritualità, svilupperà un ipotetico atteggiamento e sarà in ogni caso rispettabilissimo. Qui parliamo di un uomo che ha vissuto pienamente fino a prima dell'incidente: ha lavorato, amato e praticato sport, viaggiato, si è lasciato incuriosire sempre dagli stimoli che gli sono arrivati, la passione per la musica lo ha portato a diventare il dj che conosciamo. Non ci vuole molto ad immaginare che la sofferenza più grande di Fabo è non poter più essere quello che ha voluto essere e di scegliere di non essere più. Dice: "bloccato a letto in una notte senza fine, mi sento in gabbia". Matteo Cappato, che rischia anche un'incriminazione penale, lo ha accompagnato in una clinica che ha iniziato il protocollo per arrivare all'eutanasia, il quale prevede la verifica dello stato fisico e dell'impossibilità di guarigione, accompagnata da visite psicologiche che devono stabilire la piena coscienza della scelta che si è fatta.
Molti, troppi i commenti. Ci si sente liberi di parlare e discutere le scelte altrui, e non si ritiene di lasciare agli altri la possibilità di scegliere per sé.

Lasciamo a lui la libertà, di ripensarci o di farlo. È quanto la legge in attesa di discussione chiede, per un principio di dignitosa autodeterminazione che non colpevolizzi nessuno, che non richieda, soprattutto, l'opinione pubblica in una dimensione che più intima non potrà mai essere.

(Alle 11,40 di oggi la gabbia di Fabo si è aperta. Non ci ha ripensato.)

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 31 Maggio 2017 00:49 )  

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