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Seveso insegna: sono già passati 41 anni

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Basta dire "Seveso" per essere associati a una delle catastrofi ambientali più gravi di sempre.
Il 10 luglio 1976 il surriscaldamento di un reattore dell'Icmesa, un'azienda chimica di Meda, causò una fuoriuscita di diossina che contaminò più di 1.800 ettari di terreno, colpendo in modo grave soprattutto Seveso (oltre Cesano Maderno, Desio e la stessa Meda). Le conseguenze furono terribili: centinaia di casi di cloracne e 700 sfollati che per più di un anno furono allontanati dalle loro case e alloggiati in hotel. Un grave incidente che provocò il dramma delle donne in gravidanzaa causa delle conseguenze sconosciute che la diossina avrebbe potuto avere sul feto. Per questo il governo Andreotti autorizzò l'aborto terapeutico per le donne della zona che ne avessero fatto richiesta con ripercussioni nella zona, tradizionalmente governata da sindaci di Democrazia cristiana e quindi con ideali fortissimamente cattolici.La reale portata degli effetti della contaminazione, d'altra parte, è incerta ancora oggi.

Alle 12.37 di sabato 10 luglio 1976 il sistema di controllo di un reattore chimico andò in avaria, probabilmente per l'interruzione non regolamentare del ciclo di produzione di triclofenolo. La temperatura salì oltre i limiti, innescando una reazione che portò alla formazione di diossina Tcdd, una delle più tossiche e pericolose, che venne trasportata dal vento verso sud-est, investendo per primo il comune di Seveso e disperdendo circa 400 kg di prodotti di reazione e reattivi. Il sindaco di Seveso Francesco Rocca venne avvisato solo il giorno successivo: passarono 5 giorni prima che i sindaci di Seveso e Meda emettessero le prime ordinanze a tutela della salute. Nel frattempo c'erano già stati i primi casi di cloracne, e la nube tossica aveva ucciso molte piante e diversi animali di piccola taglia: quando si decise di agire, la contaminazione era già avvenuta.

Il processo di bonifica fu lento e complesso: solo nel 1981 furono costruite due vasche impermeabilizzate dove racchiudere il materiale contaminato, una a Meda e una a Seveso, monitorate ancora oggi per evitare contaminazioni. Vennero piantati gli alberi che hanno dato origine al Bosco delle Querce, l'oasi naturale simbolo della vittoria dell'ambiente sull'avvelenamento delle risorse causato dall'uomo. Proprio il Bosco delle Querce custodisce sotto una delle sue colline artificiali la vasca di laminazione più grande, dove è conservato il materiale contaminato di 41 anni fa. Fu molto più rapida e semplice, in un certo senso, la questione dei risarcimenti: nel 1980 il gruppo Givaudan-Roche e il presidente di Regione Lombardia Giuseppe Guzzetti si accordarono per un risarcimento di 103 miliardi e 634 milioni di lire: 7 miliardi e mezzo andarono allo Stato, 40 miliardi e mezzo alla Regione, 47 ai programmi di nonifica e 23 destinati alla sperimentazione.Nel 1982 fu emanata la direttiva che richiedeva di identificare gli stabilimenti a rischio per prevenire incidenti industriali.

Oggi l'Icmesa non esiste più: della fabbrica dei veleni resta solo un muro. Ma la diossina continua a fare paura, minacciando un territorio che è stato in parte bonificato, ma che non sarà mai possibile ripulire del tutto. A ricordarlo, in un paese che sembrava aver scelto di dimenticare, è stata paradossalmente un'altra minaccia ambientale, quella di un'autostrada: la contestatissima Pedemontana. Il progetto originario prevedeva infatti che il tracciato autostradale passasse sul Bosco delle Querce: una manovra che non solo avrebbe cancellato un'area verde importante, ma che avrebbe anche rischiato di causare una nuova catastrofe diossina, riportando alla luce il materiale contaminato del 76. Modificato il progetto su pressione degli ambientalisti, la società autorizzata alla costruzione avrebbe dovuto provvedere alla bonifica, che si preannunciava costosa e complessa. Oggi la Pedemontana è in via di fallimento, schiacciata dai debiti e abbandonata dagli azionisti, ;ma fino a quando non sarà stata pronunciata ufficialmente la parola fine, l'autostrada continua a minacciare il fantasma di una seconda contaminazione ambientale.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 10 Luglio 2017 12:28 )  

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