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LA PROGETTUALITA' DELL'EMERGENZA

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Vengo informato dello sgombero verso le 10 e 30. Arrivo sul posto pochi minuti dopo le 11. Una volta lì sono bloccato per diversi minuti da un agente di polizia di stato che mi fa passare solo quando un suo superiore mi identifica. Sul posto l’impatto è paradossale ed emblematico: desertificazione del desiderio di aggregazione  e sentimento di classe lasciano il posto al lavoro sottopagato di qualche operaio che installa sigilli sulla casa dei migranti, i quali guardano attoniti e storditi la scena a pochi metri di distanza. Sono presenti sul luogo i ragazzi dello IAM (Iniziativa Antagonista Metropolitana) e del Movimento Lotta per la Casa dai quali apprendo la lunga storia triste del “Kulanka”.

Circa dieci anni fa, nel 2007, il locale viene assegnato dal Comune di Firenze ad una associazione di Somali con la promessa di una riqualificazione dello stabile o di un’alternativa valida. Il tempo passa e la vicenda rimane in stallo fino a che il tema immigrazione torna sotto i riflettori soprattutto dopo la tragedia dell’ “ex Aiazzone”, il capannone che, usato per “ospitare” i migranti, fu teatro della morte di uno di questi nell’incendio che lo ha distrutto. Il “Kulanka” viene quindi dichiarato dall’amministrazione comunale a rischio di crollo e, senza trovare nessuna alternativa valida, fatto sgomberare.  La mattina dello sgombero si è svolta così: alle 9 e 30 la Digos entra in casa dei ragazzi Somali con la scusa di un banale controllo, quando in realtà fa da testa di ariete per il grosso delle forze in tenuta antisommossa, i quali, sbattono fuori i 50 ragazzi presenti con i rispettivi bagagli. Sottolineo l’assenza di qualsiasi esponente del Comune e degli assistenti sociali.

Verso le 11 gli occupanti provano a rientrare e a bloccare gli operai ma la polizia interviene fermando questo tentativo. Il sole è alto in cielo quando, a mezzogiorno e mezzo, un corteo solidale risale il cavalcavia delle Cure ma viene spintonato indietro dallo schieramento delle forze dell’ordine. Dopo un’ora i ragazzi caricano i bagagli sul furgoncino del Movimento Lotta per la Casa e si uniscono al presidio solidale lanciando un corteo che arriverà sui viali attuando un blocco stradale.

Questa vicenda fa luce sull’operato dell’amministrazione comunale, la quale opera attraverso una lente di utilitarismo ed emergenzialità. L’immigrazione e la questione abitativa divengono fondamentali solo quando una tragedia le riporta negli ODG (Ordini Del Giorno) del Comune come un problema da risolvere in fretta. E quindi si sgombera per eliminare temporaneamente la “minaccia” tranquillizzando l’opinione pubblica e restituendo alla cittadinanza quel caldo tepore che solo la finta percezione di sicurezza dopo l’instabilità dell’emergenza riesce a generare senza affrontare la realtà e e le sue sfide in modo strutturale e definitivo.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 18 Luglio 2017 10:17 )  

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