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Redazionale: USA e Brasile

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Nei riguardi dell'attacco alle istituzioni brasiliane di questa notte, balza immediatamente all'occhio la somiglianza di questi fatti con quelli avvenuti due anni fa a Capitol Hill, in quella che si configura come una vera e propria ripetizione ed imitazione dell'assalto al parlamento statunitense. I punti di contatto tra i due eventi sono infatti molti: entrambi organizzati sui social, entrambi non guidati da leader veri e propri ma più da capi popolo dall'aspetto riconoscibile e stravagante, entrambi fatti in nome di un ex presidente di destra che rimane lontano dall'azione, con lo scopo dichiarato di sovvertire il risultato delle elezioni e rimetterlo al potere.

I due eventi sorgono anche da una situazione politica analoga: la forte polarizzazione che ha caratterizzato, almeno a partire dalla presidenza Trump, la politica statunitense, ha avuto i suoi riflessi su tutto il continente americano, e soprattutto in paese come il Brasile, dove i risultati delle ultime elezioni ha concesso una risicatissima vittoria a Lula (con il 50,9% dei consensi) e ha mostrato un paese spaccato politicamente e geograficamente, tra le aree urbani e quelle rurali e amazzoniche. Non a caso, le preoccupazioni per un avvenimento del genere sono sorte fin dal giorno successivo alle elezioni, alimentate anche da certi atteggiamenti dell'ex presidente Bolsonaro che, ad esempio, non ha voluto partecipare alla cerimonia del passaggio delle consegne ed è volato proprio negli Stati Uniti, da dove una condanna dei fatti è arriata solo una volta fallito l'attacco.

Tra i fatti statunitensi e quelli brasiliani, comunque, vi è una grande differenza, che si riduce sostanzialmente alla grande presa e il grande favore che Jair Bolsonaro possiede presso le forze armate e presso certe autorità regionali. Ad esempio, una prima conseguenza dell'attacco è stata la rimozione del governatore del distretto di Brasilia, Ibaneis Rocha, convinto bolsonarista accusato di aver favorito e poi difeso i manifestanti, impedendo che venissero sgomberati i picchetti che da giorni occupano la capitale. Allo stesso tempo, si hanno sospetti nei confronti della prima reazione delle forze dell'ordine, giudicata tiepida e acquiesciente, e Lula ha già promesso ripercussioni nei confronti di quegli agenti che hanno permesso l'ingresso dei manifestanti nei palazzi del potere.
Ciò che preoccupava, insomma, era la spaccatura interna alle istituzioni brasiliane, che rendeva estremamente più pericoloso un avvenimento del genere. Per quanto Trump goda ancora di un certo favore, infatti, le istituzioni statunitensi reagirono compatte a quell'attacco alla democrazia, e il risultato finale è stato quello di emarginare l'ex presidente anche all'interno del suo proprio partito, relegandolo a una posizione di estrema destra (da cui, però, può ancora avere un'influenza, come dimostra la recente e travagliata elezione del nuovo speaker della camera, Kevin McKarthy). La destra brasiliana, soprattutto la frangia militarista, non ha, al contrario, abdicato al proprio leader, che rimane al momento la guida dell'opposizione del paese e il leader di riferimento per circa la metà dei brasiliani. 

Come ci è già capitato di dire, la polarizzazione del dibattito è un sintomo della debolezza della democrazia, preambolo di avvenimenti come questo, che se prima potevano essere considerati come limitati a piccoli paesi sudamericani turbolenti, ora investono in pieno anche quelle nazioni che, su quel continente, sono considerate come le democrazie più solide e strutturate, e per questo teoricamente immuni a ogni azione violenta. 
Importante è notare come, nel bene e nel male, gli USA si impongano ancora come leader del mondo occidentale: la crisi della loro democrazia si riflette in una crisi generale delle democrazie occidentali, con effetti di imitazione e di riproduzione che risultano sempre più pericolosi in quanto avvengono in paesi meno solidi, più esposti al pericolo. Occorre notare poi come siano ancora una volta le forze di destra ad alimentare un populismo pericoloso e destabilizzante, costruito sulla disinformazione, sulla prepotenza e, infine, sulla violenza vera e propria. Si tratta delle conseguenze ultime di un'ideologia politica che ha fatto dello sprezzo per le istituzioni la sua bandiera, in nome di un preteso amore per il popolo che, senza troppe sorprese, si volge in un'adorazione del leader e in movimenti sovversivi che per quanto siano disorganizzati non sembrano assolutamente spontanei.

In conclusione, ieri è andato in scena l'ennesimo segnale di pericolo, l'ennesima spinta ad essere vigili, soprattutto sapendo che ciò che accade in America è destinato ad avere le sue conseguenze in Europa. E si vedrà, nei prossimi anni, come si evolverà la situazione. 

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 09 Gennaio 2023 11:52 )  

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