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Redazionale: sulle polemiche a seguito della manifestazione del 25 novembre

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Stamattina, durante la nostra quotidiana rassegna stampa, ci siamo imbattuti in un articolo del Tempo riguardante la manifestazione del 25 novembre, che denuncia una fantomatica strumentalizzazione dell'omicidio di Giulia Cecchettin da parte di Non Una di Meno e della sinistra in genere al fine di organizzare un corteo a favore della causa palestinese e in opposizione al governo.
Queste considerazioni trovano il loro fondamento nel manifesto che Non Una di Meno ha pubblicato alla vigilia del corteo e che, a dire il vero, ha trovato motivi di critica anche in ambienti vicini al movimento. Sintetizzati in poche pagine si trovano temi diversissimi e di ampissima portata (Ponte sullo Stretto, guerra in Palestina, TAV e altri), molte volte giustapposti senza che ci sia una reale connessione o soluzione di continuità. Si tratta inoltre di temi divisivi, che hanno portato personalità come Carlo Calenda e parti come Italia Viva a disertare la manifestazione.

Se alcune di queste critiche sono valide, lamentare la "politicizzazione" di un corteo del genere non ha, a nostro parere, alcun senso. Innanzitutto perché Non Una di Meno ha sempre inquadrato la propria lotta per la parità di genere in un contesto politico più ampio. Questo perché il movimento ha sempre seguito il principio dell'intersezionalità, secondo il quale le diverse forme di oppressione e discriminazione (di genere, razziale, socio-economica ecc.) hanno una matrice comune e devono dunque essere combattute tramite una lotta comune, portata avanti da più parti sociali. 
La stessa accusa di "opposizione strumentale al governo" è in realtà vuota. Non Una di Meno e i movimenti affini si sono sempre mossi in un'ottica di opposizione, non solo al governo attuale, ma anche a quelli precedentri, siano essi tecnici o anche guidati dal PD. Dal punto di vista della destra questo partito viene identificato come rappresentante della sinistra in genere, ma occorre anche ricordare che gli organizzatori della manifestazione del 25 novembre appartengono a gruppi e movimenti che, negli anni, hanno cominciato a guardare con diffidenza il Partito Democratico, accusato molte volte di eccessivo centrismo ed eccessiva moderazione nel supporto a battaglie ritenute fondamentali.

La tenace opposizione al governo Meloni non è dovuta a nessuna strumentalizzazione, ma è in un certo senso iscritta nel DNA di movimenti di questo genere. Se si assiste oggi a un aumento di livello di questa opposizione, ciò è dovuto a una reazione alle politiche del governo e, a un livello più generale, all'aria che si respira nel paese dal suo insediamento: un'aria più tradizionalista, conservatrice, repressiva in molti ambiti, troppi per essere riassunti in questo articolo (violenza di genere, diritti della comunità LGBTQA+, immigrazione, diritti del lavoro, sanità pubblica ecc). E in effetti questo aumento di livello dell'opposizione non riguarda solo movimenti di tal fatta, come dimostra la polemica tra Landini e Salvini avvenuta in occasione del 17 Novembre.

Nonostante queste polemiche, occorre registrare il dato fondamentale: 500.000 persone hanno risposto alla chiamata di Non Una di Meno. Un numero impressionante che ben pochi movimenti e partiti riescono a riunire. Le cronache parlano di persone di tutte le età, di ogni genere, di tutte le provenienze, non di uno spaurito gruppo di estremisti di sinistra. Certo, molta di questa affluenza è dovuta al trasporto emotivo a seguito dell'omicidio di Giulia Cecchettin, ma questa non può essere l'unica causa scatenante di una tale partecipazione. La manifestazione romana del 25 novembre ha dimostrato che esiste un pezzo non minoritario della società italiana che sente il bisogno di opporsi al governo, di cambiare il paese. Ed è forse per questo motivo che vengono sollevate critiche e polemiche di tal fatta: un successo del genere fa paura, dimostra che esiste un'opposizione all'interno del paese, anche se non partitica, esterna al parlamento. 
Il nostro augurio è che il successo della manifestazione romana rappresenti il primo passo nella costruzione di un'opposizione organizzata ed allargata, che riesca a imporre nel dibattito pubblico una via alternativa, un diverso modo di pensare. Non si tratta soltanto di portare i partiti verso le lotte sostenute dai manifestanti (operazione che in passato a portato più di una delusione), ma anche di dar voce ai manifestanti stessi, alle loro organizzazioni e alle loro idee. Perché, forse, per rispondere al governo più a destra della storia repubblicana, occorre recuperare l'identità di una sinistra operaia, femminista, popolare, capace di recepire i bisogni della base e di intepretarli e al contempo costruire una visione di un'Italia diversa, di un mondo diverso. Forse, non è più tempo per i moderati. 

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 27 Novembre 2023 13:34 )  

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