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Redazionale: dopo Kissinger

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Qualunque sia l'opinione che si ha sulla persona e sul suo operato, la morte di Henry Kissinger si inserisce in una serie di decessi che, negli ultimi anni, ha segnato la fine di un'epoca e l'inizio di una nuova fase della storia mondiale. Spariscono i protagonisti di quel Secondo Novecento che ha visto la trionfale vittoria dell'imperialismo statunitense e del neoliberismo, mentre le dinamiche globali mostrano con sempre maggiore decisione l'avvento di un mondo multipolare, in cui diverse superpotenze si spartiscono zone di influenza e il controllo di territori e mercati. 

Non vogliamo qui spendere troppe parole sul suo operato. L'ex sottosegretario è stato certamente una delle figure più influenti del Novecento, nel bene e, soprattutto, nel male, date le atrocità e ingiustizie che, sotto la sua guida, il governo americano ha perpretato nei confronti di popoli e nazioni considerate troppo "socialiste", e la violenta repressione di governi democratici in favore di dittature sanguinose ma più vicine agli interessi statunitensi. Basterà ricordare qui il colpo di stato in Cile e l'avvento della dittatura di Pinoschet, ma anche "l'occhio di riguardo" che Kissinger aveva nei confronti dell'Italia, paese con il partito comunista più grande d'Europa.

Pur avendo una nostra opinione, dunque, la ometteremo e lasceremo ad altri il giudizio sulla vita di Henry Kissinger. Vorremmo piuttosto concentrarci sulla considerazione che abbiamo fatto nell'introduzione e guardare ciò che sta avvenendo nel mondo.
Trattando la questione in termini generali, si può sostenere che il Secondo Novecento ha conosciuto due fasi. La prima è quella della Guerra Fredda, caratterizzata da un sistema bipolare costituito da due concezioni diverse della società: capitalismo e comunismo. La seconda è quella del neoliberismo, cominciata con la caduta del muro ma anticipata già da figure come Margaret Tatcher e Ronald Regan.
In questa seconda fase ad alcuni sembrò di essere giunti alla "fine della storia": un mondo caratterizzato da libero mercato, globalizzazione e, negli intenti dei suoi propugnatori, pace, sempre sotto il segno dell'egemonia americana.

La storia, invece, non si è fermata. Questa egemonia, al giorno d'oggi, sta subendo duri colpi, dovuti a diversi fattori (politiche errate, evidenti crudeltà ecc.) ma quello più importante è certamente l'emergere di paesi come quelli che oggi sono riuniti nel gruppo BRICs (Brasile, Russia, India, Cina) che cercano di ritagliarsi un proprio spazio indipendente e opposto a quello statunitense. Siamo dunque di fronte a una nuova fase di conflitto, per quanto esso sia, nella maggior parte dei casi ma non in tutti (vedi Ucraina e Taiwan), sopito, meramente economico.

Esiste una grossa differenza tra il conflitto che si staglia all'orizzonte e quello che abbiamo imparato a conoscere nel Novecento. Se la guerra fredda era, almeno in linea di principio, il portato dello scontro di due visioni radicalmente opposte del mondo e della società, oggi queste potenze "giocano tutte nello stesso campo". Si smistano aree di potere e di influenza ma lavorando all'interno delle stesse dinamiche capitalistiche di libero mercato: non esiste strada alternativa. 
In questo senso l'Occidente conduce la sua lotta sventolando la bandiera dei diritti e della democrazia, sia detto con la sua buona dose di ipocrisia, come dimostrano il recente conflitto israelo-palestinese e le istanze conservatrici e repressive che sempre di più si fanno largo nella nostra società. Al contempo, paesi come la Cina si sono inseriti pienamente nelle dinamiche del mercato globale, tanto da diventarne parte costituente, scegliendo al contempo un sistema di governo dispotico che ha il vantaggio di essere libero da tutti "gli impacci" della democrazie.
Queste realtà profondamente diverse rispondono insomma allo stesso principio, che è quello del capitale finanziario, del dominio delle risorse, dello sfruttamento delle persone e della terra nel nome dell'interesse nazionale, sempre a discapito dei paesi più poveri e degli sfruttati. 

Chi sogna, teorizza e cerca di creare un sistema diverso si trova costretto ad operare in questo ambito in cui "è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo" (Fisher), ambito nato grazie a uomini come Kissinger e sfuggito al loro controllo. La storia non è finita: si sta muovendo verso mete impensate, di questo siamo consapevoli. Ora dobbiamo chiederci come imprimere la nostra presenza: una presenza venuta "dal basso", collettiva, solidale, socialista. 

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 01 Dicembre 2023 13:08 )  

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