L’ARTE CHE ABBRACCIA LA FEDE
“Bellezza divina” è la mostra che Palazzo Strozzi ci propone (dal 24 settembre al 24 gennaio) per analizzare il rapporto dei pittori i con la fede e con i temi della cristianità. Si vuol approfondire il rapporto , la visione e come l artista ripropone e perché propone episodi o simboli della cultura cristiana.
Tra gli artisti della mostra spiccano Chagall, Van Gogh, Fontana e Picasso. Mi soffermerò sui due quadri e suoi artisti che la mostra ha voluto proporre per pubblicizzare l’ evento, ovvero Chagall e Van Gogh . Per Chagall il rapporto con la cultura cristiana e molto importante e soprattutto è vissuto come identità culturale in quanto figlio di famiglia ebrea e cresciuto con i passi della Bibbia, Bibbia che sempre sarà di ispirazione e vista non solo come testo religioso ma come importante elemento letterario e poetico da cui trae ispirazione per molti suoi dipinti , sempre con il suo stile quasi onirico e vorticoso. Prendendo in esame” La crocifissione bianca” possiamo vedere come Chagall non voglia farsi testimone del semplice avvenimento della crocifissione , ma voglia in qualche modo estrapolare dal suo momento storico la crocifissone per inserirlo in un quadro dove da contorno non c’è la classica deposizione con Maria straziata dal dolore. Nel dipinto ci sono chiari riferimenti alla storia contemporanea e al vissuto di Chagall: partendo dal villaggio messo a ferro e fuoco da parte dei cosacchi, evento che coincide al giorno della sua nascita e Chagall dirà poi “io sono nato morto” , all’esodo di un gruppo di persone, chiaro riferimento a ciò che ha dovuto passare la sua popolazione di origine ovvero quello ebraica. Possiamo dire perciò che se è vero che in questa crocifissione non c è il classico dolore della Madonna viene presentato un dolore forse più grande quello dell’uomo , di una popolazione che ingiustamente perseguitata e condannata al dolore; ed è proprio qui l’aspetto più importante della scelta del soggetto scelto da Chagall. Sceglie un evento biblico senza cambiare il messaggio, ma cambia i protagonisti denunciando così la violenza e la decadenza dell’uomo che come nel passato ancora adesso non impara la lezione e continua la suo storia di odio. Il sacrificio di Cristo così sembra risultare inutile e incompreso. Il tutto è raccontato o meglio dipinto con le morbide e delicate linee che rendono inconfondibile la mano di Chagall che riesce a rappresentare e denunciare la violenza e l’odio con una dolcezza e innocenza che sembrano impossibili da conciliare con il contenuto del quadro. Per quanto riguarda Van Gogh il suo rapporto con la religione è molto profondo e anche lui cresce con la cultura cristiana sin da piccolo inoltre la sua era una famiglia di pastori della chiesa. All’ età di 18 anni anche Van Gogh intraprende questa strada ,anche se il suo vero intento non sarà tanto la predica quanto una ricerca interiore per scovare la sua vera identità e posto nel mondo. Van Gogh per tutta la vita si sentì come un ospite scomodo in questo mondo e ciò lo portò ai vari squilibri mentali , ma ciò lo introdusse anche al mondo dell’arte poiché affermava che grazie ai suoi colori e alle sue tele riusciva ad avere i suoi rari momenti di pace.
Analizzando il quadro la pietà di Van Gogh è chiaro il riferimento all’omonimo dipinto di Delacroix ,pittore al quale Van Gogh si ispirerà molto soprattutto per l’uso del colore, il pittore olandese non scelse a caso questo dipinto ma volle ripresentare il soggetto di Delacroix perche il francese fu l’unico a rappresentare il cristo cosi come Van Gogh lo sentiva. Il periodo dove il pittore olandese decide di fare questa tela non è dei più facili anzi forse uno dei momenti più duri della sua vita infatti si trova nell’ospedale psichiatrico di Saint Remy en Provence internato di sua volontà dopo le ripetute crisi .Anche in questo caso la scelta dell’episodio biblico risulta come una scelta che fa da pretesto ad uno sfogo interiore dell’artista. Nel cristo infatti possiamo notare i lineamenti del volto di Van Gogh stesso questa impersonificazione nel cristo sofferente ci mostra un chiaro parallelismo con la sua vita. Cosi come cristo è nudo ormai morente privo di forze così anche Van Gogh sembra ormai provato , sconfitto da se stesso e dalle sue continue crisi di panico e malattie mentali; sembra quasi una dichiarazione di arresa e di impossibilità a reagire. Così come Maria non può nulla davanti al dolore del figlio; anche le braccia tese in avanti sembrano voler lasciare il corpo di Gesù e allo stesso tempo richiamarci all’attenzione e farci notare la sofferenza di cristo, con questo quadro Van Gogh sembra voler dire che anche il suo fratello Teo , che sempre gli fu vicino e indispensabile punto di riferimento di Vincent, non può ormai nulla di fronte al dolore e alla sua discesa. La tecnica di pittura mostra rapidi colpi di pennello che creano segmenti che formano il paesaggio, il colore del vestito di Maria è un blu a tratti molto cupo e intenso che richiama il blu del cielo del ” Campo di grano” sempre di Van Gogh , mentre il velo in cui è avvolto Gesù è un giallo pallido , malato che non richiama alla vita ma piuttosto sembra denunciare dolore e rassegnazione. Da questi due quadri risulta dunque come gli artisti si avvicinino ai simboli,episodi e contenuti religiosi spesso con intenzioni catartiche di riflessioni personali e storiche. Il tema religioso cosi diventa non più testimonianza della chiesa ,ma testimonianza dell’uomo stesso e del suo vissuto.
DEApress, Tommaso Tattini
Fonti: Nazione 27/09/15
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